Previsioni riunione Fed oggi, basta tagli tassi da Powell? Outlook fino al 2028, dai mercati schiaffo sonoro a Trump

Laura Naka Antonelli

28/01/2026

Altro che tagli tassi di 150 punti base nel 2026 come auspicato dalla Super colomba di Trump. Le previsioni per la riunione della Fed di oggi, 28 gennaio. E fino al 2028.

Previsioni riunione Fed oggi, basta tagli tassi da Powell? Outlook fino al 2028, dai mercati schiaffo sonoro a Trump

Il conto alla rovescia è agli sgoccioli: mancano poche ore al primo annuncio sui tassi del 2026 della Fed, ancora nelle mani del Presidente Jerome Powell.

Ma a fioccare non sono solo le previsioni sull’esito della riunione del FOMC, il braccio di politica monetaria della Banca centrale americana, che prenderà il via oggi, per concludersi oggi, mercoledì 28 gennaio 2026.

L’annuncio della decisione presa sui tassi arriverà come di consueto alle 20 ora italiana. Seguirà alle 20.30 la conferenza stampa con cui il Presidente della Federal Reserve illustrerà le scelte di politica monetaria prese dal FOMC, dando magari indicazioni su cosa accadrà nelle riunioni successive del board.

Tassi Fed, verso primo atto tassi del 2026

Mentre si attende con ansia il nome del successore di Jerome Powell - il cui mandato da Presidente scade il prossimo 15 maggio 2026 - che sarà annunciato a giorni da Donald Trump, i mercati continuano a tracciare l’outlook sui tassi per il periodo post-Powell e le notizie per il tycoon non sono buone. Anzi.

Il messaggio che arriva dai futures sui fed funds gela l’obiettivo numero uno del Presidente degli Stati Uniti: far sedere sullo scranno più alto della Federal Reserve un banchiere centrale che sia prima di tutto dovish, ovvero che risponda ai suoi diktat tagliando il più possibile i tassi.

Un sogno destinato tuttavia, secondo i mercati, a scontrarsi in modo piuttosto violento con la realtà, frantumandosi in mille pezzi.

Veniamo ai fatti.

Con l’ultimo atto con cui ha chiuso il 2025, quello che risale al 10 dicembre scorso, la Fed - finita da più di un anno sotto l’assedio di Trump - ha tagliato i tassi USA, ergo i tassi sui fed funds, di 25 punti base, facendoli scendere dal range precedentemente compreso tra il 3,75% e il 4% alla nuova forchetta tra il 3,5% e il 3,75%.

Nell’annunciare anche il nuovo dot plot e le nuove proiezioni economiche stilate dallo staff dei suoi economisti, la Banca centrale americana ha presentato un quadro caratterizzato da una crescita solida del PIL, da un mercato del lavoro più debole ma contrassegnato allo stesso tempo da un tasso di disoccupazione stabile, e da una inflazione ancora ostinata, confermata dai recenti dati.

Cosa aveva detto Powell dopo l’ultimo annuncio della Fed sui tassi del 2025

Commentando il terzo taglio consecutivo dei tassi del 2025, quel giorno il Presidente dell’istituzione Jerome Powell ha affermato che “ non abbiamo preso alcuna decisione riguardo a gennaio ”, avendo cura di aggiungere che “tutti dovrebbero capire che centreremo il target del 2% dell’inflazione ”.

Powell ha ammesso allo stesso tempo che “il mercato del lavoro (USA) fa fronte a rischi significativi al ribasso ” spiegando che “è probabile che l’effetto dei dazi (di Trump) sui prezzi sarà straordinario”.

Detto questo, con l’inflazione USA ancora piantonata a livelli indesiderati, il banchiere ha ammesso che, “se non dovessi preoccuparmi del mercato del lavoro, i tassi sarebbero più elevati ”.

Alta tensione all’interno della Fed e tra Powell e Trump. Lo shock dell’indagine penale

La tensione, all’interno della Fed, è tuttavia accesa.

Dalle minute relative a quell’ultimo meeting dell’anno 2025 del FOMC, è emersa infatti una banca centrale sempre più spaccata, alle prese con una battaglia intestina su cosa fare con i tassi.

Con l’inizio del nuovo anno, le opinioni e i commenti sul destino della Fed e della sua indipendenza si sono sprecati.

C’è chi, per esempio, ha lanciato un avvertimento sul rischio che una Fed al servizio di Trump possa finire per dare il colpo di grazia a un asset ben preciso, facendone schizzare invece un altro.

