Lavoro solo 4 giorni a settimana: arriva la proposta di legge. Ma è davvero utile?

Ridurre la settimana lavorativa da 5 a 4 giorni, arriva la proposta di legge. Quali sono i dettagli e, soprattutto, è davvero utile a combattere la disoccupazione?

Lavoro solo 4 giorni a settimana: arriva la proposta di legge. Ma è davvero utile?

Ridurre il numero di giorni lavorativi per creare nuovi posti di lavoro e a ridurre la disoccupazione: è questa la proposta di Piergiovanni Alleva, giurista e membro del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna.

Alleva sta lavorando ad una proposta di legge per ridurre la settimana lavorativa da cinque a quattro giorni per cercare di combattere il fenomeno della disoccupazione.

L’obiettivo del lavoro di Alleva è di creare un posto di lavoro in più ogni quattro occupati, riducendo la settimana lavorativa a quattro giorni e sfruttando uno strumento già esistente: il contratto di solidarietà espansiva.

Le domande del pubblico, naturalmente, sono relative alla realizzabilità di tale proposta che comporterebbe sicuramente dei sovraccosti per le aziende.

In realtà Alleva ha sottolineato che l’impegno finanziario per la Regione ci sarebbe, ma non sarebbe troppo oneroso.
Nel caso in cui la proposta fosse realizzabile in termini economici, la domanda a cui sarebbe più importante rispondere è se la scelta di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni è davvero utile a ridurre il problema della disoccupazione.

Proviamo a considerare insieme quali sono gli aspetti fondamentali della proposta e a capire se sarebbe utile a ridurre la disoccupazione.

Settimana lavorativa ridotta: i dettagli della proposta di Alleva

La manovra pensata da Alleva, qualora fosse realizzabile e si decidesse di applicarla, potrebbe rivoluzionare il mondo del lavoro per come lo conosciamo, almeno nell’ambito del lavoro dipendente, creando nuove opportunità lavorative.

La proposta di legge di Alleva propone di ridurre il numero di giorni lavorativi settimanali per avere un posto di lavoro in più ogni quattro occupati e vuole sfruttare lo strumento del contratto di solidarietà espansiva, per il cui utilizzo il Jobs Act prevede degli incentivi.

Secondo Alleva la proposta sarebbe sostenibile economicamente e, soprattutto, efficace visto che in Emilia Romagna (dove è stato già introdotto il reddito di solidarietà) il numero di lavoratori dipendenti è pari a 2 milioni, mentre quello di disoccupati è di 160 mila.

La riduzione dell’orario lavorativo, dunque, comporterebbe una creazione di posti di lavoro più che doppia visto che, secondo quanto dichiarato da Alleva, sarebbe pari a 400 mila nuovi posti. La proposta, dunque, sembrerebbe essere efficace, ma va sempre considerata la fattibilità economica, una cosa non scontata.

Quattro giorni lavorativi a settimana: è davvero utile? il caso (fallimentare) della Svezia

Questo nuovo modello di lavoro sembrerebbe strizzare l’occhio a quello proposto In Svezia, dove alcune aziende hanno sperimentato una riduzione dell’orario lavorativo da 8 a 6 ore, con aumenti della produttività, ma anche dei costi.

Il caso più famoso è quello della città di Goteborg e della casa di riposo pubblica Svartedalen, dove l’esperimento è stato monitorato dal governo per capire se tale modello potesse essere applicato in tutte le aziende svedesi.
L’esito dell’esperimento è stato negativo, tanto che si è tornati alla giornata lavorativa normale e questo soprattutto perché un orario ridotto aveva determinato l’assunzione di nuovo personale e quindi un costo eccessivo per l’azienda.

Alla luce dell’esperienza svedese, potremmo dire che se l’obiettivo è ridurre la disoccupazione, sicuramente la soluzione proposta da Alleva potrebbe dimostrarsi utile, qualora sia sostenibile dal punto di vista economico.

Guardando all’esperienza svedese possiamo dire che, anche se il progetto è stato interrotto proprio per gli eccessivi costi, sono stati riscontrati anche dei vantaggi relativamente all’aumento del benessere dei lavoratori e della produttività.
La manovra, infatti, ha determinato una riduzione del numero di permessi e di giorni di malattia richiesti da parte dei lavoratori e questo ha portato ad un recupero dei costi di circa il 50%.

Va anche considerato, però, che l’Italia non è certo la Svezia e che il mondo del lavoro nel nostro paese è più complesso, fatto anche di sprechi e situazioni contrattuali e giudiziarie poco chiare. Per ora, possiamo solo stare a vedere.

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