TARES 2013: 6 forme di prelievo sui rifiuti. Ecco il risultato del caos normativo

A causa del caos normativo sulla TARES 2013, i Comuni si troveranno in grande difficoltà e, privi di direttive ministeriali certe, a dover scegliere tra 6 forme di prelievo sui rifiuti.

Tassa rifiuti: ma cosa dobbiamo pagare? Questa è la domanda che tutti si fanno, a fronte del caos normativo venutosi a creare intorno alla TARES 2013.

Visto che dal 1 gennaio 2014 entrerà in vigore la nuova tassa sui rifiuti, su cui non ci pronunciamo più sul nome visto la velocità, oseremo ormai dire ridicola, con cui cambia, il 2013 sarà ricordato come il primo, nonchè ultimo, anno di applicazione del tributo, la cui disciplina nel corso di 12 mesi è stata cambiata innumerevoli volte, facendo vacillare un principio base, ovvero la certezza del diritto:

  • la Legge di Stabilità 2013 (legge n. 228/2012) è intervenuta sulla base imponibile (superficie calpestabile fino all’allineamento dei dati catastali) e sulle modalità di riscossione;
  • il DL n. 1/2013 ha posticipato la riscossione della prima rata a luglio 2013, creando un’incoerenza con il sistema degli acconti già previsto dalla legge n. 228/2012;
  • è intervenuto allora il DL n. 35/2013 anticipando il pagamento della TARES e dando la possibilità ai Comuni di riscuotere gli acconti con il vecchio sistema;
  • la Legge n. 64/2013 (di conversione del DL n. 35/2013) ha introdotto nuovi canali di pagamento, ovvero i servizi elettronici di incasso bancari, alternativi al Modello F24;
  • il DL n. 102/2013 ha poi previsto nuovi criteri per determinare le tariffe;
  • la Legge n. 124/2013 (di conversione del DL n. 102/2013) è intervenuta nuovamente sui parametri per l’applicazione del prelievo.

In generale, dalle disposizioni in esame, per il 2013 sarebbero possibili 6 diverse forme di prelievo sui rifiuti:

  • Tarsu (D.Lgs. 507/1993), si può applicare la disciplina della tassa rifiuti, senza necessità di coprire integralmente i costi del servizio;
  • Tia1 (art. 49, D.Lgs. 22/1997 [CFF 3913a ] ), si può applicare il regolamento comunale sulla Tia 1 (prelievo tributario), con copertura integrale dei costi del servizio;
  • Tia2 (art. 238, D.Lgs. 152/2006 [CFF 3984 ] ), si applica il regolamento dell’ente sulla Tia 2 (entrata extratributaria), e, come per la Tia1, è prevista la copertura integrale dei costi del servizio di igiene urbana;
  • Tares ordinaria (art. 14, D.L. 201/2011), si applica integralmente la disciplina della normativa citata, utilizzando il metodo normalizzato (DPR n. 158/1999) per definire le tariffe;
  • Tares ridotta (art. 5, co. 1, D.L. 102/2013), derogando la disciplina e introducendo criteri alternativi: quantità e qualità medie di rifiuti e appositi coefficienti di produttività;
  • Tares semplificata (art. 5, co. 4-quarter, L. 124/2013), che viene determinata, in sostanza, con gli stessi criteri del 2012 (Tarsu, Tia1, Tia2).

Come scegliere? Sceglieranno i Comuni che, forse, attendono, invano, chiarimenti minesteriali ufficiali.

TARES 2013: caos normativo

Alla luce di queste 6 possibili forme di prelievo, facciamo una breve distinzione tra TARES semplificata e ridotta.

Che cos’è la TARES semplificata? Quella per cui i Comuni possono

«determinare i costi del servizio e le relative tariffe sulla base dei criteri previsti ed applicati nel 2012 con riferimento al regime di prelievo in vigore in tale anno» (Legge n. 124/2013, art. 5, comma 4-quater).

In questo caso non c’è nè l’obbligo di considerare le componenti di costo del piano finanziario (ad esempio i costi amministrativi e di accertamento, riscossione e contenzioso, il Carc), nè quello di associare le tariffe per il numero dei componenti del nucleo familiare, bensì quello di assicurare una copertura integrale dei costi del servizio, con riferimento ai vecchi criteri.

