Controlli sui conti correnti, come evitare i sospetti del Fisco su prelievi e versamenti

Patrizia Del Pidio

10 Marzo 2026 - 11:27

Come non avere problemi con il Fisco che spia i conti correnti degli italiani. Vediamo come superare la presunzione bancaria e come arrivare preparati a un eventuale accertamento.

Controlli sui conti correnti, come evitare i sospetti del Fisco su prelievi e versamenti

Che il Fisco controlli i conti correnti è ormai cosa nota, ma le indagini, ora, entrano in una fase più metodica e integrata per trovare tutti quei movimenti che possono nascondere redditi occultati. La presunzione fiscale bancaria permette di attribuire ai versamenti e, in alcuni casi, anche ai prelievi la natura di “reddito”: se il Fisco trova accrediti che non hanno una valida giustificazione li considera, automaticamente, come reddito da tassare.

I conti correnti degli italiani, quindi, rimangono nel mirino dell’amministrazione fiscale e diventano sempre più lo strumento per controllare se quanto dichiarato dai contribuenti rispecchia le reali entrate.

Fisco e conti correnti

Il conto in banca dei contribuenti è ormai una sorta di cartina di Tornasole dei redditi del titolare, sia di quelli dichiarati che di quelli occulti. L’analisi, però, non si limita solo ai conti correnti ma comprende qualsiasi rapporto finanziario come libretti di risparmio, carte prepagate, conti cointestati.

Proprio perché l’indagine del Fisco tiene sotto controllo qualsiasi rapporto finanziario bisogna fare molta attenzione ai movimenti di denaro per evitare accertamenti derivanti da anomalie o discrepanze.

Bisogna ricordare, infatti, che con la presunzione bancaria ogni prelievo, ogni versamento in contanti, ogni giroconto e ogni bonifico potrebbe rappresentare, potenzialmente, un indizio di redditi non dichiarati per il Fisco.

Con la presunzione legale, tra l’altro, l’Agenzia delle Entrate non ha bisogno di dimostrare che quel movimento anomalo si configura come reddito occulto, l’onere della prova in questo caso ricade sul contribuente che deve dimostrare che l’importo è stato già assoggettato a tassazione o che si tratta di redditi esenti.

Come superare la presunzione legale

Per superare la presunzione legale del Fisco è necessario dimostrare con prove documentali che le somme imputate non nascondono evasione fiscale. Per farlo servono pezze d’appoggio con data certa che colleghino l’operazione a una somma fiscalmente neutra, come potrebbe essere una donazione, un prestito, una vincita o un rimborso spese. In tutti questi casi però servono, come abbiamo detto, i riscontri cartacei che possono essere atti di donazione, atti di prestito, ricevute di vincite o rimborsi.

Per quanto riguarda prestiti e regali come si può evitare di andare dal notaio per avere un documento con data certa? Basta anche una scrittura privata sottoscritta dalle parti che, per avere data certa, può essere inoltrata o con posta raccomandata senza busta (per fare in modo che il timbro postale sia applicato sul documento, o tramite Pec).

Per difendersi dalla presunzione legale, inoltre, è necessario dimostrare analiticamente che non c’è evasione, ovvero per ogni movimento va presentata una prova documentale.

Attenzione anche ai prelievi

In linea generale la presunzione legale prende in esame solo i versamenti e i bonifici in entrata, ma per imprenditori e aziende sono sotto la lente di ingrandimento del Fisco anche i prelievi che superano determinate soglie, ovvero:

  • euro 1.000 giornalieri;
  • 5.000 euro mensili.

Per le aziende e gli imprenditori, infatti, anche i prelievi potrebbero far presumere che ci siano entrate maggiori perché il Fisco può pensare che le somme vengano utilizzate per aumentare le entrate societarie (o anche per pagare eventuali stipendi in nero).

I lavoratori autonomi e i professionisti, invece, sono generalmente esclusi dai controlli sui prelievi e questi ultimi non sono considerati come redditi non dichiarati.

Per la generalità dei contribuenti, però, la mancanza di prelievi potrebbe rappresentare un campanello di allarme: se un contribuente ha un conto corrente sul quale viene addebitato ogni mese lo stipendio, e non effettua mai prelievi, l’amministrazione fiscale potrebbe chiedersi da dove provengono i soldi che usa per vivere.

Come difendersi dalla presunzione sui controlli

Nel 2026 i controlli sui conti correnti e sui rapporti finanziari diventano in tempo reale grazie all’incrocio dei dati riferiti ai rapporti bancari con quelli delle dichiarazioni dei redditi presentate. Il monitoraggio continuo consente all’amministrazione tributaria di esaminare tutti i rapporti intestati al contribuente e non si esamina soltanto il conto corrente principale, in questo modo al Fisco non sfugge più nulla.

Per evitare problemi con il Fisco il comportamento giusto è quello della tracciabilità, avendo cura di conservare la documentazione con data certa per qualsiasi operazione che esulano dall’ordinaria gestione. Se si restituiscono soldi a familiari e amici, se si ricevono prestiti informali, se si vende a un privato un bene, è sempre consigliabile conservare la documentazione per fare in modo che la somma ricevuta non venga calcolata nella base imponibile.

Scritture private, contratti, ricevute di vendita possono diventare la difesa concreta contro la presunzione fiscale. Anche la registrazione delle giuste causali può essere d’aiuto (ma non rappresenta una prova documentale) per ricondurre un determinato pagamento a un evento particolare: curando i dettagli si riesce a essere trasparenti quando il Fisco bussa alla porta per pretendere le tasse sulle somme ricevute.

Perché va ricordato che il Fisco, quando presume che ci sia reddito evaso, invia prima un invito al contraddittorio o un avviso di accertamento: chiede spiegazioni, ma le chiede, ma sotto forma di atto impositivo a cui bisogna rispondere. A quel punto il contribuente può difendersi contro quella pretesa di pagamento dimostrando che si tratta di somme già tassate o esenti da imposta.

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