Perché il crollo dello yen ai minimi dal 1986 è una buona notizia per il Bitcoin?

Redazione Money Premium

22 Luglio 2026 - 09:42

In attesa di un intervento della Banca del Giappone, il crollo dello yen peggiora complice anche una prospettiva economica non favorevole. Nel frattempo, vola il Bitcoin. Ecco perché.

Perché il crollo dello yen ai minimi dal 1986 è una buona notizia per il Bitcoin?

Oggi lo Yen ha raggiunto il livello più basso degli ultimi 39 anni contro il Dollaro, toccando quota 163 USD/JPY in un contesto di forte accelerazione degli acquisti di dollari, mentre i future sul Brent superavano i 92 dollari al barile a causa delle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.

Questo movimento non è un evento isolato ma il risultato di una combinazione di fattori geopolitici, di politica economica interna giapponese e di dinamiche strutturali del mercato dei cambi che stanno ridefinendo le prospettive per l’economia nipponica e per i flussi globali di capitale.

Il tasso di cambio USD/JPY si è mosso da livelli intorno ai 162,3-162,5 registrati solo pochi giorni prima (17-21 luglio 2026) fino a superare stabilmente il 163, con picchi intraday che hanno confermato il superamento della soglia psicologica e tecnica dei 162,36 toccati già il 30 giugno 2026, segnando così il minimo dal 1986.

Le cause della caduta dello yen

Le tensioni nel Golfo Persico, con il rischio concreto di interruzioni o minacce al transito attraverso lo Stretto di Hormuz, hanno spinto i prezzi del greggio verso l’alto: il Brent ha accelerato oltre i 92 dollari, un livello che amplifica immediatamente la bolletta energetica del Giappone. Il Paese importa oltre il 90% del proprio fabbisogno di energia e il deficit commerciale di giugno 2026 è stato già influenzato da questi costi crescenti.

Quando il prezzo del petrolio sale di 10 dollari al barile, il conto energetico giapponese aumenta di circa 4-5 trilioni di yen all’anno, peggiorando il saldo delle partite correnti e generando una domanda strutturale di dollari per pagare le importazioni. Questo meccanismo ha amplificato le vendite di Yen da parte di importatori e aziende energetiche, contribuendo direttamente alla rottura del livello dei 163.

Parallelamente, le aspettative di mercato legate al piano economico della premier Sanae Takaichi hanno alimentato ulteriori pressioni ribassiste sullo Yen. La leadership di Takaichi ha enfatizzato una politica fiscale “responsabile ma proattiva”, con investimenti massicci in 17 settori strategici (intelligenza artificiale, semiconduttori, difesa, biotecnologie, cantieristica) finanziati in parte con debito pubblico e un approccio che i mercati interpretano come meno aggressivo sul fronte del rialzo dei tassi rispetto a quanto sperato in precedenza.

La Banca del Giappone aveva già portato il tasso di riferimento all’1% a metà giugno 2026, il livello più alto dal 1995, accompagnando l’intervento con acquisti di Yen e aggiustamenti negli investimenti dei fondi pensione. Tuttavia, l’assenza di piani immediati per rivedere l’allocazione degli asset dei fondi pensione statali (GPIF) ha deluso le attese di un maggiore sostegno alla moneta nazionale attraverso flussi di capitale domestico. Il differenziale di rendimento tra i titoli del Tesoro americano a 10 anni (intorno al 4,63%) e i titoli di Stato giapponesi rimane ampio, sostenendo il carry trade e i flussi di capitali in uscita dal Giappone verso asset denominati in dollari.

Cosa cambia per l’economia giapponese?

Le implicazioni di uno Yen così debole sono profonde. Sul fronte delle esportazioni, le grandi multinazionali giapponesi come Toyota, Sony, Honda e Panasonic registrano un forte impulso: ogni punto di indebolimento dello Yen contro il Dollaro genera profitti aggiuntivi in yen stimati in decine di miliardi per le aziende dell’auto e dell’elettronica. Le stime di consenso indicano che un cambio stabile a 160-165 potrebbe aggiungere 1-2 punti percentuali alla crescita degli utili operativi delle società quotate nell’indice Nikkei 225 nel secondo semestre 2026. Tuttavia, questo vantaggio è parzialmente eroso dall’aumento dei costi delle materie prime importate, che per molte filiere (semiconduttori, chimica, alimentare) rappresentano una quota significativa dei costi di produzione.

Per le famiglie giapponesi l’impatto è nettamente negativo. L’inflazione importata legata all’energia e al cibo ha già portato l’indice dei prezzi al consumo core a superare stabilmente il target del 2% della Banca del Giappone, ma i salari reali continuano a faticare a tenere il passo. Con un cambio a 163, il costo di un barile di petrolio importato aumenta di circa il 15-18% rispetto a un cambio a 140, traducendosi in bollette elettriche e del gas più alte del 10-12% su base annua per il consumatore medio. Il deficit commerciale di giugno 2026, già negativo per diversi trilioni di yen, rischia di peggiorare ulteriormente se il Brent rimane sopra i 90 dollari, riducendo il surplus delle partite correnti che storicamente ha sostenuto lo Yen.

Il Bitcoin come rifugio sicuro

La debolezza prolungata della moneta giapponese ha spinto numerose aziende e investitori nipponici a diversificare le proprie riserve verso gli asset digitali. Secondo stime di Bloomberg, le aziende giapponesi hanno aumentato del 28% gli acquisti di Bitcoin e Ethereum rispetto al mese precedente, portando le allocazioni totali in crypto da parte di società quotate a circa 4,8 miliardi di dollari, contro i 3,7 miliardi di fine giugno. Molte imprese preferiscono ora Bitcoin ai Treasury USA decennali (rendimente al 4,63%), vista la perdita di valore dello yen del 22% negli ultimi 12 mesi.

Il carry trade yen-finanziato continua a giocare un ruolo chiave: si stima che oltre 180 miliardi di dollari siano ancora investiti in posizioni long su asset rischiosi (inclusi Bitcoin ed Ethereum) finanziate con prestiti in yen a costi vicini allo zero. Questo flusso ha sostenuto la liquidità del mercato crypto nelle ultime settimane. Mentre il USD/JPY toccava 163, Bitcoin si è mantenuto stabile tra 66.150 e 66.450 dollari, registrando una variazione intraday di appena +0,4%. Tuttavia, la correlazione a 30 giorni tra yen e Bitcoin è passata a -0,87, confermando che un ulteriore indebolimento della valuta nipponica tende a generare pressione ribassista a breve termine sulle crypto attraverso possibili unwind di carry trade.

Un movimento del cambio verso 165-170 potrebbe innescare liquidazioni per circa 12-15 miliardi di dollari di posizioni yen-finanziate, secondo i dati di Coinglass, con un potenziale aumento della volatilità realizzata di Bitcoin del 18-22% in pochi giorni. Nel medio termine però (6-12 mesi) la narrazione si inverte: Metrical Japan ha rilevato che il 41% degli investitori retail giapponesi sotto i 40 anni considera ormai Bitcoin una riserva di valore alternativa contro l’inflazione importata, con afflussi netti su ETF Bitcoin giapponesi per 870 milioni di dollari solo nelle ultime quattro settimane.