Ci sono errori che potrebbero portare alla perdita totale dei bonus edilizi e al pagamento di sanzioni e interessi. Vediamo a cosa fare attenzione per non perdere lo sconto fiscale.
Con l’evoluzione digitale del Fisco è molto più facile incorrere in errori che mettono a rischio i benefici fiscali previsti dai bonus edilizi. Questi possono essere revocati sia alla prima richiesta, sia in seguito. In entrambi i casi ci si troverebbe nella condizione di perdere lo sconto fiscale a lavori finiti, perdendo la possibilità di recuperare parte della spesa sostenuta con la detrazione decennale.
Il Fisco ha la possibilità di accedere a dati catastali, a fatture elettroniche, ai bonifici effettuati e anche un banale errore potrebbe trasformare la ristrutturazione edilizia agevolata in una spesa imprevista totalmente a carico del contribuente.
Quali sono gli errori più comuni che portano alla perdita del diritto alle detrazioni? Vediamo a cosa fare attenzione.
Bonifico ordinario per bonus edilizi
Uno degli errori più comuni che portano alla perdita dell’agevolazione fiscale riguarda il metodo di pagamento. Effettuare il versamento con bonifico ordinario invece che con quello parlante impedisce all’istituto di credito di effettuare la ritenuta dell’11% sull’importo destinato all’impresa (la ritenuta d’acconto sui bonifici per bonus edilizi è stata innalzata all’11% nel 2024, rispetto all’8% degli anni precedenti, proprio per garantire un maggiore anticipo all’Erario).
Senza che la trattenuta venga effettuata l’Erario non riceve l’anticipo fiscale e invalida, per chi esegue il pagamento, la possibilità di accedere al bonus.
Il metodo giusto per effettuare i pagamenti degli interventi edilizi è quello del bonifico parlante che deve contenere, oltre alla causale normativa che riconosce il diritto al bonus, anche il codice fiscale di colui che fruirà della detrazione (se il codice fiscale del beneficiario della detrazione non coincide con quello indicato nel bonifico, il sistema segnala l’anomalia istantaneamente) e la partita Iva del professionista che ha eseguito i lavori ed emesso fattura.
Per rimediare a questo errore esistono due possibilità:
- annullare il bonifico ordinario e ripetere il pagamento con il bonifico parlante;
- ottenere dal fornitore una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con la quale dichiara di aver ricevuto le somme e di averle inserite nella propria contabilità per il versamento delle imposte.
La difformità fa perdere il bonus
Il rischio più pericoloso per perdere il bonus spettante è la difformità tra progetto e opere eseguite. Sono determinanti la regolarità urbanistica e il rispetto dei parametri tecnici richiesti per la detrazione. Se l’intervento porta a costruire una cosa diversa da quella autorizzata da Scia o Cila, l’immobile si trova nella posizione di avere irregolarità che porterebbero alla decadenza dei benefici fiscali.
Requisiti tecnici, tallone d’Achille per l’Ecobonus
Anche non raggiungere i requisiti tecnici potrebbe portare alla perdita della detrazione con l’Ecobonus che prevede siano rispettati limiti precisi per il risparmio energetico. Basta un errore nei calcoli del tecnico per raggiungere un efficientamento energetico minore che porta alla decadenza dell’intero bonus.
In questo caso è determinante supervisionare sempre gli interventi realizzati per assicurarsi che i materiali utilizzati siano quelli previsti nel progetto iniziale per non correre il rischio di raggiungere prestazioni inferiori a quelle richieste.
L’asseverazione e la decadenza delle detrazioni
Il professionista che rilascia l’asseverazione dichiara che i lavori sono conformi al progetto iniziale, che i materiali utilizzati hanno i requisiti tecnici richiesti dalla norma e che le spese sostenute per l’intervento sono in linea con i lavori eseguiti.
Ma non basta che l’asseverazione riporti queste responsabilità del tecnico, perché se durante un controllo l’Agenzia delle Entrate trova discrepanze rispetto a quanto dichiarato, oltre alla responsabilità civile e penale del tecnico, viene revocata l’intera detrazione. Inoltre, il contribuente sarà costretto a pagare sanzioni e interessi.
Prima o seconda casa?
Dallo scorso anno la detrazione spettante per la seconda casa è al 36%, quella per l’abitazione principale del 50%. Qualche proprietario potrebbe essere tentato di effettuare cambi di residenza fittizi per poter beneficiare di una detrazione maggiore, ma bisogna fare molta attenzione perché questo è un dato che il Fisco può controllare per un periodo molto lungo.
Se l’Agenzia delle Entrate si accorgesse, anche dopo la fruizione delle prime quote di detrazione, che si trattava di una seconda casa e non dell’abitazione principale, si sarebbe costretti non solo a restituire la differenza del 14% tra quanto percepito e quanto spettante realmente, ma la restituzione sarà maggiorata anche da sanzioni dal 30% al 120% di quanto percepito in più rispetto al dovuto.
Da considerare che il Fisco può incrociare le utenze (luce, acqua, gas) per verificare se la residenza è reale o fittizia: se i consumi sono zero, la «prima casa» viene riqualificata come seconda, facendo scattare le sanzioni citate.
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