Assegno di mantenimento: calcolo, come funziona e cosa cambia dopo il divorzio

L’assegno di mantenimento è un contributo economico corrisposto da un coniuge all’altro su disposizione del giudice. A differenza dell’assegno di divorzio tiene conto del tenore di vita mantenuto durante il matrimonio; ecco perché.

Assegno di mantenimento: calcolo, come funziona e cosa cambia dopo il divorzio

L’assegno di mantenimento è un contributo economico che in sede di separazione viene versato da un coniuge a favore dell’altro coniuge e degli eventuali figli nati dal matrimonio.

È molto importante non confondere l’assegno di mantenimento con quello di divorzio, specialmente adesso che la Corte di Cassazione ha riformato i criteri per il calcolo di quest’ultimo. Infatti, per l’assegno divorzile non si tiene conto del “tenore di vita mantenuto durante il matrimonio, parametro che invece resta valido per l’assegno di mantenimento.

Per fare chiarezza su questo e altri aspetti, di seguito trovate una guida completa con i criteri sui quali solitamente si basa il calcolo per l’assegno di mantenimento, anche se in questo caso buona parte della decisione spetti al giudice.

Chi decide dell’importo dell’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento può essere assunto dal giudice in sede di separazione tra i coniugi, ma ci sono comunque delle occasioni nelle quali può essere disposto in base ad accordi intercorsi e sottoscritti tra i coniugi.

La somma di denaro spettante al coniuge “economicamente più debole” e ai figli può essere suscettibile di revisione nel tempo.

Quella sull’assegno di mantenimento è una normativa in continua evoluzione; ad esempio il decreto legislativo 154/2013 ha riformato le disposizioni riguardanti l’assegno di mantenimento in favore dei figli, mentre la manovra finanziaria del 2016 ha introdotto il “Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno”.

Nei mesi scorsi inoltre è arrivata una sentenza della Cassazione con la quale è stata fatta chiarezza sulla retroattività della decisione del giudice riguardo alla riduzione dell’importo dell’assegno. Di seguito analizzeremo questa novità nel dettaglio, ma prima ecco tutto quello che c’è da sapere sull’assegno di mantenimento.

Assegno di mantenimento: cos’è?

L’assegno di mantenimento, come anticipato, è una forma di contribuzione economica che consiste nel versamento periodico di una somma di denaro da parte di un coniuge all’altro o ai figli, in caso di separazione e quando sussistano i presupposti.

Il versamento di tale somma di denaro serve ad adempiere all’obbligo di assistenza materiale. L’obbligo di assistenza materiale previsto dal matrimonio, infatti, non si estingue né in corso di causa di separazione, né con l’atto della separazione stessa. Questo quindi si concretizza con il pagamento dell’assegno di mantenimento, che dovrà essere corrisposto qualora ne sussistano delle particolari condizioni che vedremo di seguito nel dettaglio.

Solitamente l’assegno di mantenimento viene corrisposto con cadenza mensile. L’assegno può prevedere non solo la somma di denaro unica, ma anche delle singole voci di spesa che saranno a carico del coniuge più forte, come ad esempio il pagamento dell’affitto.

Ma al momento della separazione, per il coniuge non sussiste solo l’obbligo di assistenza materiale nei confronti dell’altro, ma anche verso i figli a cui dovrà contribuire al mantenimento, all’educazione e all’istruzione. Ecco perché ci sono diversi tipi di assegno di mantenimento, che andremo ad analizzare nel dettaglio in questa guida.

Assegno di mantenimento: a chi viene corrisposto?

Esistono due tipi di assegni di mantenimento. Il primo è l’assegno di mantenimento al coniuge che viene versato al coniuge che non ha redditi propri da consentirgli di mantenere il proprio tenore di vita.

Tale assegno non può essere riconosciuto al coniuge a cui è addebitata la responsabilità della separazione: in questo caso, infatti, potrà essere disposto unicamente l’assegno di alimenti.

