Deduzione spese per abbigliamento, in questi casi spetta al 100%

Patrizia Del Pidio

11 Marzo 2026 - 16:03

Le spese effettuate per l’abbigliamento possono essere dedotte dalle tasse? La risposta è affermativa, ma solo in un caso specifico. Vediamo quale.

Deduzione spese per abbigliamento, in questi casi spetta al 100%

In quali casi le spese di abbigliamento sono deducibili dalle tasse? Se il professionista, il lavoratore autonomo, l’imprenditore acquista capi di abbigliamento può avere diritto alla riduzione delle tasse? Al riguardo la normativa non prevede norme specifiche e proprio per questo motivo ci si deve affidare a quelle generali che riguardano la deducibilità dei costi del lavoro per chi ha partita Iva.

I capi di vestiario che l’autonomo, il professionista o l’imprenditore acquista per se stesso possono essere dedotti dalle tasse se si rispettano specifiche condizioni.

Quando l’abbigliamento è deducibile dalle tasse?

Non tutte le spese di abbigliamento possono essere portate in deduzione, ma solo quelle strettamente legate all’attività lavorativa. Il vestiario generico non è quasi mai deducibile dalle tasse: non si tratta di beni strumentali all’attività, ma di abiti necessari per il decoro personale e sono utilizzati anche quando non si svolge attività lavorativa.

Il vestiario tecnico, invece, rappresenta una spesa che può essere dedotta interamente perché strumentale all’attività. Cosa si intende per abiti tecnici? Si tratta di tutti quei capi di abbigliamento che sono necessari per espletare la propria attività lavorativa (si pensi al camice per il medico o alla tuta per il meccanico). Si tratta di vestiario che difficilmente si utilizzerà fuori dalla propria attività lavorativa.

Quali sono gli abiti “deducibili”

Possono essere dedotte, quindi, le spese per l’acquisto di vestiario necessario per l’attività e per avere diritto alla deducibilità al 100% è necessario che l’abbigliamento in questione non sia utilizzabile nelle vita quotidiana. I capi interamente deducibili, quindi, sono i dispositivi di protezione personale (scarpe antinfortunistiche, guanti, abiti che resistono al calore) e gli indumenti igienico-sanitari (camici per i medici, le divise per il personale sanitario).

Qualsiasi vestito, invece, può diventare deducibile se ha degli elementi permanenti che lo identifichino con l’attività svolta: una giacca con il logo aziendale, ad esempio, diventa non solo un capo di abbigliamento, ma anche uno strumento di promozione dell’attività e ciò trasforma l’indumento in una spesa necessaria all’attività che si svolge. Allo stesso modo sono abbigliamento specifico anche le uniformi, laddove sia vietato l’uso civile (si pensi alla divisa delle forze dell’ordine).

Abiti a uso promiscuo

Per i beni acquistati per l’attività di cui si fa un uso promiscuo la deduzione spetta al 50%. Anche se non c’è nessuna norma scritta al riguardo, molti professionisti sostengono che l’abito formale sia necessario allo svolgimento dell’attività e l’acquisto, quindi, passa come un’esigenza di rappresentanza.

Anche la giurisprudenza ha aperto a questa interpretazione con la sentenza 468/2024 (CGT Milano) riconoscendo la deducibilità al 50% per i completi, le giacche, i tailleur, le cravatte che sono necessari per l’immagine professionale. Ma deve essere dimostrato che si tratti di strumenti di lavoro necessari per la propria immagine di mercato. L’Agenzia delle Entrate, invece, è di diverso avviso e sostiene che, indipendentemente dalla professione svolta un abito, anche se elegante, ha un uso civile e non professionale. Se poi il professionista riesce a dimostrare che l’acquisto di quello specifico capo è servito ad aumentare il reddito, la deduzione può essere riconosciuta.

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