Reddito di cittadinanza e quota 100: di cosa stiamo parlando? Del nulla

Il private banker: “Servono riforme in grado di stimolare la produttività e il Pil. E poi serve rifondare l’Europa con strumenti e logiche moderne, realistiche e concrete. Su questo dovrebbe combattere il governo, che ormai è sempre più isolato. Le nomine Ue lo hanno dimostrato palesemente”

Reddito di cittadinanza e quota 100: di cosa stiamo parlando? Del nulla

L’Italia sta vivendo un periodo particolare, per certi versi a due facce: da un lato i mercati che sembrano premiare gli asset tricolore (Borsa sui massimi dell’anno e spread su livelli relativamente contenutissimi), dall’altro la realtà che ci vede ancora zavorrati ad una crescita economica anemica e ad un bilancio pubblico con cui dovremmo tornare presto a fare i conti.

Per ora il pericolo sulla procedura d’infrazione sembra scampato, ma non è assolutamente detto che in autunno non possano ripresentarsi problemi allorquando il governo dovrà presentare al Parlamento la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza presentato ad aprile (27 settembre) e poi inviare la Legge di bilancio 2020 a Bruxelles (15 ottobre).

Fino ad ora ci si può accontentare di questa salita del mercato? Cosa c’è veramente dietro la discesa dello spread? Ne abbiamo parlato con Danilo Riboldi, Coordinatore PB presso Credem Private Banking.

La Commissione dice che le riforme italiane non stimolano crescita. Allora perché spread scende e mercato sale?

I movimenti del mercato di queste settimane sono legati a motivazione puramente tecniche che nulla hanno a che vedere con la politica. Mi spiego, negli anni l’operato delle banche centrali ha creato un ambiente accomodante che fornisce ai mercati gli anticorpi per resistere a queste criticità “fondamentali”. L’atteggiamento delle Banche centrali nel 2019 ha rafforzato questo scenario. In Europa soprattutto dove la BCE si è fortemente esposta a sostegno dell’economia dell’Eurozona non solo con il lancio di una TLTRO 3 ma anche, se necessario, con un taglio dei tassi d’interesse ed eventualmente il lancio di un nuovo QE ancora più potente di quello precedente. Praticamente la BCE è il garante di ultima istanza. Questo fa sì che nella mente degli operatori si facesse largo un concetto: la BCE è disposta a tutto per sostenere sistema: quindi tutti comprano rischio nella consapevolezza che nella peggiore delle ipotesi interverrà la Banca centrale.

Quindi solo ragioni tecniche, non centra la politica?

Immagina di essere un gestore. Dove investire per trovare rendimento? La via più battuta è quella necessaria: fare trading possibilmente a spread sul Btp. La stessa Jp Morgan ha ammesso di aver comprato Btp. Un gestore in questo momento ha bisogno di generare rendimenti ed è normale che questo bisogno alimenta gli acquisti sugli unici titoli che possono permettere ritorni interessanti.

Questo per l’Italia cosa significa?

L’Italia non crescerà con le riforme fatte dal Governo. Posso anche condividere il senso sociale di politiche fiscali aggressive, c’è però un problema strutturale. Paghiamo 40 anni di mancate riforme e il sistema Italia è fortemente ingessato da logiche di diritti acquisiti, quindi è statico e ovviamente nessuno vuole o ha il coraggio di cambiare le carte in tavola. Cosa fare? Semplice, in teoria. Per prima cosa rientrare dal problema del debito pubblico, questo sarebbe il primo tassello per poi far partire altre misure più strutturali. Se l’Italia continua a tergiversare il debito crescerà sempre più rispetto al Pil e quindi il loro rapporto non può che crescere a sua volta. Il mio più grande timore è che un bel giorno potrebbe arrivare la troika. La cosa giusta sarebbe cercare di farseli in casa da soli questi aggiustamenti di bilancio, il problema è che sono misure che nessun politico avrà mai il coraggio di mettere in atto, perderebbe consenso elettorale.

Si parla di Debito/Pil e Deficit/Pil, quali differenze e qual è la grandezza più importante?

Sono una figlia dell’altra. Il deficit alla fine confluisce nel debito. Direi che la prima è più importante perché se il deficit viene usato per riforme strutturali che portino ad una crescita dell’economia (quindi del PIL) il risultato sarebbe senz’altro positivo. Voglio ricordare che l’Europa non ce l’aveva con l’Italia per il deficit in sé, ma per la qualità di quest’ultimo, ossia un deficit indirizzato a spese sterili anziché alla qualità, quindi alla produttività, che è il vero problema dell’Italia. Nel caso di spese produttive il deficit può essere il motore per far ripartire il Pil di un Paese.

Andiamo in Europa. Le nomine UE cosa rappresentano?

Dal punto di vista della qualità Lagarde alla BCE non è neanche lontanamente paragonabile al presidente uscente Mario Draghi. È una figura che però garantisce continuità con le politiche monetarie da colomba del predecessore. Le altre nomine invece sanciscono l’uscita dell’Italia dalle sfere d’influenza europea. La nomina di Sassoli al Parlamento UE è emblematica: italiano si, ma dello schieramento opposto a quello del governo che ha vinto le elezioni europee. La posizione del governo in Europa è debole perché ha litigato con tutti e non ha appoggi.

Sulle disparità fiscali in Ue si farà qualcosa?

Unione fiscale sarebbe ideale ma prima andrebbe ridisegnata la struttura europea, azzerato il Trattato di Maastricht. L’Europa per come è stata concepita dai fondatori non ha più senso con le attuali condizioni economico-politiche. Oggi solo la valuta ci unisce, tutto il resto ci divide. Faccio un esempio: quando l’UE è stata fatta lo stesso rapporto Deficit/Pil al 3% è stato deciso in modo fantozziano, non è stata frutto di calcoli complessi ma tutto molto spannometrico. Oggi che sono chiari a tutti quali sono i pregi e i difetti dell’Unione sarebbe il caso di rifondarla con mezzi e strumenti attuali che diano la possibilità ai Paesi di compiere una vera integrazione con logiche moderne, realistiche e concrete.

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