L’assegno di mantenimento ai figli, che trova il presupposto nell’obbligo in carico a ogni genitore di provvedere al mantenimento dei figli, in misura proporzionale al proprio reddito.

Il giudice quindi, in caso di separazione dei coniugi, può disporre l’assegno di mantenimento in base ai seguenti presupposti:

  • attuali esigenze del figlio;
  • tenore di vita tenuto dal minore in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
  • permanenza presso ciascun genitore;
  • situazione reddituale dei genitori;
  • valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti di ciascun genitore.

Come abbiamo già anticipato, il d.lgs 154/2013 ha riformato le disposizioni sul mantenimento dei figli. Questo infatti ha ribadito l’obbligo dei genitori a mantenere i figli in proporzione alla loro capacità economica.

Tuttavia, nel caso in cui i genitori non abbiano i mezzi sufficienti per mantenere i figli, saranno obbligati a contribuire gli altri ascendenti in base alla vicinanza di grado.

Invece, qualora uno dei genitori sia inadempiente nei confronti dei figli il Tribunale potrà obbligare l’altro genitore a versare la somma dovuta per il loro mantenimento.

Assegno di mantenimento: come funziona?

L’assegno di mantenimento può essere disposto in caso di separazione qualora si verifichino determinati presupposti.

I presupposti affinché venga disposto sono i seguenti:

  • il coniuge richiedente deve provvedere a effettuare esplicita richiesta nella domanda di separazione;
  • il coniuge richiedente non deve essere considerato responsabile dell’addebito della separazione;
  • il coniuge richiedente non deve avere “adeguati redditi propri”;
  • il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno deve disporre di mezzi economici idonei.

Assegno di mantenimento: come si calcola?

Il giudice, nel calcolare l’importo dell’assegno di mantenimento, deve tenere conto di tutti i redditi del coniuge richiedente: non solo quindi dei redditi derivanti da attività lavorativa, ma anche delle proprietà immobiliari, della disponibilità della casa coniugale e di eventuali investimenti o ulteriori fonti di ricchezze.

Deve inoltre essere valutata anche l’attitudine a lavorare del coniuge richiedente e in particolar modo se quest’ultimo possa svolgere attività lavorativa retribuita.

Infine il giudice dovrà accertare il tenore di vita dei coniugi negli ultimi anni, e valutare se il coniuge richiedente ha la possibilità di mantenerlo anche senza corresponsione dell’assegno di mantenimento.

Calcolo assegno di mantenimento per i figli

In caso di separazione la legge prevede che ciascun genitore debba provvedere al mantenimento dei figli, nella “misura proporzionale al proprio reddito”.

L’assegno di mantenimento per il figlio va calcolato tenendo conto di diversi aspetti:

  • delle sue esigenze attuali;
  • del tenore di vita tenuto durante la convivenza con entrambi i genitori;
  • tempi di permanenza presso ciascun genitore;
  • reddito di entrambi i genitori;
  • valenza economica dei compiti domestici assunti da ciascun genitore.

L’importo dell’assegno di mantenimento per il figlio può essere deciso dalle parti, ma in mancanza di accordo sarà il giudice a stabilirlo.

Questo dopo aver valutato tutte le condizioni appena citate e conclusa un’indagine sui redditi di entrambi i coniugi effettua il calcolo dell’assegno di mantenimento decidendo quanto dovrà versare ciascuno dei genitori.

In questo processo il giudice ha un’ampia discrezionalità decisionale poiché ogni situazione ha degli elementi specifici che la differenziano da un’altra.

Bisogna precisare però che nella verifica dei redditi dei coniugi ai fini del calcolo dell’assegno di mantenimento non rientrano le somme percepite da persone estranee alla coppia, come ad esempio i genitori di uno dei coniugi.

Si tratta infatti di semplici contributi sporadici che non possono essere annoverati come “reddito”.

Cos’è il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno?

Con la Legge di Stabilità del 2016 è stato introdotto il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno. Si tratta di una misura che permette al coniuge separato che si trova in difficoltà economica di ottenere dallo Stato un anticipo dell’assegno di mantenimento che deve versare nei confronti dell’altro coniuge.

