Multa di €19.000 a un pensionato. Ha aiutato suo cugino per qualche ora in pescheria

Ilena D’Errico

4 Gennaio 2026 - 23:41

L’Inps pretende 19.000 euro da un pensionato, colpevole di aver lavorato qualche ora nella pescheria del cugino nonostante la pensione anticipata, ma la vicenda è ancora in definizione.

Multa di €19.000 a un pensionato. Ha aiutato suo cugino per qualche ora in pescheria

In genere lavorare dopo la pensione è consentito e addirittura incentivato, ma non per chi usufruisce di alcune misure di pensionamento anticipato. Le conseguenze possono altrimenti essere pesantissime, come moltissimi pensionati stanno scoprendo in questi anni. Tra questi, l’ex panettiere Angelo Menapace, al centro di una turbolenta vicenda che sembra non arrivare a un finale soddisfacente e sta nel frattempo facendo il giro del mondo. Nel gennaio 2024, l’Inps ha chiesto al pensionato il pagamento di ben 19.000 euro, l’intera pensione percepita nell’anno precedente, a fronte di una presunta violazione.

L’uomo ha aiutato suo cugino per qualche ora in pescheria, guadagnando la modica cifra di 280 euro, ma secondo l’Ente previdenziale ha così violato il divieto di cumulo tra Quota 100 e i redditi da lavoro subordinato. L’interpretazione intransigente e a dir poco letterale offerta dall’Inps non è solo causa di clamore, ma di un vero terremoto giuridico.

Menapace, con l’assistenza dell’avvocato Giovanni Guarini, non ha certo intenzione di arrendersi dinanzi alla durezza dell’Inps. Dalla sua parte, peraltro, cominciano a collezionarsi varie vicende analoghe. Poche sono davvero favorevoli alla posizione dei pensionati, ma nel complesso il rumore sulle loro storie potrebbe richiamare l’attenzione del legislatore.

L’Inps gli chiede 19.000 euro indietro

Il collocamento in quiescenza con trattamenti anticipati come Quota 100, Quota 102 e Quota 103 prevede alcune restrizioni a fronte delle agevolazioni concesse. Tra i limiti, c’è il divieto di cumulo fra la pensione anticipata e i redditi da lavoro subordinato, ammettendo esclusivamente prestazioni di lavoro occasionale entro la soglia dei 5.000 euro annui. Per chi viola questa regola c’è una sanzione durissima, vale a dire la restituzione dell’intero trattamento pensionistico percepito nell’anno solare in cui ha percepito la retribuzione per il lavoro subordinato.

Tanto è quanto prevede l’apposita circolare dell’Inps, in un’interpretazione ritenuta corretta anche dalla Corte di Cassazione. È infatti ciò che è accaduto ad Angelo Menapace, che ha lavorato presso la pescheria del cugino per un totale di 30 ore, percependo un compenso di 280 euro.

Così, l’Inps gli ha chiesto la restituzione di 19.000 euro, richiesta contestata con un ricorso presso il tribunale del lavoro di Trento. Nell’attesa della sentenza, è stato anche tentato un vano appello al presidente Mattarella, liquidato dal direttore dell’Ufficio di presidenza, il dottor Andrea Fusco, secondo cui non c’è possibilità di intervenire “su altri organi dello Stato nell’esercizio di competenze ad essi assegnate dall’ordinamento”. La vicenda sembrerebbe concludersi, ma non è affatto così. Come sottolineato dall’avvocato Guarini, la posizione della Corte Costituzionale apre uno spiraglio significativo per i pensionati italiani.

Ancora speranza per i pensionati

Su sollecito del tribunale di Ravenna, che contestava l’incostituzionalità della sentenza con cui la Cassazione ha appoggiato circolare Inps per la privazione dei mezzi di sussistenza minimi, la Consulta è effettivamente intervenuta. No, la sentenza non è incostituzionale nel confermare la perdita del trattamento pensionistico nell’anno di percezione dei redditi da lavoro, ma perché non esclude interpretazioni conformi alla Costituzione e potenzialmente più miti.

Di fatto, i giudici di merito stanno spesso distaccandosi dalla decisione in questione, come abbiamo visto nella storica pronuncia del giudice Lavoro del Tribunale di Vicenza. Quest’ultima ha applicato la circolare Inps con quello che potremmo definire sano buon senso, considerando la sostanza prima della forma. A causa di un’interpretazione testuale, l’Inps contestava la violazione a un pensionato, chiedendogli la restituzione di 24.000 euro per aver fatto la comparsa in una serie Tv.

Una giornata e un pagamento di appena 78 euro, che sulla carta rientrano nel lavoro subordinato, ma che secondo il tribunale sono comunque “redditi di irrisorio importo derivanti da prestazioni del tutto isolate” compatibili con la pensione anticipata. Altri giudici hanno usato un criterio interpretativo analogo, poi sostenuti dalla decisione della Consulta, che non esclude posizioni simili. Nulla che renda meno intricata la vicenda, ma che, riprendendo le parole dell’avvocato Guarini, permette di riaprire la partita.

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