Il cambio dollaro yen (USD/JPY) esprime quanti yen giapponesi servono per comprare un dollaro statunitense ed è la seconda coppia più scambiata del Forex dopo l’euro-dollaro. Se il valore sale, il dollaro si rafforza; se scende, è lo yen ad apprezzarsi.
Dalla parità di Bretton Woods all’Accordo del Plaza
Nel 1949, nell’ambito del sistema di Bretton Woods, gli Stati Uniti fissarono il cambio a 360 yen per dollaro, livello rimasto in vigore fino alla fine della convertibilità del dollaro in oro nel 1971. Seguì un lungo apprezzamento della valuta giapponese, accelerato dall’Accordo del Plaza del settembre 1985: i Paesi del G5 concordarono di indebolire un dollaro ritenuto sopravvalutato e in circa tre anni l’USD/JPY scese da circa 240 a circa 128 yen. Lo yen, in altre parole, quasi raddoppiò il proprio valore.
Negli anni Novanta e Duemila, con la deflazione giapponese e i tassi a zero, la Bank of Japan ha adottato politiche monetarie ultraespansive, compresi i tassi negativi introdotti nel 2016 e il controllo della curva dei rendimenti.
Tassi, carry trade e interventi del Tesoro giapponese
Il motore principale del cambio è il differenziale tra i tassi della Federal Reserve e quelli della Bank of Japan, che spinge o frena il carry trade: chi prende a prestito yen a costo basso per investire in attività in dollari più redditizie. Quando il divario si allarga, lo yen tende a indebolirsi.
Nel 2022 e di nuovo nel 2024 il Ministero delle Finanze giapponese è intervenuto sul mercato per sostenere lo yen, in particolare quando il cambio ha superato quota 160 tra aprile e luglio 2024, ai massimi dal 1986. Nel marzo 2024 la Bank of Japan ha chiuso la stagione dei tassi negativi, avviando un graduale rialzo.
Lo yen resta inoltre una valuta rifugio: nelle fasi di forte avversione al rischio, come nell’agosto 2024, la chiusura rapida delle posizioni di carry trade può farlo apprezzare in pochi giorni. Tra i dati da seguire ci sono le decisioni di Fed e BoJ, l’inflazione e i salari in Giappone e i rendimenti dei Treasury USA.