Dalle auto elettriche ai robot: a che punto è il piano Made in China 2025

Federico Giuliani

18 Ottobre 2025 - 07:02

La Cina, grazie al piano «Made in China 2025», ha accelerato la transizione da fabbrica a leader tecnologico globale, dominando diversi settori strategici.

Dalle auto elettriche ai robot: a che punto è il piano Made in China 2025

Nessuno è fin qui riuscito a fermare l’ascesa economica della Cina. I dazi di Donald Trump hanno al massimo rallentato il ritmo di crescita di Pechino senza tuttavia impedirgli di raggiungere l’eccellenza in alcuni settori strategici.

I numeri parlano chiaro, ma lo fanno fino ad un certo punto. Il gigante asiatico rappresenta oltre il 30% della produzione manifatturiera mondiale, a conti fatti più di America, Germania, Giappone e Corea del Sud messi insieme, ma da almeno dieci anni ha scelto di non essere più la fabbrica del pianeta.

Detto altrimenti, il Dragone non intende più esportare paccottiglia a basso costo bensì prodotti hi-tech, tecnologie avanzate, persino innovazioni scientifiche. La grandezza manifatturiera cinese, dunque, non dovrebbe essere più messa in relazione con la creazione di utensili per la casa o giocattoli per bambini.

Al contrario, per capire meglio la portata della rivoluzione economica di Pechino bisogna rileggere il Made in China 2025, ossia il piano decennale lanciato da Xi Jinping nel 2015 per trasformare un polo manifatturiero a basso costo in un leader mondiale dell’hi-tech.

Nello specifico, parliamo di un programma che mira a utilizzare sussidi governativi, mobilitare le imprese statali e perseguire l’acquisizione di proprietà intellettuale per raggiungere – e poi superare – la competenza tecnologica occidentale nei settori avanzati.

L’impatto di Made in China 2025

La trasformazione cinese dovrebbe avvenire, almeno secondo il piano, entro la fine del 2025. A che punto è Pechino? Dipende dai settori presi in esami. In quello delle attrezzature di trasporto ferroviario avanzate, dei veicoli a nuova energia (NEV) e delle innovazioni per l’energia verde, le aziende cinesi ora producono tecnologie altamente competitive e fanno pochissimo affidamento sui componenti importati.

La China Railway Rolling Stock Corporation (CRRC), per esempio, deteneva una quota di mercato globale del 50% nel 2022, mentre i produttori nazionali di NEV controllavano il 90% del mercato interno nella prima metà del 2024 e si rifornivano localmente della maggior parte dei componenti. E ancora: le aziende cinesi di tecnologia verde dominano il mercato mondiale dei pannelli solari (80%), delle apparecchiature per l’energia nucleare (90%) e delle turbine eoliche (60%).

Come ha spiegato il think tank Merics, in altri settori il successo è stato più moderato. Per quanto riguarda l’IT avanzato, la Cina è all’avanguardia nelle apparecchiature per le telecomunicazioni con una solida catena di fornitura, ma non riesce ancora a padroneggiare la litografia a ultravioletti estremi (EUV), essenziale per i chip avanzati.

Nel campo delle apparecchiature per l’ingegneria oceanica e delle navi ad alta tecnologia, Pechino acquisito il 70% dei nuovi ordini di costruzione navale commerciale nel 2024, ma non ha raggiunto l’obiettivo di localizzare il 60% delle catene di fornitura di apparecchiature navali ad alta tecnologia entro il 2020.

Per quanto riguarda i macchinari agricoli, gli operatori nazionali detengono il 95% del mercato interno ma la maggior parte delle apparecchiature di fascia alta proveniva ancora dall’estero. Allo stesso modo, nei settori dei nuovi materiali, dei prodotti biofarmaceutici e dei dispositivi medici ad alte prestazioni, la Cina continua a dipendere dai fornitori esteri per prodotti all’avanguardia.

Gran parte del progresso cinese nel campo delle macchine e dei robot computerizzati di fascia alta si sta infine ancora basando sulla tecnologia estera.

Work in progress

Sarebbe tuttavia un errore parlare di fallimento del Made in China 2025. Intanto perché, come abbiamo visto, la Cina è riuscita a dominare in alcuni settori. E poi, altro aspetto da considerare, perché Pechino ha comunque fatto passi da gigante in tutti i campi strategici delineati nel suddetto piano.

La Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina ha pubblicato una valutazione del Made in China 2025 concludendo che l’obiettivo generale di modernizzare la capacità produttiva complessiva del Paese asiatico «ha fatto notevoli progressi», con un numero sempre maggiore di aziende cinesi che stanno diventando leader mondiali nei settori strategici.

In una classifica dei 10 settori identificati nel piano, la Cina ha raggiunto la leadership tecnologica in sei settori: tecnologie informatiche di nuova generazione, ingegneria marittima, attrezzature ferroviarie avanzate, veicoli a risparmio energetico e a nuove energie, apparecchiature elettriche e macchinari e attrezzature agricole. Rimane a metà strada in tre settori: macchinari e robot a controllo numerico di fascia alta, nuovi materiali e prodotti biofarmaceutici e dispositivi medici ad alte prestazioni. Ed è indietro in uno solo: attrezzature aerospaziali e aeronautiche.

Nel frattempo i prodotti del Dragone, ha fatto notare l’Economist, stanno diventando sempre più economici perché le aziende cinesi sono efficienti e allo stesso tempo impegnate in una guerra dei prezzi brutale. Risultato? Le esportazioni di Pechino continuano ad aumentare. Poco prima della pandemia di Covid-19, un terzo di tutti i container che trasportavano merci in tutto il mondo conteneva prodotti assemblati o lavorati in Cina. Oggi quella quota supera il 36%, sebbene il Paese rappresenti circa un quinto del pil mondiale. E nonostante il gigante asiatico intenda guidare l’innovazione hi-tech e non più (soltanto) la manifattura...