La nuova fabbrica delle sneaker? Non la Cina ma... il Vietnam

Federico Giuliani

12 Ottobre 2025 - 06:53

Il Vietnam sta emergendo come protagonista globale nella manifattura, superando la Cina nelle sneaker e segnando una crescita economica record nel 2024

La nuova fabbrica delle sneaker? Non la Cina ma... il Vietnam

Il Made in China si trasformerà davvero in Made in Vietnam? Se lo chiedono in molti in quest’epoca di dazi e tensioni commerciali. Certo è che nel secondo trimestre del 2022 le esportazioni vietnamite sono aumentate del 21% su base annua e la crescita economica ha raggiunto il massimo degli ultimi 11 anni, attestandosi al 7,7%.

In realtà già prima della pandemia di Covid-19 Hanoi stava emergendo come una delle principali beneficiarie delle scintille tra Washington e Pechino iniziate alla fine del 2018. L’emergenza sanitaria, con i rigidi blocchi cinesi, ha semplicemente accelerato il fenomeno, reso ancor più evidente adesso nel bel mezzo del nuovo braccio di ferro tra Xi Jinping e Donald Trump.

Grazie al fatto di confinare con la Cina e di possedere una costa di oltre 3.000 km, il Vietnam gode di una posizione altamente strategica e di un vantaggio logistico marittimo. Altri fattori che lo rendono attraente per una strategia «Cina+1» chiamano in causa la manodopera a basso costo, la popolazione giovane, le politiche favorevoli, gli accordi di libero scambio con diversi Paesi e le relazioni amichevoli sia con il Dragone che con gli Stati Uniti.

Sneaker: il nuovo Eden del Vietnam

Il passaggio di consegne tra Cina e Vietnam appare alquanto palese in un settore: quello della manifattura, o meglio, delle sneaker. Pechino, seppur perdendo terreno in favore di hi-tech e servizi, continua ad essere la fabbrica mondiale di automobili, giocattoli e computer ma, evidentemente, non più l’unica di scarpe da ginnastica.

I riflettori sono puntati su Ho Chi Minh City. Come ha spiegato il New York Times in un lungo reportage, le fabbriche che circondano la frenetica città vietnamita sfornano suole in schiuma, solette morbide, lacci di cotone e tessuto a rete. I componenti vengono quindi trasportati dai camion ai magazzini per essere assemblati e trasformati in scarpe. Poi, nei porti vicini, i container sono riempiti di scatole per Nike, Adidas, Saucony e Brooks Sports e spediti lungo il fiume Dong Nai fino al mare.

Sia chiaro: i grandi marchi hanno ancora enormi fabbriche in Cina che però adesso producono per lo più scarpe vendute alla clientela locale. Il Vietnam produce oltre 1,4 miliardi di paia di scarpe/footwear all’anno, classificandosi come terzo produttore mondiale, dietro a India (2,6 miliardi) e Cina (13 miliardi ma in continuo calo).

La crescita di Hanoi

Nel 2024, il Vietnam ha registrato una crescita economica robusta, con il pil in aumento del 7,09%, il tasso più alto dal 2018, sostenuto da esportazioni in crescita del 14,3% e un surplus commerciale di 24,77 miliardi di dollari. Gli investimenti diretti esteri hanno intanto raggiunto un nuovo record, con 25,35 miliardi di dollari, con un incremento del 9,4% su base annua.

E ancora: il settore manifatturiero ha trainato questa espansione, con una produzione industriale aumentata dell’8,4%, il miglior risultato degli ultimi cinque anni. Numeri del genere evidenziano, dunque, la crescente centralità del Vietnam nell’economia asiatica, nonché la sua attrattività per le imprese globali grazie alla stabilità macroeconomica e alla competitività dei costi offerte da Hanoi.

Questi risultati indicano chiaramente come il Vietnam non sia più solo un’alternativa alla Cina, bensì un vero e proprio protagonista nella catena globale del valore. Resta da vedere se il governo vietnamita riuscirà a sostenere questo slancio nel lungo termine, bilanciando crescita, innovazione e sostenibilità.

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