Mentre la maggior parte degli investitori retail italiani continua a guardare con diffidenza i mercati azionari europei, convinti che il Vecchio Continente sia strutturalmente incapace di generare valore come in America, i dati del secondo trimestre 2026 racconterebbero una storia molto diversa: potrebbe essere in corso uno dei cicli di crescita degli utili più forti degli ultimi tre anni, e in pochi sembrano essersene accorti davvero.
Se questa distanza tra percezione collettiva e realtà dei numeri fosse destinata a ridursi nel corso del secondo semestre, il mercato potrebbe dover riprezzare al rialzo le aspettative sugli utili europei, con conseguenze potenzialmente significative per chi è già posizionato e per chi invece aspetta ancora.
I numeri che rendono la tesi credibile
Con circa il 54% delle società dello STOXX Europe 600 che avrebbero già comunicato i propri risultati per il secondo trimestre 2026 al momento dell’analisi, la crescita aggregata degli utili per azione si attesterebbe attorno al 23% su base annua. Il dato acquista senso pieno solo se messo in relazione con ciò che gli analisti si aspettavano tre mesi prima: a fine marzo il consenso prevedeva una crescita dell’11,5%. Una divergenza del genere, maturata nell’arco di un singolo trimestre suggerirebbe un cambiamento nella capacità reddituale delle aziende europee.
La frattura tra narrativa e dato: un’opportunità strutturale?
Eppure la narrazione dominante sulle borse europee, quella che circola nei media finanziari generalisti e nei commenti più superficiali, continuerebbe a descrivere un’Europa incapace di competere con i grandi player tecnologici americani. Questa frattura tra percezione diffusa e segnale dei dati potrebbe configurarsi come la condizione che storicamente precede un fenomeno di repricing del mercato, ovvero una ricalibrazione delle quotazioni guidata dalla revisione al rialzo delle stime di consenso sugli utili attesi.
Per comprendere perché questa discrepanza si formi e persista, è necessario introdurre un elemento tecnico che raramente viene discusso nel dibattito retail. La struttura con cui si costruisce il consenso degli analisti in Europa differisce profondamente da quella americana. Negli Stati Uniti, circa il 53% delle società dello S&P 500 fornisce una guidance quantitativa degli utili, comunicando preventivamente al mercato una forchetta di riferimento per i propri risultati attesi. In Europa, questa pratica coinvolge appena il 5% delle aziende dello STOXX 600. Il meccanismo ha una conseguenza diretta e spesso sottovalutata: il consenso europeo si forma esclusivamente attraverso stime indipendenti degli analisti, senza un punto di ancoraggio fornito dall’emittente stesso. Le aziende americane, al contrario, tendono sistematicamente a comunicare aspettative al ribasso rispetto a ciò che poi effettivamente conseguono, una pratica nota come guidance conservativa, che gonfia artificialmente il tasso di sorpresa positiva, il cosiddetto beat rate. Quindi la crescita segue driver diversi: per questo l’Europa tende a tardare i movimenti, e gli USA invece ad anticiparli. Quindi potremo essere in tempo per un nuov mega trend? Le cose sono più complicate di così.
Settori trainanti e zone di debolezza
Il comparto energetico registrerebbe una crescita degli utili di circa il 116%, con ricavi in aumento del 35%, contribuendo da solo quasi 5,8 punti percentuali alla crescita complessiva dell’indice. Il petrolio si attesterebbe intorno ai $70,56 al barile, un livello che avrebbe sostenuto i margini del comparto senza comprimere eccessivamente la domanda a valle. I Materiali di Base mostrerebbero una crescita degli utili vicina al 95%, mentre il settore tecnologico segnerebbe un incremento del 19% sugli utili e del 15% sui ricavi, con un beat rate dell’82% sulle vendite e del 71% sugli utili. Questi tre comparti sembrerebbero stare sostenendo l’intera architettura dell’indice in modo non marginale.
Sul versante opposto si collocherebbe il Consumo Discrezionale, con un calo degli utili del 13% nonostante ricavi sostanzialmente invariati. La dinamica descrive una compressione dei margini operativi, ovvero la situazione in cui i costi crescono a un ritmo superiore rispetto ai ricavi, erodendo progressivamente la redditività. Capisci dove starebbe il valore?
Sul piano delle valutazioni, lo STOXX 600 tratterebbe attualmente a circa 14,8 volte gli utili attesi nei prossimi dodici mesi, contro una media decennale di 14,3 volte. Un premio del 3% rispetto alla media storica non segnala un mercato in territorio di bolla speculativa, ma indica che una parte del miglioramento reddituale potrebbe già essere incorporata nelle quotazioni correnti.
Quindi?
La tesi che emerge dall’insieme di questi dati non è che l’Europa potrebbe anche diventare improvvisamente il mercato azionario più attraente del mondo. È qualcosa di più sfumato, e forse proprio per questo più interessante per chi ragiona sul lungo periodo con attenzione al rischio.
Potrebbe essere in corso un riallineamento tra la percezione collettiva degli utili europei e la loro realtà effettiva. Un riallineamento che, se confermato dalla seconda metà della stagione degli utili, con il restante 46% delle società ancora da riportare, potrebbe tradursi in una revisione al rialzo del consenso e, con essa, di una parte delle quotazioni.
Il rischio principale? che le valutazioni siano state troppo annacquate da settori con crescita transitoria, come l’energetico. Però comunque ci sono altri segmenti che crescono, come banalmente il tech, che in Europa è sempre stato visto come un fanalino di coda dei mercati.