Tutte le azioni sotto attacco oggi. Perché Piazza Affari crolla?

Laura Naka Antonelli

03/03/2026

Focus sui forti sell che si sono abbattuti sulle azioni delle banche italiane. Nuovi scivoloni per i titoli MPS e Mediobanca.

Tutte le azioni sotto attacco oggi. Perché Piazza Affari crolla?

Piazza Affari sotto il fuoco dei sell, più della giornata di ieri, quando i mercati hanno riaperto dopo la pausa del fine settimana, pagando le conseguenze dei bombardamenti degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran del 28 febbraio scorso, e l’immediata reazione di Teheran.

Ieri l’indice Ftse Mib di Piazza Affari aveva chiuso in calo dell’1,97%, a quota 46.280,40 punti, limitando in qualche modo i danni.

Oggi, martedì 3 marzo 2026, gli smobilizzi hanno affondato il listino benchmark della borsa di Milano facendolo cadere nei minimi della seduta fino a -4,76%, a quota 44.077,23 punti. Il Ftse Mib ha poi terminato la sessione in ribasso del 3,92%, a quota 44.468,46 punti.

Colpa anche di Wall Street, che stavolta, contrariamente alla vigilia, sta collassando.

Alert per il Dow Jones, che è capitolato fino a -1.200 punti e che ora segna un tonfo di 958 punti, scendendo di quasi il 2% a quota 47.987 punti.

Gli altri due indici principali della borsa USA, ovvero lo S&P 500 e il Nasdaq, scivolano rispettivamente dell’1,63% e dell’1,73%.

In evidenza oggi anche il forte rialzo dello spread BTP-Bund a 10 anni, tornato a quota 70 punti base, sulla scia dell’impennata dei rendimenti dei BTP a 10 anni, balzati di oltre 10 punti base al 3,47%. A innescare le vendite, in generale, sui Titoli di Stato dell’area euro, sono stati diversi timori, che hanno per oggetto anche la direzione dei tassi di interesse dell’area euro decisa dalla BCE di Christine Lagarde. I timori sono esplosi a seguito della pubblicazione del dato relativo all’inflazione dell’area euro.

Prosegue intanto la settima emissione del BTP Valore, Titolo di Stato che ha una durata di 6 anni con scadenza al 10 marzo 2032, premio fedeltà pari allo 0,8% e cedole crescenti nel tempo pagate ogni tre mesi, secondo un meccanismo “step-up” di 2+2+2 anni.

Piazza Affari, Ftse Mib crolla di oltre -4,75% mentre infuria la guerra in Medio Oriente

Il listino Ftse Mib è quasi tutto tinto di rosso, mentre il conflitto in Medio Oriente si intensifica travolgendo tutti i Paesi del Golfo, che hanno detto subito di essere pronti a reagire agli attacchi sferrati da Teheran.

Israele continua nel frattempo ad attaccare il Libano, mentre durante la notte il Ministero della Difesa dell’Arabia Saudita ha annunciato che due droni iraniani hanno colpito l’ambasciata americana di Riyadh.

Nel frattempo, un portavoce dei Pasdaran ha anticipato quella che, a suo avviso, saranno “una grande svolta e una grande vittoria” per l’Iran e l’esercito israeliano (IDF) ha diramato un comunicato rendendo noto di avere colpito durante la notte il “quartier generale più centrale e significativo del regime” dell’Iran, impiegando 100 aerei da combattimento circa, che hanno sganciato più di 250 bombe.

Non solo. Le truppe di terra dell’esercito israeliano sono entrate in Libano, con il ministro della difesa israeliano Israel Katz che ha motivato la mossa con l’intenzione di proteggere le comunità israeliane dal “fuoco diretto”, a seguito degli attacchi di Hezbollah contro alcune basi militari di Israele.

Gli attacchi sono stati sferrati contro la base aerea di Ramat David e la base di Meron nel nord di Israele.

Nelle ultime ore, si è appreso che anche il Qatar ha attaccato l’Iran, e si parla di offensive aeree contro l’aeroporto Mehrabad di Teheran.

Dal canto suo il Presidente americano Donald Trump, interpellato dall’emittente NewsNation, ha sottolineato che si saprà “molto prestochi avrà il controllo dell’Iran.

