Cina, crescita del 5% ogni anno: ambizioni e problemi del Dragone

La Cina dovrebbe fissare una crescita annua del 5% negli obiettivi dei prossimi 5 anni: tutte le ambizioni del Dragone.

Cina, crescita del 5% ogni anno: ambizioni e problemi del Dragone

Riflettori accesi sempre di più sulla Cina e sulle sue ambizioni di crescita.

In un momento così incerto a livello economico, con la pandemia che avanza soprattutto in Europa e negli USA, l’Asia è tornata protagonista assoluta della scena globale.

E gli obiettivi di Pechino sono osservati speciali: dopo aver firmato l’accordo commerciale storico, il RCEP, ora giungono indiscrezioni sui piani di sviluppo per i prossimi anni. PIL a +5% per la potenza asiatica: obiettivo possibile?

Cina: PIL +5% nel prossimo quinquennio

La Cina è in pieno fermento per approvare gli obiettivi economici e di sviluppo nazionale per il prossimo quinquennio.

Secondo indiscrezioni che arrivano da funzionari vicino al Governo, Pechino dovrebbe fissare un target di crescita di circa il 5% nel periodo di cinque anni, sebbene l’espansione fluttuerà probabilmente nel 2020 e nel 2021 a causa della pandemia.

Li Xuesong, ricercatore di un think tank governativo, ha sottolineato che il tasso di crescita potenziale annuale per il quattordicesimo periodo del piano quinquennale è compreso tra il 5% e il 6%, ma le incertezze da Covid probabilmente fermeranno anche le ambizioni del Dragone alla percentuale più bassa.

Visti gli intrecci commerciali con l’Europa, per esempio, ci sarannorallentamenti negli scambi di merci, causati dalle restrizioni del vecchio continente.

Tali previsioni, molto vicine all’attendibilità, si inseriscono nel più ampio quadro del piano di Xi Jinping per il 2035: autosufficienza nella tecnologia, aumento dei consumi interni e incremento nella qualità produttiva.

La disuguaglianza fermerà la Cina?

Come riuscire a centrare tali obiettivi? Per stimolare la domanda interna la Cina dovrà innanzitutto migliorare la distribuzione del reddito e aumentare i salari secondo gli esperti.

Zhang Xiaojing, consulente di un think tank governativo, è stato chiaro:

“Senza risolvere il problema della distribuzione del reddito, non c’è modo di aumentare i consumi interni. Il nostro primo suggerimento è aumentare il livello di compensazione del lavoro.”

Troppo elevato, infatti, rimane il divario retributivo tra la Cina e i Paesi sviluppati.

Poi occorrerà affrontare la disuguaglianza marcata tra classi sociali, che rallenta la domanda di beni e servizi: “C’è ancora un enorme gap nel livello di consumo tra i lavoratori migranti e i residenti urbani. Il consumo aumenta se i primi possono ottenere un hukou e diventare residenti urbani”.

Nella società cinese, per hukou si intende una registrazione legale che consente a qualcuno di vivere e lavorare in una città o area specifica e che determina il loro accesso ai servizi sociali.

È difficile trasferire la registrazione da un luogo a un altro, anche se di recente le regole sono state allentate. Milioni di persone in Cina non vivono nelle aree in cui sono ufficialmente registrate, perdendo opportunità e diritti.

La Cina avanza, quindi, nella realtà e nelle ambizioni, ma non è esente da problemi endemici socio-economici. Il suo vantaggio resterà intatto negli anni?

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