Un conto fermo, senza movimentazioni, insospettisce il Fisco. Non prelevare mai dal conto corrente e non pagare mai con carta di credito o bancomat può essere rischioso.
Il Fisco vigila sui conti correnti degli italiani e potrebbe effettuare controlli fiscali su chi non fa operazioni sul conto corrente. Non fare prelievi e non pagare con mezzi di pagamento tracciabili è sospetto agli occhi dell’Agenzia delle Entrate che ha l’obiettivo di accertare che ogni contribuente dichiari i propri redditi e versi le imposte.
L’assenza di operazioni su un conto corrente sul quale viene addebitato stipendio o pensione può destare sospetti soprattutto in un’epoca in cui si utilizzano molto i pagamenti con carta e bancomat.
L’articolo 32, della legge n. 600 del 29 settembre 1973 autorizza l’Agenzia delle Entrate ad accedere ai dati bancari dei cittadini senza necessità di un’autorizzazione. Per questo motivo uffici postali e istituti bancari sono tenuti a comunicare al Fisco tutti i dati relativi a conti correnti, depositi e carte. Questi dati, poi, finiscono nella Super Anagrafe dei conti correnti, un database che non contiene solo il saldo, ma anche la giacenza media e il totale dei movimenti in entrata e uscita dell’anno.
L’Agenzia delle Entrate, inoltre, può contare sull’algoritmo VeRa (spesso chiamato anonimometro), un algoritmo che incrocia i dati bancari con le dichiarazioni dei redditi alla ricerca di anomalie e discrepanze. Se emergono incongruenze significative, poi, il Fisco avvia un controllo più approfondito.
Se in passato l’accertamento fiscale, però, riguardava soltanto chi eseguiva prelievi sostanziosi o chi prelevava in modo frequente, ora nel radar del Fisco rientrano anche i contribuenti che non prelevano mai sul conto, dimostrando di avere contanti con cui vivere.
Il sistema tributario italiano, con la presunzione legale, può supporre che un contribuente che riesce a vivere lasciando fermo il conto corrente abbia contanti da usare.
Il Fisco sospetta di chi non fa prelievi
La prassi vuole che il sospetto sia indirizzato non solo su chi effettua prelievi corposi o ricorrenti, ma anche su chi non li effettua poiché questi ultimi, lasciando i depositi bancari sempre inalterati, riescono a vivere di contanti provenienti da lavoro nero o da donazioni non dichiarate. Da dove arrivano i contanti? Questo si chiede l’amministrazione tributaria.
Contro i contanti il Fisco ha ingaggiato da anni una severa lotta perché possono nascondere un eventuale lavoro in nero e l’evasione fiscale.
Chi non effettua prelievi può essere oggetto di un accertamento fiscale. L’Agenzia delle Entrate inviterà chi non effettua mai prelievi a presentarsi di persona per chiarire la sua posizione.
Un qualsiasi lavoratore che percepisce uno stipendio deve riceverlo necessariamente sul conto corrente, il datore di lavoro non può pagare lo stipendio in contanti. Se lo stipendio si trova sul conto corrente, per vivere bisogna o pagare con mezzi di pagamento tracciabili o effettuare prelievi.
Discorso diverso per chi è pensionato perché la pensione con importo fino a 1.000 euro si può percepire anche in contanti all’ufficio postale, senza che transiti sul conto corrente (ma il Fisco sa anche questo: l’importo della pensione e il fatto che è percepita in contanti).
Ovviamente eventuali controlli tengono in considerazione anche le entrate del resto del nucleo familiare: se un componente (supponiamo un figlio che lavora ma vive con i genitori) non fa mai prelievi e accantona quello che guadagna, ma ci sono altri familiari che prelevano e si occupano delle spese, non sussiste il rischio di incappare in un accertamento fiscale.
I controlli del Fisco sul conto corrente
Il contribuente che non fa prelievi e che si trova davanti a una commissione tributaria, per evitare di dover pagare le imposte su un reddito presunto dall’Agenzia delle Entrate dovrà dimostrare che i soldi con cui vive e con cui mantiene eventualmente la famiglia derivino da disponibilità lecite di liquidità: un regalo da familiari, una donazione in contanti, una vincita al gioco.
La prova presentata, però, deve essere documentale e con data certa e quindi si deve sempre essere in possesso di un documento che accerti la provenienza dei contanti.
Ormai, per quel che riguarda le movimentazioni bancarie, il Fisco controlla tutto:
- prelievi frequenti fanno supporre il pagamento di lavoro in nero;
- prelievi corposi fanno presumere riciclaggio di denaro;
- l’assenza di prelievi fa ipotizzare l’esistenza di redditi non dichiarati;
- versamenti elevati o ricorrenti fanno sospettare l’occultamento di redditi;
- bonifici ricevuti senza motivazione possono indicare lavoro in nero o illeciti;
- risparmi eccessivi, non coerenti con il reddito dichiarato, fanno supporre redditi non dichiarati.
Il Fisco, quindi, senza permesso e senza necessità di autorizzazioni formali ha la possibilità di spiare tutti i movimenti del conto corrente di un contribuente per vedere se spese effettuate, risparmio e operazioni sono coerenti con il reddito dichiarato.
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