Assegno di divorzio, tenore di vita addio: quando spetta e come si calcola

Isabella Policarpio

14/10/2019

14/10/2019 - 11:12

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La Cassazione torna sull’assegno di divorzio e dice addio al criterio del “tenore di vita”. L’assegno spetta solo in caso di non indipendenza economica dell’ex coniuge. I dettagli della sentenza e l’evoluzione della giurisprudenza.

L’assegno di divorzio è uno degli argomenti sui quali la Corte di Cassazione torna più spesso, a causa del gran volume dei contenziosi sul suo ammontare.

Tra moglie e marito, infatti, in seguito al divorzio, spesso si fatica a trovare un accordo sull’ammontare del contributo economico conseguente alla cessazione del matrimonio.

Già da qualche tempo, la Cassazione ha ribadito la funzione “riequilibratrice” dell’assegno divorzile, sancendo che l’assegno all’ex coniuge deve avere la funzione di riequilibrare il patrimonio in considerazione del contributo fornito durante la vita di coppia. Adesso, con la sentenza 24934 del 2019, i giudici supremi hanno definitivamente abbandonato il criterio del “tenore di vita” stabilendo che anche la funzione riequilibratrice non possa dipendere esclusivamente dalla disparità economica degli ex coniugi. Detto a parole semplici, non basta che l’ex sia ricco per giustificare il “vitalizio” in capo all’altro coniuge.

In questo articolo faremo il punto della situazione sul calcolo dell’assegno di divorzio in base alle ultime sentenze della Cassazione, ripercorrendo quella che è stata l’evoluzione della giurisprudenza dalla sentenza Grilli sul tenore di vita fino ad oggi.

Assegno di divorzio addio tenore di vita, non basta il divario economico tra i coniugi

La disparità economica tra gli ex coniugi non giustifica sempre l’assegno di divorzio in favore del coniuge economicamente più debole. Sul tema torna la Corte di Cassazione con la sentenza numero 24934 del 2019 (in allegato).

Secondo i giudici, infatti, l’errata applicazione del “criterio del tenore di vita” porta ad equiparare l’assegno ad una sorta di vitalizio al coniuge meno abbiente, anche se non realmente bisognoso di sostegno economico.

Già l’ordinanza n. 5975/2019 aveva detto addio al tenore di vita, tuttavia molti giudici ancora faticano ad applicare i nuovi criteri. In particolare, adesso nella valutazione dell’ammontare dell’assegno divorzile, il giudice di merito deve prendere in considerazione il concreto contributo, economico e non, che l’ex ha apportato alla vita di coppia o familiare.

Tuttavia, in quest’ultima decisione gli ermellini stabiliscono che il divario reddituale non può sempre e comunque giustificare l’assegno, anche se in funzione riequilibratrice. Anzi, nel testo della sentenza i giudici ammoniscono sul fatto che, molto spesso, l’assegno di divorzio diventa quasi un prelievo forzoso delle risorse dell’uno come se si trattasse di un vitalizio per l’altro coniuge, anche laddove non ci siano concrete esigenze economiche.

Qui i dettagli della decisione:

Corte di Cassazione, sentenza numero 24934/2019
Clicca qui per scaricare

Dunque, il coniuge economicamente più forte è tenuto a versare l’assegno di divorzio solo in caso di:

“...non indipendenza economica e/o necessità di compensazione del particolare contributo dato da un coniuge durante la vita matrimoniale, a determinate condizioni.”

Assegno di divorzio, come è cambiato negli anni

La giurisprudenza sull’assegno di divorzio è molto corposa, essendo questo uno degli argomenti che ha generato il maggior numero di contenziosi.

Per tirare le somme dobbiamo necessariamente partire dalla sentenza 11504 del 2017, famosa come sentenza Grilli che ha segnato il superamento del criterio del “tenore di vita” adottato fin dal 1990 quando il matrimonio era ancora visto come un accordo patrimonialistico.

Oggi, invece, la stipulazione del matrimonio è un gesto di deliberata volontà legato all’effetto; così venendo meno l’aspetto patrimonialistico iniziale, non si vede perché questo aspetto debba essere prevalente dopo il divorzio. È errato quindi voler prolungare in maniera forzosa gli effetti del matrimonio anche dopo la sua fine.

Altro tassello importante è la sentenza 18287 del 2018 in cui la Cassazione stabilisce che i giudici chiamati a decidere l’ammontare dell’assegno devono prendere in considerazione il contributo dato durante il matrimonio, in funzione compensativa e non solo assistenziale.

L’ultima sentenza in ordine cronologico è quella che abbiamo analizzato nel paragrafo precedente: qui la Corte stabilisce che l’unico criterio guida è quello dell’indipendenza economica, ovvero l’assegno di divorzio deve avere una funzione di assicurare una vita dignitosa all’ex coniuge che non è economicamente indipendente. Quindi non basta il mero squilibrio economico o che uno dei due sia particolarmente benestante rispetto all’altro.

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