Berlusconi, Bossi-Fini come Salvini-Meloni: cosa cambia rispetto al passato?

Alle prossime elezioni Berlusconi avrà come alleati Salvini e la Meloni: cosa cambia rispetto al passato quando al suo fianco c’erano Bossi e Fini?

Al centro c’è sempre lui, Silvio Berlusconi, ma a differenza degli anni passati cambieranno gli alleati che però, rispetto ai loro predecessori, non sembrerebbero essere molto intenzionati a svolgere il semplice ruolo di comprimari.

Alle elezioni politiche 2018 assieme a Berlusconi ci saranno infatti Matteo Salvini e Giorgia Meloni, in un certo senso gli eredi rispettivamente di Umberto Bossi e Gianfranco Fini. Cos’è cambiato in questi anni nel centrodestra italiano?

Le coalizioni di Silvio Berlusconi

Nonostante che il PDS di Achille Occhetto sembrasse avere la vittoria in tasca dopo lo tsunami rappresentato da Tangentopoli, la “scesa in campo” di Silvio Berlusconi nel 1994 portò alla vittoria il centrodestra.

All’epoca si votava con la legge Mattarella, con il 75% dei seggi assegnati con il maggioritario e il 25% tramite il proporzionale con annesso scorporo. In pratica il contrario dell’attuale che ribalta le proporzioni.

La nascita delle due grandi coalizioni di centrodestra e centrosinistra, oltre i centristi all’epoca guidati da Mariotto segni, avrebbe segnato poi i successivi venti anni della politica nostrana fino l’irruzione del Movimento 5 Stelle nel 2013.

Per Berlusconi quelle del 1994 furono le elezioni del primo trionfo. La scelta vincente fu quella della doppia coalizione: al Nord infatti Forza Italia si presentò con la Lega sotto le insegne del Polo delle Libertà, al centro e al Sud invece con Alleanza Nazionale c’era il Polo del Buon Governo.

Dall’altra parte c’era l’Alleanza dei Progressisti, guidata dall’allora PDS e sostenuta anche dai Verdi, da Rifondazione Comunista, dal Partito Socialista e da altre forze più centriste. Candidato premier era Achille Occhetto.

Come andò a finire tutti lo sanno: Berlusconi divenne il Presidente del Consiglio con il 42,84% dei voti, mentre il centrosinistra si fermò al 34,34% e i centristi del Patto per l’Italia di Segni al 15,75%.

Nonostante la breve durata dell’esecutivo, i ribaltoni, gli addii e poi le riappacificazioni, il sodalizio tra Berlusconi, Bossi e Fini è durato fino al novembre del 2011 quando cadde quello che è stato l’ultimo governo di centrodestra.

Da allora le cose sono molto cambiate. Gli scandali giudiziari hanno portato all’elezione di Matteo Salvini nel dicembre 2013 come nuovo segretario della Lega Nord, con il Senatur invece che lentamente è scivolato sempre più in secondo piano.

Alleanza Nazionale invece confluì nel Popolo delle Libertà assieme a Forza Italia nel 2009. Dopo la rottura tra Berlusconi e Fini però ognuno prese la propria strada: il primo ripropose il partito azzurro mentre il suo ex alleato fondò Futuro e Libertà.

Una parte di ex AN però, con in testa Giorgia Meloni, contestò la scelta di Fini e dette vita a Fratelli d’Italia, partito che continuò ad essere alleato di Silvio Berlusconi così come la Lega Nord. Nel 2013 però le elezioni videro, anche se di poco, la vittoria del centrosinistra.

Un percorso questo che ci porta fino ai giorni d’oggi, dove la triade Berlusconi-Meloni-Salvini viene data dagli ultimi sondaggi politici come la grande favorita alle prossime elezioni. Lo scenario all’interno della coalizione però è molto diverso da quello è stato negli anni passati.

Giovani rampanti

Silvio Berlusconi nelle sei elezioni che hanno interessato la cosiddetta Seconda Repubblica finora è sempre stato il candidato premier del centrodestra. Il bilancio è di perfetta parità: tre successi elettorali e altrettante sconfitte.

Una leadership all’interno della coalizione che comunque non è mai stata messa in discussione. Nonostante che con il loro bottino di voti Bossi e Fini sono sempre stati indispensabili per vincere le elezioni, il gran capo restava sempre lui.

Gli anni però passano per tutti e inoltre la condanna definitiva per frode fiscale al momento non permetterebbe a Berlusconi di essere candidabile. Nonostante questo, il leader di Forza Italia non ha intenzione di mollare la presa.

Matteo Salvini però, che da quando è diventato il segretario della Lega ha più che triplicato i voti del partito, da sempre ribadisce come sia pronto a essere lui il prossimo Presidente del Consiglio. Una volontà questa che non è mai stata del tutto digerita da Berlusconi.

Alle prossime elezioni quindi l’accordo tacito all’interno della coalizione di centrodestra sarà questo: il partito che prenderà più voti sarà poi quello che, in caso di una vittoria, deciderà chi sarà il futuro premier.

Nel caso di un successo elettorale e di una Forza Italia davanti alla Lega, se non potrà essere lui il Presidente del Consiglio allora Berlusconi delegherà l’incarico a una persona di sua fiducia, che di sicuro non sarà Salvini o la Meloni.

A differenza del passato quindi, la leadership dell’ex premier non è più un dogma. C’è da dire però che anche Umberto Bossi non è mai stato un alleato silenzioso. Difficile infatti scordare il ribaltone che portò alla caduta del primo governo Berlusconi, con la conseguente separazione alle elezioni del 1996.

Molto più accondiscendente è stato per un lungo periodo Gianfranco Fini fino a che, quando rivestiva il ruolo di Presidente della Camera, l’ex leader di AN si andò a smarcare dal suo storico alleato. Una scelta questa che poi si rivelò un suicidio politico.

In sostanza si può dire che, da almeno un decennio, nel centrodestra si parla di chi possa essere l’erede di Berlusconi. Nei fatti però a tirare i fili della coalizione è sempre lui, forte oltre che del seguito elettorale anche della grande forza mediatica sulla quale può fare affidamento.

Per la prima volta quindi alle prossime elezioni non si avrà la certezza che il candidato premier del centrodestra sarà Silvio Berlusconi, ma per parlare di nuova era nella coalizione ancora dovranno passare diversi anni con buona pace di chi, da tempo, aspetta di poter raccogliere il testimone dall’ex premier.

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