Sarà il giudice a decidere se il coniuge, che deve avere un reddito ISEE non superiore a 3.000€, può ottenere l’aiuto del Fondo. Questa misura opererà in via sperimentale fino al termine dell’anno, dopodiché se ne deciderà il da farsi.

Il coniuge che vuole chiedere l’aiuto del Fondo dovrà compilare un modulo, scaricabile dal sito del Ministero della Giustizia, indicando i seguenti dati:

  • generalità e dati anagrafici;
  • codice fiscale;
  • estremi del proprio conto corrente bancario e postale;
  • importo dell’assegno di mantenimento da versare all’altro coniuge;
  • indirizzo di posta elettronica.

L’istanza sarà valutata dal Presidente del Tribunale entro 30 giorni.

Successivamente, qualora questo la ritenga ammissibile, la gira al Ministero della Giustizia che erogherà la somma richiesta. Sarà poi lo stesso Ministero a rivalersi sul coniuge per il recupero della somma.

L’aiuto del Fondo viene versato con cadenza trimestrale e nel caso in cui vengano meno i requisiti può anche essere revocato.

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Assegno di mantenimento: la decisione del giudice è retroattiva

Vista la complessità della disciplina che determina l’assegno di mantenimento è bene aggiornarsi sulle ultime sentenze della Cassazione con le quali viene fatta chiarezza su alcuni vuoti normativi.

A tal proposito nei mesi scorsi c’è stata una sentenza della Cassazione molto importante, la n°10.787 del 2017, con la quale è stato stabilito che la decisione del giudice riguardo alla riduzione dell’assegno di mantenimento è retroattiva.

Quindi, il nuovo importo non si calcola dalla data del deposito della sentenza, ma da quella di presentazione del ricorso al tribunale.

In questo modo vengono tutelati tutti quegli ex coniugi che non riuscendo a pagare l’importo dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice in sede di divorzio ne chiedono la riduzione ma devono aspettare diversi anni per la conclusione della causa.

Solitamente una causa di ricorso, infatti, dura circa tre anni durante i quali questo continua, seppur con difficoltà, a pagare gli assegni dovuti all’ex coniuge e ai figli.
Cosa succede quindi una volta che il giudice ha accolto la richiesta del ricorrente?


Fino alla suddetta sentenza della Cassazione non c’era una risposta chiara, ma grazie a questa ordinanza sappiamo che l’ex marito ha diritto alla restituzione delle somme versate nel periodo di pendenza della causa di revisione dell’assegno di mantenimento.

Assegno di mantenimento e assegno divorzile: quali differenze?

L’assegno di mantenimento e l’assegno di divorzio si differenziano innanzitutto per il periodo in cui questi vengono corrisposti: nel primo caso, infatti, viene riconosciuto al coniuge debole nel periodo della separazione, nel secondo una volta emessa la sentenza definitiva di divorzio.

Il calcolo dell’assegno di mantenimento si basa sul dovere di solidarietà materiale e morale che la legge stabilisce a carico degli sposi; ecco perché nel calcolare l’importo dell’assegno il giudice deve tenere conto del tenore di vita che il coniuge debole ha tenuto nel corso del matrimonio.

Lo stesso non vale per l’assegno divorzile riconosciuto - come rilevato da una recente sentenza della Corte di Cassazione - solo nel caso in cui il coniuge debole non sia autosufficiente. Con il divorzio, infatti, viene meno il dovere di solidarietà e per questo non c’è più l’obbligo di corrispondere al coniuge debole un assegno tale da permettergli il mantenimento dello stesso tenore di vita tenuto negli anni di vita coniugale.

Ecco perché qualora il coniuge debole abbia diritto all’assegno di divorzio, l’importo corrisposto dovrebbe essere sufficiente per il solo mantenimento. Quindi, mentre l’importo dell’assegno di mantenimento dipende dal reddito del coniuge forte, quello di divorzio no.

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