Tassi Fed, previsioni 2026 dopo il primo atto dell’anno sui tassi di Powell. Cosa prevedono analisti e mercati, con quel sospetto più che giustificato.
Tassi Fed: il primo dado del 2026 è tratto.
La banca centrale americana, guidata dal Presidente Jerome Powell, ha annunciato ieri, mercoledì 28 gennaio, di aver preso la decisione di lasciare i tassi USA fermi al 3,5%-3,75%.
La Fed ancora di Jerome Powell lascia tassi fermi per la prima volta da luglio 2025
Il primo atto del 2026 del FOMC, il braccio di politica monetaria della Fed, si è sostanziato dunque in un nulla di fatto sui tassi, come previsto dai mercati e dagli analisti, per la prima volta dal meeting del luglio del 2025.
Non solo: dal comunicato e dalle dichiarazioni rilasciate dal banchiere centrale Jerome Powell è emerso che la Federal Reserve non ha alcuna fretta di tornare ad attivarsi per tagliare i tassi, dopo le tre sforbiciate consecutive andate in scena tra il 17 settembre e il 10 dicembre del 2025.
Read Chair Powell's full opening statement from the #FOMC press conference (PDF): https://t.co/iJyaU9zhCd pic.twitter.com/4kvNAoQSdi
— Federal Reserve (@federalreserve) January 28, 2026
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Tassi Fed, la spiegazione di Powell. Perché tagliarli se l’economia USA sta bene e l’inflazione è ancora alta?
Inevitabili a questo punto le domande degli investitori, che guardano già avanti: i tagli dei tassi sono finiti?
Oppure ci sono validi motivi per pensare che la Fed possa tornare ad abbassarli e che a finire sono ’solo’ i tagli dell’era della presidenza di Jerome Powell?
Mentre gli economisti e i mercati elaborano e annunciano previsioni su come si evolverà la politica monetaria USA nel corso dell’anno va precisato che, nel decidere di non tagliare ulteriormente i tassi, in un contesto in cui l’inflazione negli Stati Uniti non è ancora tornata sotto controllo, Powell — il cui mandato da Presidente scade il prossimo 15 maggio — ha dato l’ennesima prova dell’indipendenza della Fed dalle continue pressioni del Presidente americano Donald Trump. Presidente Trump che lo attacca da più di un anno a causa di una politica sui tassi che, a suo avviso, sta frenando il potenziale di crescita del PIL USA.
Niente affatto, invece, secondo Powell, che ieri ha detto che la forza dell’economia americana lo sta addirittura sorprendendo, in quanto si sta mostrando più solida delle attese.
Il timoniere della Fed ha aggiunto che il tasso di disoccupazione - fonte di preoccupazione che aveva portato la Fed a tagliare i tassi per tre volte consecutive - si sta, inoltre, stabilizzando.
Perché dunque, secondo la logica della Fed, sostenere fondamentali economici che versano in buone condizioni di salute, accompagnati tra l’altro da un tasso di inflazione che non si è rimesso ancora in riga, come dimostrano gli ultimi dati?
Detto questo, guardando alle prossime riunioni del FOMC che lo vedranno ancora Presidente della Banca centrale, Powell non esclude nulla.
Nel commentare il trend dell’inflazione USA, che viaggia a un ritmo tuttora più alto del target del 2% della stessa Fed, il banchiere ha detto di prevedere che “ le conseguenze dei dazi sui prezzi dei beni toccheranno il picco, per poi iniziare a scendere, sempre se non ci saranno altri nuovi aumenti delle tariffe”, nel corso di quest’anno.
Se queste previsioni si concretizzeranno, ci saranno elementi che potranno avallare, ha fatto notare, la possibilità di
“allentare la politica (monetaria) ”.
Un’altra rassicurazione alle colombe è arrivata dalle parole con cui Powell ha sottolineato che, al momento, “nessuno” della Fed “ha come scenario di base un rialzo dei tassi”.
Ovviamente, tuttavia, a dettare legge alla Fed saranno ancora i dati macroeconomici. Tutte le opzioni rimangono comunque sul tavolo: una verità che chi sta elaborando le previsioni tiene in considerazione, guardando anche ai rischi che assillano gli analisti e, a quanto pare, lo stesso Powell (rischi di un eventuale nuovo indebolimento del mercato del lavoro e/o di una impennata dell’inflazione).
