Altro che tagli dei tassi. I mercati scommettono sempre di più su un rialzo dei tassi da parte della Fed di Warsh in questa data.
Il market mover tanto atteso dai trader e gli investitori, ovvero quello dei Non Farm Payrolls, termometro delle condizioni del mercato del lavoro USA, è finalmente arrivato.
E le indicazioni, per chi attende di sapere cosa accadrà ai tassi USA al termine della prossima riunione della Fed, la prima in cui a presiedere l’istituzione sarà il neo Presidente Kevin Warsh, non sono di conforto per le colombe.
Lo si vede dalla reazione dei mercati, soprattutto da quella dei Treasury, dove i rendimenti decennali, a seguito della pubblicazione del report occupazionale USA, sono balzati subito di 5 punti base, al 4,534%, toccando il record dal 21 maggio scorso.
Ancora più forte lo scatto dei rendimenti dei Treasury a 2 anni, volati di 7 punti base al 4,115%, al massimo dallo scorso 20 maggio.
Motivo: dagli NFP (Non Farm Payrolls) è emerso che il mercato del lavoro degli Stati Uniti è più che solido.
Non Farm Payrolls schizzano di 172.000 a maggio, colpo di grazia a speranze tagli tassi Fed
Nel mese di maggio, le buste paga USA - cosiddetti Non Farm Payrolls (NFP) - sono aumentate di fatto di ben 172.000 unità, più del doppio rispetto alle stime del consensus, pari a un aumento di 85.000 unità.
Non solo: il Bureau of Labor Statistics ha reso noto di avere rivisto al rialzo il dato di aprile, comunicando che la crescita dei Non Farm Payrolls, nel mese, è stata pari a +179.000 unità, rispetto all’aumento di 115.000 buste paga inizialmente comunicato.
Ancora, l’aumento degli NFP di marzo è stato di 214.000 unità, meglio della crescita pari a +185.000 annunciata in precedenza.
Praticamente, la revisione netta al rialzo delle buste paga degli ultimi due mesi è stata di ben 93.000 unità.
Tutti questi numeri inviano un messaggio ben preciso, sia a Kevin Warsh, prossimo a rispondere alle domande dei giornalisti il prossimo 17 giugno, a seguito dell’annuncio della Fed sui tassi USA, per la prima volta nelle vesti di Presidente dell’istituzione, che alla colomba numero uno degli States, ovvero al Presidente americano Donald Trump: il mercato del lavoro USA sta più che bene.
Dunque, tagliare i tassi USA, soprattutto in un contesto in cui l’inflazione corre, non è affatto necessario.
Più che tagliare i tassi, piuttosto, e proprio a causa della corsa dei prezzi, ormai si inizia a parlare della necessità che la Fed faccia l’opposto, ovvero che vari una misura restrittiva.
La pubblicazione degli NFP è stata seguìta infatti subito dall’aumento delle scommesse su un rialzo dei tassi USA, per la precisione nella riunione di dicembre di quest’anno.
Le probabilità di una stretta monetaria successiva all’ultima riunione del FOMC dell’anno dell’8-9 dicembre 2026 sono salite in modo significativo, dal 45% al 61%.
Nel prossimo meeting del 16-17 giugno, invece, dove la Fed annuncerà le proprie decisioni di politica monetaria per la prima volta sotto la presidenza di Warsh, i tassi saranno lasciati secondo i mercati e gli analisti di nuovo fermi, alla forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%.
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Mercato lavoro USA, non solo Non Farm Payrolls. Tasso disoccupazione invariato a maggio
Dal report di oggi è emerso anche che il tasso di disoccupazione si è confermato invariato, nel mese di maggio, al 4,3%.
Quello USA non è insomma certo un mercato del lavoro che sta lanciando un appello per essere salvato. Tutt’altro.
A confermarlo alcuni economisti, che hanno commentato i numeri appena arrivati mettendo in evidenza il ritorno delle assunzioni.
“La recessione delle assunzioni è finita. Le aziende americane sono tornate ad assumere ”, ha commentato alla CNBC Heather Long, responsabile economista presso la Navy Federal Credit Union. “Questo è un report occupazionale forte sotto tutti i punti di vista ”.
Tutto, mentre l’inflazione USA continua ad accelerare il passo, tanto da essere balzata di ben il 3,8%.
La prospettiva di una Fed nelle mani di Kevin Warsh pronta a tagliare i tassi, così come ha auspicato da Trump, che ha scelto il banchiere nella speranza di veder esaudito il suo desiderio di una politica monetaria più espansiva, si smorza così sempre di più.
È improbabile, infatti, che Warsh soddisfi l’auspicio del Presidente americano, continuamente disatteso nell’era di Powell, giunta ormai a conclusione.
Tornando intanto al report di oggi, la solidità del mercato del lavoro USA è stata confermata anche dal tasso di partecipazione alla forza lavoro, pari al 61,8%.
A essere confermato tuttavia è stato anche il motivo del mal di testa che assilla la Fed, così come anche i cittadini americani, ovvero l’inflazione.
I salari sono saliti infatti su base annua del 3,4%, in linea con le attese, ma a un ritmo ancora importante: fattore che invita la Banca centrale USA a non abbassare la guardia contro le pressioni inflazionistiche.
Per quanto riguarda i settori del mercato del lavoro USA, nel comparto privato, in generale, le buste paga sono aumentate di 120.000 unità, più del rialzo atteso di 85.000 unità, mentre nell’industria manifatturiera l’aumento è stato di 7.000 unità, oltre alla crescita di 2.000 unità stimata.
In evidenza anche la crescita dei nuovi posti di lavoro nell’amministrazione USA, pari a 52.000 unità, in ripresa rispetto alla flessione dei NPL di 8.000 unità di aprile.
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