L’assegno di divorzio non deve essere visto come una rendita o una pensione vitalizia, ma va riconosciuto solo a chi lo merita.
L’assegno divorzile non deve essere considerato come una pensione a vita da riconoscere all’ex coniuge. L’assegno divorzile, a differenza di quello di mantenimento che spetta al coniuge separato, non deve essere riconosciuto indiscriminatamente a tutti gli ex coniugi.
Per averne diritto è necessario dimostrare il sacrificio fatto per la crescita umana, personale, professionale ed economica dell’altro dando un contributo importante al matrimonio. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con la recente sentenza numero 1999 depositata il 29 gennaio 2026, che è stata definita rivoluzionaria.
La sentenza
La sentenza della Cassazione respinge il ricorso di un’ex moglie a cui è stato revocato l’assegno di divorzio. La Cassazione spiega che negli ultimi anni si è fatto un uso indiscriminato dell’assegno divorzile riconosciuto solo per il fatto di essere l’ex coniuge con il reddito più basso.
In altri Paesi europei l’assegno divorzile quasi mai viene riconosciuto, a meno che l’ex marito/moglie non sia inabile al lavoro o in difficoltà estreme. L’avvocato Gian Ettore Gassani, uno dei maggiori esperti di diritto di famiglia nazionale e internazionale afferma che
È una sentenza moralizzatrice che dice ’attenzione se non hai dato alcun contributo alla crescita economico-sociale di tuo marito o di tua moglie non puoi ricevere nessun assegno’. Questo perché l’assegno divorzile spesso ha una natura risarcitoria, in qualche modo deve riconoscere i sacrifici dell’altro, è compensativa e perequativa. Nei matrimoni ’mordi e fuggi’ o che non hanno avuto una lunga durata dove non c’è più sacrificio, giustamente la Cassazione ha voluto finalmente chiarire i termini di questa questione.
L’assegno di divorzio, quindi, non deve essere inteso come una rendita o una pensione che spetta indistintamente per la posizione ricoperta, ma deve essere riconosciuto come un principio di solidarietà, come sussidio a vita solo verso chi lo merita.
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Differenza tra assegno di mantenimento e assegno divorzile
Con la separazione gli effetti del matrimonio non cessano definitivamente, e l’ex coniuge che guadagna di più deve garantire all’altro lo stesso tenore di vita che aveva in costanza di matrimonio. In questo caso, infatti, vige ancora il dovere di assistenza materiale, anche se i coniugi sono legalmente separati. La separazione fa venire meno soltanto gli obblighi di natura personale e quelli di fedeltà, convivenza e collaborazione.
L’assegno di divorzio, invece, investe gli obblighi post coniugali ed esiste solo con la pronuncia della cessazione degli effetti civili del matrimonio. Si tratta di due sostegni differenti e il secondo spetta solo qualora siano presenti i presupposti di legge.
La Corte, inoltre, stabilisce che non può esserci soltanto la disparità reddituale alla base del riconoscimento dell’assegno divorzile, ma è necessario dimostrare che lo squilibrio tra i redditi deriva dal sacrificio di uno dei due coniugi per favorire la professione dell’altro nell’ottica del benessere della famiglia.
Se una moglie, quindi, sacrifica la propria carriera per il benessere della famiglia e per aiutare, magari, il marito a crescere professionalmente, in quel caso l’assegno divorzile spetta. Ma se il reddito più basso di uno dei due coniugi non è collegato alle scelte matrimoniali, l’assegno divorzile non è riconosciuto.
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