Alta tensione tra Stati Uniti di Trump e Regno Unito di Starmer sull’Iran

Sale intanto la tensione tra gli Stati Uniti di Donald Trump e il Regno Unito di Keir Starmer che, in un intervento alla Camera dei Comuni, ha manifestato tutti i suoi dubbi sulla legalità degli attacchi USA contro l’Iran:

Ricordiamo tutti gli errori commessi in Iraq, e abbiamo imparato quella lezione. Ogni intervento del Regno Unito dovrà basarsi sempre sulla base del diritto, seguendo un piano praticabile e ben ponderato. È questo il principio che ho applicato alle decisioni che ho preso nel fine settimana”.

Immediata la reazione di Trump che, nel rilasciare un’intervista a Harry Cole, direttore politico del The Sun, ha lanciato un affondo contro Starmer “È un mondo diverso, in realtà. È semplicemente un tipo di rapporto molto diverso da quello che avevamo avuto in passato con il vostro Paese. È molto triste vedere che i rapporti non sono più chiaramente quelli di una volta”.

Trump ha anche criticato Starmer per aver “impiegato fin troppo tempo” a consentire alle forze militari degli Stati Uniti di utilizzare le basi aeree per attaccare l’Iran.

In un contesto in cui per il momento non si vede alcun presupposto che possa lasciar prevedere una de-escalation - semmai il contrario -, con il Medio Oriente in fiamme e le tensioni tra gli stessi alleati della NATO, i mercati vanno in tilt.

Ftse Mib, le azioni peggiori. Terza giornata consecutiva di forti sell su MPS e Mediobanca

Sul Ftse Mib di Piazza Affari sotto i riflettori il forte rialzo, delle azioni Lottomatica, che brindano alla pubblicazione dei conti del 2025. In lieve progresso anche Recordati.

Il titolo che ha indossato la maglia nera è Moncler, insieme a Hera, A2A, Prysmian, Saipem.

Molto male anche Italgas e UniCredit, che hanno perso più del 6%.

In generale, sono finite sotto attacco le azioni delle principali banche italiane quotate sul Ftse Mib della borsa di Milano, con il sottoindice di riferimento Ftse Italia Banche che è scivolato fino a -6,70%, portando la performance dell’ultimo mese a -12,3% circa.

Massima attenzione al trend delle azioni UniCredit, Intesa SanPaolo, Banco BPM, BPER, MPS, Mediobanca, Banca Popolare di Sondrio, Banca Mediolanum, Banca Fineco.

Le azioni MPS sono attaccate dai sell per la terza sessione consecutiva, affondando di oltre il 5%, Mediobanca capitola di oltre -6%.

MPS e Mediobanca in particolare hanno continuato a estendere la scia fortemente ribassista che ha preso il via venerdì scorso 27 febbraio, a seguito della presentazione del nuovo piano industriale 2026-2030 del Monte dei Paschi di Siena presentato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio.

Quel giorno è scoppiata anche la polemica sulle dichiarazioni rilasciate sul caso MPS da parte della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Così una nota di Equita diramata nella giornata di oggi, con cui ha confermato di avere una visione neutrale sulle azioni, con target price a quota €10,50, rispetto alla chiusura delle azioni di ieri, pari a quota € 8,1.

Oggi le azioni di Rocca Salimbeni hanno perso anche la soglia psicologica di 8 euro, scivolando a 7,683 euro.

Equita ha riportato che, “secondo quanto riportato da diverse fonti di stampa, il comitato nomine di MPS non avrebbe ancora definito la short list dei 20 nominativi da sottoporre all’approvazione del CDA e da presentare all’assemblea del 15 aprile. Le discussioni sarebbero tuttora in corso, tuttavia la lista dovrà comunque essere approvata entro il 5 marzo ”, praticamente entro due giorni.

