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di Redazione Orbetech

Controtransfert: equilibrio e disparità nell’evoluzione dei generi.

Redazione Orbetech

30 novembre 2021

Controtransfert: equilibrio e disparità nell'evoluzione dei generi.

Analizziamo più da vicino il fenomeno del controtransfert rappresentato nel rapporto tra uomo e donna attraverso una installazione video.

Articolo di Ola Eyre Czuba

Da circa un decennio, nella maggior parte delle Accademie di Belle Arti in Italia, sono presenti nel curriculum accademico i corsi di diploma, sia biennali che triennali, in Arti Multimediali e Nuove Tecnologie. Dopo aver positivamente superato la prova della fase sperimentale oggi tali corsi offrono interessanti sbocchi professionali, in sintonia col sempre maggiore impiego delle tecnologie nella trasformazione artistica, culturale, sociale ed economica, mirato all’innovazione e al miglioramento del bene comune. I principali obiettivi formativi dei nuovi corsi di diploma sono, in primis, l’opportunità di sviluppare una consapevole comprensione dell’impiego artistico delle tecniche e delle nuove tecnologie attraverso gli strumenti metodologici e critici adeguati e di conseguenza la formazione di professionisti creativi, fortemente specializzati e in grado di produrre opere, prodotti e strategie nell’ambito delle arti digitali interattive e della comunicazione multimediale.

Controtransfert è il titolo del mio progetto esecutivo della tesi del diploma triennale in Arti Multimediali e Tecnologiche all’Accademia di Belle Arti di Roma, realizzato nel 2015, sotto la supervisione del relatore di tesi professor Luca Valerio, docente di Digital Video e Video Editing, oggi anche responsabile del medesimo corso di diploma.

Il progetto pratico finale, che conclude il mio percorso triennale di studi di arti visive e nuove tecnologie è una installazione video, composta da due televisori identici, che trasmettono ciascuno un file digitale – un video, sincronizzati manualmente in play, attraverso un unico telecomando. I video riprodotti dai televisori sono stati registrati contemporaneamente da due macchine fotografiche, in alta definizione, seguendo un’azione continua di due performer. Le macchine riprendono due punti di vista della stessa azione performativa, ognuna concentrata su un soggetto diverso. Una delle due macchine fotografiche è ruotata di 90 gradi.

Nelle condizioni ottimali di un allestimento adeguato alla fruizione dell’opera, il televisore sinistro è posizionato in verticale a circa 10 centimetri di distanza dal destro, posizionato in orizzontale; entrambi sono appesi su una parete a circa 50 centimetri dal pavimento. La dimensione dei dispositivi è variabile. In vari eventi espositivi l’installazione è stata presentata su tablet (12’’) oppure utilizzando televisori (42’’ - 50’’); la dimensione massima dei dispositivi potrebbe essere definita dalla dimensione reale dei performer rappresentati in video.

Controtransfert (2016) Controtransfert (2016) Ola Czuba.

Assumendo la posizione di un fruitore davanti all’opera esposta in una mostra vediamo una donna, in un abito del ‘700, distesa nel monitor destro orizzontale, e un uomo, anche lui in un abito della stessa epoca, in piedi, ad occupare l’inquadratura del monitor sinistro verticale. Inizialmente le figure rappresentate rimangono ferme, cercando di creare le apparenze di un dipinto, che in video assume la forma di tableau vivant - quadro vivente. Dopo alcuni secondi i performer iniziano a muoversi, strusciando abbandonano lo spazio loro assegnato per infilarsi con precisione nello spazio fisico occupato dall’altro perfomer e nello spazio virtuale del monitor accanto. La continuità dell’immagine viene rispettata nel movimento svolto dai perfomer e interrotta oltre le cornici dei dispositivi, che ci lasciano intuire il fuori campo.

In una riflessione sul linguaggio utilizzato per la realizzazione dell’opera l’accento si pone soprattutto sul concetto della cornice, che delimita il campo visivo e seleziona una porzione della realtà che si decide di rappresentare. Si riflette quindi anche sul ruolo del fuori campo, del visibile e del non visibile e della loro relazione.

