Riforma assegno di divorzio: come cambia e quali sono i nuovi criteri

Riforma assegno di divorzio: si perde in caso di nuove nozze, unione civile o stabile convivenza. I dettagli del testo.

Riforma assegno di divorzio: come cambia e quali sono i nuovi criteri

Riforma assegno di divorzio: la Commissione Giustizia della Camera ha concluso l’esame della proposta di legge - presentata dalla deputata Pd Alessia Morani a marzo - che modifica l’articolo 5 della legge 898 del 1970 in materia di assegno di divorzio.

Il testo (in allegato) prevede l’assegno di divorzio “ a tempo”, quindi commisurato al periodo di crisi economica dell’ex coniuge, mentre lo esclude in caso di nuove nozze, unione civile o stabile convivenza, aderendo ai recenti orientamenti della giurisprudenza.

Nel determinare l’ammontare dell’assegno divorzile, il giudice non deve più tenere in considerazione il criterio del “tenore di vita” ma “la funzione riequilibratrice” dell’assegno che deve considerare la capacità lavorativa del coniuge ed il contributo personale ed economico prestato durante la vita matrimoniale.

Affinché la riforma diventi operativa bisognerà aspettare il parere delle altre Commissioni competenti nell’Aula di Montecitorio.

Assegno di divorzio: cosa cambia?

Assegno di divorzio a tempo e senza criterio del tenore di vita: lo prevede la proposta di legge che è stata esaminata dalla Commissione Giustizia della Camera nei giorni scorsi. Il testo modifica l’articolo 5 della legge 898/1970 e vede come prima firmataria la deputata Pd Alessia Morani.

Dunque, la riforma prevede il completo superamento del criterio del tenore di vita per la determinazione dell’ammontare dell’assegno di divorzio. Tuttavia, questo dovrà essere tale da equilibrare la possibile disparità economica creatasi dopo la sentenza di divorzio.

In particolare, per determinare il quantum dell’assegno, il giudice deve valutare:

  • la durata del matrimonio;
  • le condizioni economiche dei coniugi al momento del divorzio;
  • il contributo personale ed economico dato alla vita di coppia durante il matrimonio (ad esempio la conduzione della famiglia e la formazione del patrimonio);
  • l’oggettiva riduzione della capacità reddituale dopo la fine del matrimonio;
  • l’impegno nella cura dei figli, soprattutto se minori o disabili;
  • il comportamento complessivo dei coniugi durante il matrimonio e nel periodo immediatamente successivo.
Proposta di legge Morani, n. 506.
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Assegno di divorzio a tempo: il tribunale decide la durata

Il testo della riforma prevede che l’assegno di divorzio possa essere “temporaneo”. Infatti, il tribunale, in considerazione delle problematiche economiche del beneficiario, può stabilire un assegno di divorzio “a tempo” commisurato alla durata delle crisi economica.

Inoltre, l’assegno non è più dovuto in caso di:

  • nuove nozze;
  • unione civile;
  • stabile convivenza con un altro partner.

In questi casi, il testo esclude anche che l’ex coniuge possa tornare ad essere beneficiario dell’assegno di divorzio in caso di separazione, scioglimento dell’unione civile o cessazione della convivenza.

Assegno di divorzio: riforma e orientamento giurisprudenziale

L’assegno di divorzio è sempre stato uno dei grandi temi della giurisprudenza. Dopo il superamento, ormai consolidato, del mantenimento del tenore di vita, i giudici sono sempre più orientati a stabilire un ammontare dell’assegno inferiore rispetto al passato, tenendo in considerazione le capacità lavorative del beneficiario.

Non solo, si sta ormai affermando un orientamento per cui l’assegno di mantenimento avrebbe funzione “riequilibratrice” tra le parti, in considerazione del contributo dato alla vita coniugale e alle risorse economiche, reddituali e di forza lavoro disponibili.

Dunque, la proposta della deputata Morani mira a trasformare in legge in nuovo orientamento giurisprudenziali e ad eliminare la disparità di trattamento tra marito e moglie. Le linee fondamentali della riforma sono l’introduzione di un assegno “a tempo”, del principio “riequilibratore” e della cessazione dell’assegno al momento di nuove nozze, unione civile e stabile convivenza.

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