Riforma pensioni: ecco cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Pausa sulla riforma delle pensioni, il prossimo incontro tra governo e sindacati dovrebbe tenersi il 13 marzo. Cosa aspettarsi nei prossimi mesi?

Per la riforma pensioni cosa c’è da aspettarsi nei prossimi mesi? Bisognerà attendere 20 giorni per conoscere i successivi sviluppi cui porterà il confronto tra governo e sindacati.

Dopo i primi incontri per decidere che forma dare alla riforma delle pensioni con la quale si vuole superare la Legge Fornero e Quota 100, la prossima data da segnare sul calendario è il 13 marzo, giorno in cui ripartiranno i lavori.

In particolare si dovranno conciliare le posizioni dell’esecutivo con quelle dei sindacati. Il nodo centrale sono le risorse che il governo si dovrà sforzare di trovare e che dovranno pertanto essere inserite nel Documento di Economia e Finanza (DEF) che la maggioranza guidata da Conte dovrà presentare in Parlamento entro il 10 aprile arrivando con idee chiare sulla riforma delle pensioni.

Riforma pensioni: dal 13 marzo si riaprono le trattative

Per la riforma delle pensioni si riapriranno le trattative il 13 marzo, data fissata al termine del ciclo dei quattro tavoli di confronto su flessibilità in uscita, la pensione di garanzia per i giovani e aumento degli importi.

Nei prossimi incontri il nodo centrale potrebbe essere rappresentato proprio dalle risorse. I sindacati spingeranno ancora per la loro riforma delle pensioni che prevede un’uscita a 62 anni di età con 20 anni di contribuzione che però avrà un costo come anche la Quota 41 per tutti.

Una proposta ad alto rischio che vede però l’opposizione del governo dal momento che la nuova riforma delle pensioni dovrebbe costare meno di Quota 100.

Nei prossimi 20 giorni si potrà pensare alle coperture e nonostante le parti sociali si dicano soddisfatte del nuovo incontro previsto e quindi dell’impegno dell’esecutivo, alcune perplessità ci sono e riguardano il ritardo nella definizione dei componenti delle due commissioni paritetiche di garanzia una per la separazioni tra spesa assistenziale e previdenziale e un’altra commissione lavori gravosi.

Le commissioni dovranno avere membri scelti dai sindacati e un’altra parte dal governo, ma le parti sociali fanno sapere che il ministero del Lavoro non ha ancora chiesto loro di presentare i nomi.

Si temono quindi, indipendentemente dalla data stabilita del 13 marzo, dei rallentamenti per una riforma delle pensioni che si vorrà più strutturale e soprattutto sostenibile.

Intanto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è tornato a parlare di Quota 100, la misura che dovrà sopravvivere per tutta la sua fase sperimentale che si concluderà a fine 2021 e che assume un ruolo centrale nella riforma delle pensioni futura.

Riforma pensioni: superare Quota e pensare a giovani e donne

Per il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è importante superare Quota 100 cercando di evitare lo scalone di cinque anni che inevitabilmente si andrebbe a creare al termine della misura alla fine del 2021 quando si tornerà (a partire dal 1° gennaio 2022) ai 67 anni per la pensione di vecchiaia.

In un’intervista di qualche giorno fa a Carta Bianca, Gualtieri ha detto infatti:

“Quota 100 ha dato una falsa soluzione e ora uno degli obiettivi del tavolo sulla riforma pensionistica sarà quello di evitare lo scalone che si verrà a determinare dopo che nel 2021 la riforma Salvini andrà a scadenza. Quota 100 finisce nel 2021 e questo significa che saranno state utilizzate molte risorse per una platea molto limitata di persone. Quando invece il sistema pensionistico deve innanzitutto avere una sua sostenibilità finanziaria”.

Il ministro ha poi aggiunto che la nuova riforma deve saper dare una risposta a problemi che riguardano giovani, donne e lavori discontinui e gravosi e che pertanto rendono il tavolo molto complesso.

Secondo Gualtieri Quota 100 non ha dato vere risposte, ma una falsa soluzione anche se fortunatamente è stata usata da meno persone di quanto si era previsto.

Per superarla servono delle risorse e ha infatti concluso che il tavolo della riforma pensioni “potrà definire soluzioni tanto più ambiziose quanto più la situazione della finanza pubblica lo consentirà“.

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