Riforma pensioni, ultime notizie: i chiarimenti dell’Inps sull’Ape social, ecco le novità

Stefania Manservigi

12 Gennaio 2017 - 16:30

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Riforma delle pensioni, arrivano i chiarimenti dell’Inps sull’Ape social: rischio stretta per i nati nel 1954 e 1955? Ecco tutte le novità

L’Inps ha pubblicato chiarimenti relativi alle misure inserite nella riforma delle pensioni.
Tra queste misure anche l’Ape social, una delle novità più attese: l’Ape social, infatti, consentirà a partire dal 1° maggio 2017 a tutti i lavoratori in possesso dei requisiti richiesti di andare in pensione anticipata a costo zero. La misura, a differenza dell’Ape volontario, è rivolta infatti a quelle categorie di lavoratori che si trovino in situazioni di difficoltà.
Rispetto a quanto stabilito dalla Legge di Bilancio, l’Inps prospetta però alcune novità: in base ai chiarimenti forniti sembrerebbe che per accedere al sussidio i lavoratori non debbano trovarsi a più di tre anni e sette mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio oltre a dover possedere il requisito anagrafico di 63 anni. Condizione, questa, che penalizzerebbe soprattutto i nati dal 1954 in poi.
Vediamo di seguito tutte le novità e tutte le specifiche dell’Inps sull’Ape social.

Riforma pensioni, Ape social: chi sono i beneficiari?
Per quanto riguarda i beneficiari dell’Ape social, ossia coloro che potranno andare in pensione anticipata beneficiando della misura, l’Inps ha confermato quanto già stabilito nella Legge di Bilancio.
Potranno accedere all’Ape social le quattro seguenti categorie di lavoratori:

  • i lavoratori in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura obbligatoria di conciliazione prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo nelle imprese dimensionate al di sopra dei 15 dipendenti che abbiano esaurito da oltre tre mesi i trattamenti di disoccupazione;
  • i lavoratori con un’invalidità civile pari o superiore al 74%;
  • i lavoratori che assistono da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità;
  • i lavoratori dipendenti impiegati in lavori gravosi da almeno sei anni in via continuativa.

Oltre all’appartenenza a una delle seguenti categorie, è richiesto anche il possesso del requisito contributivo: per accedere all’Ape social è necessario avere 30 anni di contributi versati che diventano 36 nel caso di lavoratori impiegati in lavori gravosi.

Riforma pensioni, Ape social: come funziona?
A beneficiare dell’Ape social saranno tutti i lavoratori, dai dipendenti privati ai pubblici, esclusi solo i liberi professionisti.
L’Ape social, nello specifico, consiste nell’erogazione di un’indennità commisurata alla pensione maturata al momento della richiesta entro un limite massimo di 1.500 euro lordi mensili che viene erogata per 12 mensilità l’anno. Si tratta quindi di un reddito ponte che servirà ad accompagnare i lavoratori fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.
Come per la Quota 41, anche per l’Ape social è stato inserito un vincolo di bilancio annuo: ciò significa che, qualora le domande superino le risorse stanziate per l’anno in corso, l’accesso alla misura verrà fatto slittare secondo criteri di priorità quali la data di cessazione dell’attività lavorativa o di presentazione della domanda.

Riforma pensioni, Ape social: stretta per i lavoratori nati nel 1954/1955?
I chiarimenti dell’Inps sull’Ape social hanno fatto emergere una nuova condizione non inserita nella Legge di Stabilità 2017. Secondo quanto riportato nelle schede prodotte dall’istituto, infatti, per accedere all’Ape social i lavoratori non devono trovarsi a più di tre anni e sette mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio. Per capire se tale paletto verrà effettivamente confermato, occorrerà attendere i decreti attuativi in arrivo entro marzo. In caso di conferma tale condizione avrebbe delle conseguenze per i nati dal 1954 in poi che rischiano di dover posticipare la data di conseguimento del beneficio a seconda del futuro adeguamento alle speranze di vita che scatterà nel 2019 e nel 2021.

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