Turbolenze in arrivo sui mercati: 5 motivi di allarme

Violetta Silvestri

19/05/2023

Ci sono 5 motivi di allarme in arrivo per i mercati: quali eventi e dati economici possono innescare nuove turbolenze nelle Borse mondiali e nel sistema finanziario mondiale?

Turbolenze in arrivo sui mercati: 5 motivi di allarme

Mercati ancora in preda a turbolenze e imprevedibili segnali di allarme: i motivi sono almeno 5 e stanno per sconvolgere le Borse mondiali.

Nella settimana dal 22 al 26 maggio, infatti, il sentiment degli investitori sarà messo a dura prova con importanti eventi e dati a livello globale che potenzialmente possono far tremare gli asset, già colpiti da incertezza e volatilità ai massimi livelli.

Dagli Stati Uniti alla Cina, fino alle elezioni in Grecia e ai risultati macro statunitensi ed europei e alle attese sul rally della sterlina, gli allarmi di instabilità sono 5. La disputa sul tetto del debito a Washington che continua, gli elettori greci che si recano alle urne e i dati dagli Stati Uniti alla Cina e all’Europa potrebbero mostrare quanto velocemente l’inflazione e la crescita economica stiano rallentando.

1. Nuovi segnali dagli Usa

I dati critici sull’inflazione negli Stati Uniti consentiranno agli investitori di valutare se la Federal Reserve sarà in grado di mettere in pausa il suo ciclo di rialzi dei tassi di interesse, come molti a Wall Street si aspettano.

L’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE), monitorato dalla Fed, è atteso venerdì nell’aggiornamento sul mese di aprile.

L’indice ha guadagnato lo 0,1% a marzo. Questo è stato il più piccolo aumento da luglio e, con l’indice dei prezzi al consumo in rallentamento in aprile al di sotto del 5% su base annua, la speranza che il picco dei tassi sia raggiunto è aumentata.

Inoltre, i verbali dell’ultima riunione della Fed potrebbero fornire ulteriori indizi sull’avvicinarsi di una politica meno aggressiva sul costo del denaro.

Per i mercati si profila anche la scadenza del 1° giugno, entro la quale il governo federale potrebbe andare in default su alcuni debiti, a meno che il tetto del debito della nazione non venga revocato. Ci sono alcuni segnali positivi per un accordo, ma qualsiasi indizio che suggerisca che un accordo rimane irraggiungibile probabilmente peserà sui mercati.

2. L’Asia incerta con Cina e non solo

Il sentimento nei confronti della Cina sta cambiando, con la domanda dei consumatori poco brillante che interrompe la ripresa post-pandemia, molto attesa per compensare le flessioni statunitensi ed europee.

Lo yuan è ai minimi di 5 mesi e mezzo e l’indice di sorpresa economica di Citi per la Cina è al minimo da gennaio. Le aspettative di stimolo - monetario, fiscale o entrambi - sono in aumento. Tale contesto sarà messo alla prova lunedì, quando la banca centrale cinese stabilirà il tasso di prestito principale.

Inoltre, i dati sui prezzi al consumo di Tokyo di venerdì prossimo, che anticipano di diverse settimane i dati nazionali, sono al centro dell’attenzione degli osservatori della Bank of Japan. I trader hanno quasi rinunciato a uno spostamento da falco della BoJ a giugno, preparando potenzialmente i mercati a una brutta sorpresa se la lettura dei prezzi sarà molto forte.

3. PMI migliori, notizie peggiori per i mercati?

Per le azioni, i buoni dati possono essere cattive notizie.

L’indice composito dei responsabili degli acquisti statunitensi di S&P Global, visto come un indicatore in tempo reale delle condizioni commerciali, è salito per cinque mesi. Se il miglioramento continua nel prossimo sondaggio, in uscita il 23 maggio insieme ai PMI a livello globale, ciò potrebbe deludere gli investitori che hanno inseguito le valutazioni azionarie più in alto perché si aspettano una recessione.

I grandi titoli tecnologici che dominano gli indici statunitensi possono fare bene quando l’economia è debole, in quanto ciò incoraggia le scommesse che la Fed ridurrà i tassi, aumentando la propensione al rischio per le aziende innovative.

Per l’Europa, il quadro è misto. PMI migliori del previsto potrebbero giovare alle azioni regionali. Ma l’indice Stoxx Europe 600, in rialzo del 10% quest’anno, è stato sostenuto anche dai timori di recessione negli Stati Uniti che spingono gli investitori a diversificare in Europa.

4. Quale futuro in Regno Unito?

La sterlina è la valuta con le migliori prestazioni rispetto al dollaro finora quest’anno, grazie in parte alle aspettative che la Banca d’Inghilterra alzerà ulteriormente i tassi rispetto all’attuale 4,5%.

Eppure questa narrazione potrebbe perdere vigore se i dati sull’inflazione di aprile di mercoledì mostrassero che gli aumenti dei prezzi si stanno moderando.

L’inflazione nel Regno Unito è stata del 10,1% a marzo, la più alta dell’Europa occidentale. Ma da allora sono emersi alcuni segnali di raffreddamento dell’inflazione del mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione britannico che è salito al 3,9%. E mentre la crescita annuale dei salari si è mantenuta al 5,8% a marzo, c’è stato un ulteriore calo nel numero di persone che hanno cambiato lavoro.

Alcuni economisti ritengono che la crescita dei salari si indebolirà in futuro, suggerendo che i tassi britannici potrebbero aver raggiunto il picco e con esso la forza della sterlina.

5. La Grecia al voto: sarà caos?

La Grecia vota domenica 21 maggio. Il partito Nuova Democrazia del primo ministro Kyriakos Mitsotakis è in testa nei sondaggi, ma le elezioni potrebbero non produrre un vincitore assoluto e definitivo, dato il nuovo sistema di voto.

Sebbene sia probabile un governo di coalizione o un secondo voto a luglio, Mitsotakis spera di vincere un secondo mandato per continuare le riforme e stimolare ulteriormente la crescita. I mercati sono ottimisti; le azioni e le obbligazioni greche rimangono grandi outperformer.

Molti salutano le elezioni come l’ultimo passo verso una Grecia nuova, che rivendica un rating creditizio investment grade, oltre un decennio dopo che era stato declassato a spazzatura.

Syriza, partito dell’ex primo ministro Alexis Tsipras, che una volta si è scontrata con i creditori della Grecia, è seconda nei sondaggi. Syriza promette una spesa pubblica importante, tra cui un aumento dei salari, l’inversione delle riforme del mercato del lavoro e la nazionalizzazione dei servizi pubblici, politiche che logorerebbero i nervi del mercato. Ma non le tasche dei cittadini, ancora appesantiti dall’austerity e dal prezzo che è costata.