Non è mancata poi la notizia shock che ha confermato la battaglia che va ancora avanti tra Jerome Powell - alfiere indiscusso dell’indipendenza della Fed - e l’amministrazione Trump, ovvero la decisione del Dipartimento di Giustizia USA di mettere sotto indagine penale il banchiere centrale, per motivi che lo stesso accusato ha definito pretesti.

È stato lo stesso Powell ad annunciare di essere finito sotto attacco, con un video pubblicato dall’account su X della Federal Reserve.

Risultato: i mercati sono andati nel panico e l’indice dalla paura VIX è schizzato al rialzo, di pari passo con la paura di una Banca centrale americana destinata a essere ’commissariata’ da Donald Trump, ossessionato dall’obiettivo di far scendere i tassi USA il più possibile, a dispetto delle pressioni inflazionistiche che non sono ancora tornate al livello a cui punta la Fed.

Previsioni riunione Fed 28 gennaio e fino al 2028. I mercati si fanno beffe dei deliri dovish di Trump

Nel bel mezzo delle schermaglie continue di Trump, che hanno dato vita ormai a una vera guerra tra Powell e la Casa Bianca, gli economisti e i mercati non hanno tuttavia cambiato idea sull’esito della prima riunione del FOMC del 2026, che si concluderà domani con l’annuncio sui tassi, atteso per le 20 ora italiana.

Secondo le previsioni del consensus degli analisti, la Fed lascerà i tassi fermi all’attuale range compreso tra il 3,5% e il 3,75%, non solo domani, ma per molti mesi ancora.

In generale, per avere un’idea di come i mercati stessi si stiano facendo beffe degli appelli super dovish di Trump, sul mercato dei futures sui fed funds le scommesse sono, per l’intero 2026, di sforbiciate ai tassi pari ad appena 44 punti base, e di un primo taglio, con una probabilità del 100%, soltanto nel mese di luglio.

Altro che quei tagli di ben 150 punti base nel corso del 2026 invocati dall’esponente del FOMC Stephen Miran, la Super colomba nominata l’anno scorso dal Presidente Trump.

Non solo.

Secondo i mercati i tassi sui fed funds rimarrano al di sopra della soglia chiave del 3% fino al 2028. Il che significa che perfino il successore di Powell su cui Trump ripone tutte le sue speranze dovish potrebbe alla fine essere costretto a capitolare di fronte alla realtà dei fatti: che è quella di un’inflazione, tra l’altro scatenata dagli stessi dazi imposti dal Presidente, che non consentirà alla Federal Reserve di tagliare i tassi.

A meno che il successore di Powell non scelga di passare alla storia come fantoccio di Trump, compromettendo l’indipendenza della banca centrale.

I tassi USA rimarranno al di sopra della soglia del 3% almeno fino al 2028 I tassi USA rimarranno al di sopra della soglia del 3% almeno fino al 2028 Il messaggio direttamente dai mercati e a dispetto dei deliri ultra dovish di Trump e delle sue colombe. Tassi USA sopra il 3% almeno fino al 2028 (Fonte LSEG Datastream)

Tassi Fed, le previsioni su cosa accadrà oggi di AllianceBernstein

Tornando all’esito della riunione di oggi, in evidenza il commento e le previsioni di Eric Winograd, responsabile economista della divisione USA di AllianceBernstein, che ha offerto un aggiornamento a 360° sull’attuale posizione in cui versa la Fed, alle prese da un lato con una situazione economica non troppo sfidante e un contesto politico che, al contrario, delinea una partita a scacchi non semplice da dirimere.

Winograd ha ricordato anche il caso della governatrice Lisa Cook, che il Presidente americano Donald Trump vuole rimuovere a tutti i costi:

“Questo inizio 2026 per la Federal Reserve vede nel menu molto più delle semplici decisioni di politica monetaria. Il nodo dell’indipendenza della Banca centrale USA è uno dei principali fattori di attenzione. La Corte Suprema ha ascoltato le argomentazioni nel caso Trump VS Cook, in cui il Presidente ha rivendicato il diritto di rimuovere la Governatrice Lisa Cook sulla base di presunte irregolarità in ambito di mutui antecedenti all’inizio del suo mandato. L’impressione condivisa da molti analisti giuridici è che la Corte sia orientata a lasciare la Governatrice Cook al suo posto. È inoltre probabile che, in un secondo caso (Trump vs. Slaughter), la Corte Suprema introduca un’esenzione specifica per la Federal Reserve, riconoscendo al contempo al Presidente il diritto di rimuovere i vertici di altre agenzie indipendenti istituite dal Congresso”.