Ancora la SIM, nel riportare le ultime voci di mercato:

“Le indiscrezioni indicano che l’elenco potrebbe includere più profili idonei al ruolo di CEO, senza un’indicazione esplicita sul candidato designato, rimettendo la scelta all’assemblea e al nuovo board. Alcuni articoli ipotizzano inoltre che nella short list possa non figurare l’attuale CEO Lovaglio. In particolare, La Repubblica - oltre a richiamare le frizioni con l’azionista Caltagirone - segnala che tale opzione sarebbe valutata anche per ragioni di opportunità, alla luce dell’inchiesta in cui Lovaglio risulta indagato. Infine, viene riportata la possibilità che, oltre alla lista del CDA, altri azionisti presentino una lista di maggioranza alternativa, nella quale Lovaglio potrebbe essere indicato come CEO qualora fosse escluso dalla lista del board. Le indiscrezioni confermano che l’incertezza sulla governance resta un fattore di rischio per il titolo”.

Impennata petrolio e prezzi gas zavorrano Piazza Affari e l’azionario globale

A far scendere l’azionario mondiale e Piazza Affari in particolare continua a essere l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas.

Per quanto riguarda le quotazioni del petrolio, sia il contratto WTI scambiato a New York che i prezzi del Brent schizzano di oltre il 7%, attestandosi rispettivamente a $76,83 e ben oltre $83 al barile.

Ma, per le borse europee, lo spettro porta il nome anche dei prezzi del gas scambiati ad Amsterdam, che sono arrivati a testare oggi i 60 euro al megawattora, dopo il boom della vigilia, pari a +50%.

Sia le quotazioni del petrolio che del gas scontano la chiusura dello stretto di Hormuz.

Nel commentare le ripercussioni della chiusura dello stretto Rick de los Reyes, Sector Portfolio Manager, T. Rowe Price, ha confermato che “gli investitori stanno osservando con grande attenzione lo Stretto di Hormuz, perché è l’arteria principale per i flussi globali di petrolio e GNL”, ricordando che “ circa un quinto del petrolio e del gas mondiale transita attraverso questo corridoio. I volumi di trasporto attraverso il corridoio sono in gran parte sospesi nell’immediato dopoguerra: se l’interruzione è relativamente breve, la storia suggerisce che i picchi di prezzo causati dalle tensioni geopolitiche possono attenuarsi una volta che l’incertezza inizia a diminuire”.

Petrolio e gas, Vontobel presenta i rischi principali per i mercati

In evidenza anche il commento di Kerstin Hottner, Head of Commodities, Vontobel:

“Lo Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il commercio energetico globale, ha di fatto cessato le operazioni a causa del conflitto. Questa via navigabile strategica, attraverso la quale vengono esportati circa 14 milioni di barili al giorno (mbpd) di petrolio greggio, 5-6 mbpd di prodotti petroliferi raffinati e 115 miliardi di metri cubi (BCM) di gas naturale liquefatto (GNL), è ora in stallo. Sebbene l’Iran abbia preso di mira le navi in transito nello stretto, non sono ancora stati intrapresi sforzi su larga scala per minare o bloccare completamente il passaggio. Inoltre, finora nessuna infrastruttura o impianto energetico di rilievo ha subito danni significativi”.

Elencati i rischi principali per i mercati:

  • Escalation dell’Iran: se l’Iran ritiene di non avere nulla da perdere, potrebbe intensificare le proprie azioni per danneggiare in modo più significativo gli Stati Uniti e i loro alleati, prendendo potenzialmente di mira infrastrutture energetiche critiche. Ciò potrebbe causare un forte aumento dei prezzi dell’energia e interruzioni prolungate dei flussi di petrolio e gas.
  • Conflitto regionale prolungato: un conflitto a lungo termine che coinvolga l’Iran, Israele e altri paesi del Medio Oriente potrebbe destabilizzare la regione per anni, mantenendo un sostanziale premio di rischio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio. Uno scenario del genere avrebbe implicazioni di vasta portata per i mercati energetici globali e la stabilità economica.
  • Volatilità dei mercati: l’incertezza che circonda il conflitto ha già introdotto una significativa volatilità nei mercati energetici. Prevediamo una certa ripresa con l’attenuarsi del conflitto, ma permane il rischio di ulteriori interruzioni.

Il responsabile della divisione di materie prime Vontobel conclude l’analisi favendo notare che “ il conflitto militare tra Stati Uniti e Iran ha creato un clima di grande incertezza per i mercati energetici globali” e che, “sebbene prevediamo che il conflitto avrà una durata relativamente breve, non è possibile ignorare il potenziale di escalation e di instabilità regionale a lungo termine”.

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