E la TARES ridotta che cos’è? Quella che prevede il rispetto del principio «chi inquina paga» e in particolare 3 criteri introdotti dal DL n. 102/2013 (art. 5, comma 1):

  • adeguare la tariffa in base a quantità e qualità medie ordinarie dei rifiuti prodotti per unità di superficie, in funzione di usi, tipologie di attività e costi del servizio, incluse le operazioni di riciclo;
  • determinare le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea, moltiplicando il costo del servizio per unità di superficie imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa di rifiuti;
  • individuare una tariffa che tenga conto dei criteri del metodo normalizzato (DPR n. 158/1999).

Visti i dubbi interpretativi sollevati dall’Anci a riguardo (il Dipartimento delle Finanze non ha chiarito che si trattava di criteri alternativi al metodo normalizzato e non cumulativi, circostanza che invece viene precisata nella disciplina del nuovo Trise) e la complessità di questo sistema, che consentirebbe ai Comuni di applicare:

  • la struttura tariffaria del D.Lgs. n. 507/1993 con tariffe unitarie, adeguandole al principio «chi inquina paga» (in base alla produzione media di rifiuti);
  • una tariffa binomia in forma «ridotta», determinando propri coefficienti e prevedendo eventuali riduzioni per le categorie che, per effetto della riclassificazione, dovessero subire aumenti esagerati.

si ritiene più semplice che i Comuni scelgano la TARES semplificata, adeguandosi ai criteri 2012, come previsto dalla Legge n. 124/2013, art. 5, comma 4-quater, che, di fatto, consente di «riesumare» i prelievi applicati nel 2012, Tarsu, Tia1 o Tia2, decisione da formalizzare tramite delibera comunale in cui si specifica la volontà di avvalersi della deroga del comma 4-quater, applicando per il 2013 lo stesso regime di prelievo applicato nel 2012. In tal caso i Comuni potrebbero rivedere le scadenze delle ultime rate, ma facendo salva l’applicazione della maggiorazione di 30 centesimi a metro quadro, da riscuotere con F24.

In teoria i Comuni che hanno già adottato il bilancio di previsione, passando, formalmente, alla TARES, dovrebbero essere esclusi da questa opportunità, tuttavia ciò creerebbe dei problemi, evidenziati da Giuseppe Debenedetto del Sole24Ore:

  • si creerebbe una disparità di trattamento tra i Comuni che hanno già approvato il bilancio, che quindi non potrebbero più sfruttare questa opportunità, e tutti gli altri enti che invece riuscirebbero a farlo;
  • anche i Comuni senza bilancio hanno inviato ai loro contribuenti gli avvisi di pagamento della TARES, ancorché in acconto;
  • verrebbe disapplicata la parte finale della norma (contenente l’espresso riferimento ai Comuni che decidono di applicare la Tarsu ) nonché la deroga al comma 46 dell’art. 14, D.L. n. 201/2011.

Modalità di riscossione e scadenze

In riferimento alle modalità di riscossione:

  • se si sceglie la TARES (che sia ridotta o semplificata), si dovrà usare il Modello F24;
  • se invece si torna alla Tarsu, Tia1 o Tia2, si potranno usare i vecchi canali di versamento (come il conto corrente postale comunale, il Rid, il Pos, etc.).

I Comuni che passano alla Tarsu potranno altresì usare il canale F24 (modello o bollettino postale) con i medesimi codici tributo della TARES (3944 per la tassa, 3955 per la maggiorazione). La maggiorazione di 30 centesimi a metro quadro sui servizi indivisibili andrà corrisposta solo con il canale F24.

A tal proposito, contestata dai Comuni è la circolare del MEF (la n. 9/DF del 9 settembre 2013), per cui il versamento della maggiorazione deve essere eseguito entro il 16 dicembre 2013, perchè non credono ci sia conferma nella normativa sulla TARES, la quale delega agli enti locali la decisione sulla scadenza delle rate.

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Tares Trise

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