Parallelamente, tuttavia”, ha aggiunto l’economista, “ l’Amministrazione sembra intenzionata a perseguire penalmente il Presidente della Fed, Jerome Powell, per presunte responsabilità legate agli sforamenti di costo nella ristrutturazione degli edifici della Federal Reserve. Si tratta, evidentemente, di un’ulteriore escalation negli attacchi all’indipendenza istituzionale, alla quale la Fed ha risposto con una propria dichiarazione ufficiale. L’intero confronto è straordinario e rende evidente quanto siano elevati i rischi in gioco ”.

Quali sono, dunque, le implicazioni sui tassi per la Federal Reserve?

Secondo il responsabile economista della divisione USSA di AllianceBernstein, “nel brevissimo termine, il FOMC si riunirà e con ogni probabilità manterrà i tassi invariati. Con un mercato del lavoro stabile, un’inflazione persistente e superiore all’obiettivo e una crescita economica e mercati finanziari entrambi solidi, non vi sono motivazioni per un taglio dei tassi in questa fase, soprattutto ora che il tasso di policy è rientrato nell’intervallo delle stime di neutralità”.

La view è che “i tagli riprendano più avanti nel corso dell’anno, principalmente in previsione di un ulteriore indebolimento del mercato del lavoro ”.

Winograd ha precisato che, in ogni caso, “serviranno evidenze concrete affinché il Comitato torni ad agire. La pausa attuale è motivata da ragioni economiche, non politiche. Detto ciò, la dimensione politica non può più essere ignorata ”, in un contesto in cui “il prossimo nodo cruciale per la Fed riguarda la successione”.

Il punto è che “l’intensificarsi degli attacchi all’indipendenza della Fed ha però complicato il processo di successione sotto due profili”.

Il nodo della successione. Chi sostituirà il Presidente Jerome Powell?

Eric Winograd, Chief US economist di AllianceBernstein, lo spiega bene:

“In primo luogo, alcuni senatori, il cui voto è necessario per confermare qualsiasi nomina, hanno dichiarato che non procederanno finché l’azione legale contro Powell non verrà archiviata. Ritengo che la questione possa essere risolta o attraverso l’abbandono dell’indagine da parte dell’amministrazione o tramite un ripensamento dei senatori, come già accaduto su altri temi nell’ultimo anno. In assenza di un’azione del Senato, Powell probabilmente rimarrebbe Chair fino alla conferma del suo successore. In secondo luogo, Powell potrebbe decidere di rimanere in carica come Governatore anche dopo la sua sostituzione come Chair. Il suo mandato da Governatore scade infatti il 21 gennaio 2028. In circostanze analoghe, i precedenti Chair hanno generalmente rassegnato le dimissioni, ed è da tempo che mi aspetto che Powell faccia lo stesso. Tuttavia, qualora ritenesse che la sua permanenza possa contribuire a tutelare l’indipendenza della Fed, l’Amministrazione avrebbe margini di intervento molto limitati”.

E proprio “questa incertezza rende altamente probabile che l’amministrazione (Trump) nomini il prossimo Chair della Fed per occupare l’attuale seggio vacante nel Board, oggi temporaneamente affidato al Governatore ad interim Miran. Qualsiasi candidato esterno dovrebbe infatti essere prima nominato Governatore per poi assumere la Presidenza; se Powell non lasciasse il suo incarico da Governatore, quel seggio non sarebbe disponibile”.

Winograd ha fatto notare che, “considerati i tempi della conferma al Senato, una nomina dovrà avvenire nelle prossime settimane. I candidati esterni discussi pubblicamente sono Kevin Hassett, Kevin Warsh e Rick Rieder, e i book maker hanno oscillato tra questi nomi in base alle dichiarazioni pubbliche del Presidente Trump. Il candidato interno è l’attuale Governatore Christopher Waller. La figura che probabilmente soddisfa più requisiti è il Segretario al Tesoro Bessent, che tuttavia ha dichiarato di non essere interessato all’incarico. Anche qualora accettasse, la sua uscita lascerebbe un vuoto significativo al Dipartimento del Tesoro”.

L’esperto di Alliance Bernstein ha concluso la sua analisi facendo notare che Trump “è alla ricerca di una figura che sia qualificata, leale, favorevole a tassi più bassi, in grado di rassicurare i mercati sulla propria indipendenza e capace di convincere il resto del FOMC ad allinearsi alle sue preferenze di policy”.

Un insieme di requisiti non facili da soddisfare. Motivo per cui “ il Presidente potrebbe essere costretto a scendere a compromessi su alcuni di questi criteri; quali elementi verranno sacrificati determineranno la reazione dei mercati”.

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