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Realtà virtuale

La videoinstallazione Controtransfert sfrutta in questo modo le caratteristiche fisiche del multimediale per creare – attraverso due “cornici” digitali – due spazi separati, che danno forma alla divisione netta tra il femminile e il maschile. Il monitor verticale – inizialmente la cornice dell’uomo – viene occupato dalla donna, che abbandona il monitor orizzontale per erigersi. L’interazione tra di loro, che è un continuo scambiarsi degli spazi occupati, diventa simmetrica. I due mondi si contaminano nonostante la loro distanza oggettiva: attraverso il fluido movimento del corpo, lo spazio di un performer viene alternativamente occupato dall’altro e viceversa. I performer – una donna e un uomo – scambiano i loro posti mettendo in dubbio la posizione/ruolo di partenza. Il confine, continuamente oltrepassato, si dissolve.

Il concept del progetto nasce da una riflessione sulla rappresentazione dei personaggi femminili e maschili nella storia della pittura. Si nota una maggiore frequenza con cui le femmine vengono dipinte in posizioni reclinate, a volte distese ma generalmente tendenti all’orizzontale. I maschi assumono tipicamente le pose associate alla dinamicità e alla dominazione: in piedi, eretti, occasionalmente a cavallo, ma tendenti al verticale. Il carattere di queste due posizioni distinte, verticale e orizzontale, evoca risonanze psicologiche opposte; emerge il contrasto tra: attivo e passivo, superiore e inferiore, dominante e dominato, focalizzato e distratto, pronto e fiacco, risoluto e ozioso, lucido e confuso.

Tra i migliori esempi di tali rappresentazioni troviamo: Maja vestida e maja desnuda (1797–1800) di Francisco Goya, Olympia (1863) di Édouard Manet, Venere di Urbino (1534) di Tiziano Vecellio, Donna con pappagallo (1866) di Gustave Courbet, Danaë (1750–1770) di François Boucher, Venere e Cupido (1647-1651) di Diego Velázquez, Odalisque Reclining on a Divan (1827) di Eugène Delacroix, Reclining Figure di William Etty ed altri.

I rari esempi di eccezioni a questa tendenza, nelle rappresentazioni pittoriche maschili, forniscono prova di quanto sia familiare osservare un uomo rappresentato in verticale e di quanto sia straniante vederlo disteso. Le reclining figure maschili del Sir Brooke Boothby (1781) di Joseph Wright of Derby e del Frederick Burnaby (1870) di James Tissot ci portano addirittura a dubitare della mascolinità dei personaggi ritratti.

La scelta degli abiti del ‘700 è estetica e funzionale. Da un lato si nota la difficoltà con cui i perfomer eseguono i loro movimenti, ostacolati dalla forma degli abiti, di cui particolarmente ingombrante è quello femminile. Dall’altro lato l’estetica dell’immagine ci trasporta in un’epoca in cui i ruoli sociali di genere erano ben definiti o addirittura rigidi; una società che stava ancora aspettando l’apparizione di uno dei primi documenti della filosofia femminista, Rivendicazione dei diritti della donna di Mary Wollstonecraft, scritto nel 1792.

Nell’installazione video il fenomeno di matrice psicanalitica del controtransfert viene rappresentato nel rapporto tra uomo e donna, tradizionalmente associato a una disparità che, solo da un cinquantennio, sta progressivamente diminuendo. Le azioni svolte dai performer fanno parte di una ricerca dell’equilibrio nella coesistenza tra i sessi. La proiezione del sé sull’altro è reciproca, per cui l’interazione è simmetrica e prescinde dalle connotazioni biologiche e culturali. La proiezione della propria emotività sull’altro, essendo a volte un’azione inconscia, nella sua manifestazione ha spesso un aspetto simbolico.

L’opera Controtransfert è entrata a far parte della collezione privata di Ernesto Esposito ed è stata esposta in diverse mostre collettive all’estero (Accademia di Belle Arti di Wroclaw, Polonia, 2016) e in Italia (Palazzo Candiotti, Foligno, 2017; Scuderie Aldobrandini, Frascati, 2018; Casa Vuota, Roma, 2021; Palazzo delle Arti di Napoli, 2021).

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