In Italia quasi 6 milioni di casi: lo studio dell’Imperial College di Londra

Roberto Burioni su Twitter cita lo studio dell’Imperial College di Londra e svela i veri dati dei contagi in Italia: ci sono 5,9 milioni di infetti, ecco perché abbiamo più morti della Germania.

In Italia quasi 6 milioni di casi: lo studio dell'Imperial College di Londra

Le infezioni di COVID-19 in Italia hanno colpito il 9,8% della popolazione, per un totale di 5,9 milioni di casi. A dirlo è il report a cura degli epidemiologi dell’Imperial College di Londra, che ha fatto il giro del web dopo il tweet di Roberto Burioni.

Il noto virologo, citando la ricerca dell’ICL, ha così spiegato perché i dati forniti ogni giorno alle 18.00 dalla Protezione Civile “non hanno molto significato”, e perché l’Italia ha tanti morti in più rispetto alla Germania.

In Italia 5,9 milioni di casi: lo studio dell’Imperial College di Londra

Burioni riprende lo studio dell’Imperial College of London (disponibile integralmente a questo link) pubblicato il 30 marzo 2020 dal titolo “Stima del numero di infezioni e l’impatto degli interventi non farmaceutici sul COVID-19 in 11 paesi europei”.

Si legge nel documento:

In seguito alla nascita del nuovo coronavirus e alla sua diffusione al di fuori della Cina, l’Europa sta affrontando una grande epidemia. Molti paesi hanno implementato interventi non farmaceutici senza precedenti, tra cui l’isolamento dei contagiati, la chiusura delle scuole e delle università, i divieti di raduni e di eventi pubblici, blocchi locali e nazionali. L’ICL si pone di analizzare l’impatto di queste strategie sul numero di contagi.

Scopriamo che il rallentamento dei decessi giornalieri in Italia è coerente con un impatto significativo degli interventi attuati diverse settimane prima. Stimiamo che in Italia l’effettivo numero di contagi è sceso al momento del lockdown (11 marzo), sebbene con un alto livello di incertezza. In generale stimiamo che i paesi siano riusciti a frenare i contagi. Con le attuali misure che restano in atto almeno fino alla fine di marzo, stimiamo che gli interventi in tutti gli 11 paesi avranno permesso di evitare 59.000 decessi fino al 31 marzo.

L’Italia, afferma il report, è stata la prima in Europa a mettere in atto misure restrittive, seguita da altre nazioni. Qui gli interventi di contrasto al coronavirus sono iniziati tra il 12 e il 14 marzo, e gli studiosi hanno analizzato i decessi fino al 28 marzo, avendo così una finestra di 2-3 settimane su cui stimare l’effetto dei provvedimenti.

In Europa più contagi dei numeri ufficiali

Quello che emerge dallo studio è che in tutti i paesi europei ci sono più contagi di quelli ufficiali. I veri numeri dell’infezione, spiega il report, sono ampiamente sottostimati sia per la massiccia presenza di pazienti asintomatici sia perché non vengono effettuati i test.

In Italia i casi di COVID-19 sono in realtà 5,9 milioni, ossia il 9,8% della popolazione. La Spagna ha visto un aumento dei decessi di recente, e considerato un numero di abitanti minore, il modello stima una percentuale di infetti più alta, pari al 15.0%. La Germania è tra i paesi con il tasso di infezione minore (0.7%): qui 600.000 persone hanno contratto il virus.

Iscriviti alla newsletter Notizie e Approfondimenti

Condividi questo post:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.