Il nuovo reato di autoriciclaggio

Il Governo studia le nuove disposizioni per il decreto che istituirà il reato di autoriciclaggio.

Esecutivo al lavoro sul nuovo reato di auto riciclaggio dopo che gli emendamenti presentati al Ministero della Giustizia potrebbero portare ad una concreta sterzata nel campo della lotta alle infiltrazioni di capitali illeciti all’interno dell’economia.

Il testo sta seguendo l’iter di approvazione in commissione giustizia del Senato ed il calendario è stato cancellato in vista della discussione definitiva del provvedimento prevista per la data del 10 giugno. In particolare verranno effettuati degli interventi per quanto riguarda il reato di impiego di denaro, utilità e beni di provenienza illecita in primis. L’emendamento previsto infatti considera troppo ristretta la nozione di "provenienza da riciclaggio” che prima era presente nel testo. Pertanto sarebbero esclusi dalla punibilità tutti gli altri reati che costituiscono presupposto della norma, che nella versione meno recente della norma non sono tipizzati (come denaro, beni e altre utilità).

Per quanto riguarda l’autoriciclaggio la norma riprende il dettato che già è previsto dalla dottrina. Infatti l’autore con la sostituzione dei beni, utilità o denaro deve conseguire un ulteriore profitto oltre a quello conseguito con il reato presupposto. Secondo gli addetti ai lavori tale assunto costituisce il vero punto debole della proposta in quanto il dispositivo così come è disegnato non dà ulteriore spazio al nuovo profitto che viene generato grazie all’attività illecita. La norma così come è allo stato attuale toglie dal novero dei reati quindi il cosiddetto autoreimpiego e cioè il godimento per sé dei beni in nero (orologi, barche di lusso, auto ed anche immobili). In sostanza i tecnici del ministero considerato l’autoreimpiego come un reato ridondante rispetto all’autoriciclaggio e quindi ne escludono la punibilità (perché ritengono che è come punire due volte lo stesso reato: ad esempio rubare un auto e successivamente essere puniti anche per l’utilizzo).

Per la commissione giustizia l’eliminazione del concetto di danno così come previsto preliminarmente non è una operazione facile da eseguire. Infatti occorrerebbe provare che vi sia un danno concreto alla libera concorrenza, alla trasparenza ed all’andamento dei mercati.
Inoltre gli emendamenti proposti prevedono una ulteriore stretta per quanto riguarda le circostanze aggravanti. Nella versione prevista in Senato tali tipo di circostanze scatterebbero solo per gli esercenti attività professionale, bancaria o finanziaria con un aumento di pena che viene rimesso alla valutazione del giudice. In base alle indicazioni del Ministero tali circostanze dovrebbero essere estese anche alle figure che comportano un ruolo di rappresentanza dell’imprenditore che traggono comune vantaggio dal nero a scapito della libera concorrenza.

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