Il sospetto avallato dalla previsioni su tassi Fed per il resto del 2026
Rispondere alla domanda sul ritorno dei tagli dei tassi USA non è facile. Il sospetto, tuttavia, è che è possibile, se non molto probabile, che i tagli tornino quando Presidente della Fed non sarà più Powell, ma il suo successore, il cui nome sarà annunciato a breve dal Presidente degli States Donald Trump e che, sicuramente, sarà dovish, dunque favorevole a tagliare i tassi.
Considerando che Powell lascerà la poltrona della presidenza della Fed alla metà di maggio, è probabile che bisognerà attendere mesi prima di assistere a una nuova sforbiciata.
“ Uno scenario ragionevole è che la Fed tagli i tassi un’altra volta o due altre volte, ma che il processo (di allentamento) inizi verso la metà dell’anno”, ha commentato Jason Pride, responsabile della divisione di strategia degli investimenti e di ricerca di Glenmede.
Sotto i riflettori anche le previsioni sul trend dei tassi USA di Paolo Zanghieri, Senior Economist di Generali Asset Management, che ha fatto notare che “Powell ha precisato che il FOMC non ha preso decisioni in merito ai tempi o al ritmo di eventuali ulteriori tagli”, aggiungendo tuttavia che, “con un’economia in crescita a un ritmo sostenuto e una disoccupazione stabile, riteniamo probabile una pausa nei tagli dei tassi ”.
Ma fino a quando? “Ci aspettiamo ora che tale pausa duri almeno fino alla riunione di giugno, possibilmente sotto una nuova presidenza”.
Il sospetto che la Fed torni a tagliare i tassi solo con il successore di Powell è, dunque, più che fondato.
D’altronde, a dare ragione a Powell è il contesto macroeconomico degli Stati Uniti e lo stesso valore attuale dei tassi.
L’economista senior di Generali Asset Management ha sottolineato infatti che “il tasso ufficiale si colloca all’interno dell’intervallo delle stime di neutralità (sebbene vicino al limite superiore) ”, osservando che “Powell ha sostenuto che, alla luce della forza dei dati recenti sull’attività economica, è difficile affermare che l’orientamento della politica monetaria sia eccessivamente restrittivo”.
Ancora, “ i rischi al rialzo per l’inflazione e quelli al ribasso per l’occupazione si sono entrambi ridotti rispetto alla riunione di dicembre, riducendo la tensione tra i due obiettivi; inoltre, gli effetti ritardati dei precedenti tagli dei tassi dovrebbero contribuire alla stabilizzazione del mercato del lavoro”.
Goldman Sachs vede pausa prolungata tassi Fed. Basta tagli di Powell per non piegarsi a Trump?
Pausa prolungata dei tassi USA, dunque niente tagli, anche secondo Kay Haigh, global co-head of Fixed Income and Liquidity Solutions di Goldman Sachs Asset Management, che si è così espresso:
“La Fed è probabilmente destinata a una pausa prolungata, poiché la solidità dei dati sull’attività economica e i segnali di stabilizzazione del mercato del lavoro indicano una scarsa necessità di ulteriori interventi precauzionali. Tuttavia, ci aspettiamo che l’allentamento della politica monetaria riprenda più avanti nel corso dell’anno, quando una moderazione dell’inflazione consentirà due ulteriori tagli di ‘normalizzazione’, riportando i tassi verso i livelli che i membri neutri del FOMC considerano neutrali.”
Simile l’outlook dei mercati, con il CME FedWatch Tool che indica come i futures sui fed funds stiano prezzando altri due tagli ai tassi USA di 25 punti base entro la fine del 2026.
Dalle previsioni degli economisti e dei mercati - che tengono in considerazione ovviamente anche quanto emerso dal dot plot annunciato dalla Fed nell’ultima riunione del 2025 - emerge che i tagli della Fed non finiranno per essere mandati in soffitta. Ma che ad annunciarli, molto probabilmente, non sarà più, per l’appunto, Powell.
Niente riduzioni dei tassi per confermare che la Fed non si piegherà mai, almeno fino a quando sarà guidata da lui, alle minacce e ai dettami di Donald Trump?
Molto probabilmente la risposta a questa domanda è affermativa. Ma è anche vero che sono gli stessi fondamentali economici a dare ragione, per ora, al banchiere. Così come è vero che sono anche i mercati a gelare le ambizioni super dovish di Trump e fino, addirittura, al 2028.
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