Tassi USA e guerra Fed-Trump, Powell sotto indagine penale federale. “Il vero motivo è questo” (VIDEO)

Laura Naka Antonelli

12/01/2026

L’annuncio arrivato dallo stesso Jerome Powell, presidente della Fed, finito sotto una indagine penale federale dopo i continui insulti di Trump contro le scelte sui tassi.

Tassi USA e guerra Fed-Trump, Powell sotto indagine penale federale. “Il vero motivo è questo” (VIDEO)

Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, è sotto indagine penale federale.

L’annuncio è arrivato nella serata di ieri, domenica 11 gennaio 2025, dallo stesso numero uno della banca centrale statunitense, che è andato tuttavia dritto al punto, definendo l’indagine — formalmente legata ai lavori di ristrutturazione della sede centrale della Federal Reserve, del valore di 2,5 miliardi di dollari — il risultato degli attacchi lanciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro la politica dei tassi di interesse USA decisa dalla Fed.

Da Trump attacchi continui contro Powell per politica su tassi USA. Le minacce di licenziamento

L’indagine penale federale che ha colpito il banchiere centrale non ha precedenti nella storia della Federal Reserve e segue gli attacchi di Donald Trump contro Jerome Powell, che vanno avanti dall’inizio del 2025 quando Trump, a seguito della vittoria alle elezioni americane del novembre del 2024, è tornato alla Casa Bianca.

Le critiche di Trump, culminate in insulti anche feroci contro Powell sono state continue, traducendosi in un vero e proprio accanimento politico dell’amministrazione USA contro la Fed, che ha fatto paventare ai mercati anche il licenziamento in tronco del banchiere centrale da parte di Trump. Cosa che Trump stesso non ha avuto remore a ribadire anche verso la fine del 2025, reiterando la propria opposizione contro Powell: “Uno stupido, fosse per me lo caccerei subito ”.

Il motivo è stato sempre quello: la riluttanza del timoniere della Fed a tagliare i tassi, che è andata avanti per tutto il 2025, fino a quando Powell non ha deciso a favore di un primo allentamento della politica monetaria: il primo del 2025, - e il primo dopo l’ultima sforbiciata che era stata annunciata a dicembre del 2024 - al termine della riunione del FOMC di settembre, dopo nove mesi di stop.

I tassi sui fed funds USA sono stati poi tagliati altri due volte: l’ultima volta nel mese di dicembre, con l’ultimo atto di Powell dell’anno, quando sono scesi dal precedente range compreso tra il 3,75% e il 4% alla nuova forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%.

L’annuncio di Powell con un post su X, “tutte scuse, io indagato per questo motivo”

Così il presidente della Fed Jerome Powell, in un post che è stato pubblicato dall’account della Federal Reserve su X, nel rendere noto di essere indagato dal Dipartimento di Giustizia USA.

Buona sera”, ha iniziato Jerome Powell il discorso con cui ha annunciato di essere finito sotto inchiesta delle autorità federali USA: “Venerdì sera il Dipartimento di Giustizia ha notificato alla Federal Reserve mandati di comparizione del grand jury, minacciando un’incriminazione penale relativa alla mia testimonianza davanti alla Commissione bancaria del Senato lo scorso giugno”.

Il presidente della Banca centrale americana ha continuato, chiarendo di avere un “ profondo rispetto per lo stato di diritto e per chi deve essere considerato responsabile all’interno della nostra democrazia” e aggiungendo che “nessuno — certamente non il presidente della Federal Reserve — è al di sopra della legge ”.

Detto questo, ha continuato Powell, “questa azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle pressioni crescenti dell’amministrazione (Trump) ”.

La verità, infatti, è che “questa nuova minaccia non riguarda la mia testimonianza (al Congresso) del giugno scorso o la ristrutturazione degli edifici della Federal Reserve. Non riguarda il ruolo della Supervisione del Congresso”, visto che “la Fed, attraverso testimonianze e altre divulgazioni pubbliche, ha compiuto ogni sforzo per tenere il Congresso informato del progetto di ristrutturazione”.

La verità, ha fatto notare Powell nel rendere noto di essere finito nel mirino del Dipartimento di Giustizia, è che “ queste sono scuse ”.

Il vero motivo, ha detto infatti chiaro e tondo il numero uno della Fed, pur mantenendo l’aplomb britannico che lo ha sempre contraddistinto, è un altro:

La minaccia di incriminazioni penali è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve stabilisce i tassi di interesse sulla base della sua migliore valutazione di ciò che è nell’interesse pubblico, piuttosto che seguire le preferenze del Presidente ”.

Powell sotto indagine penale federale, “tassi fissati in base a condizioni economiche o intimidazioni?”

A questo punto, ha chiesto e si è chiesto Jerome Powell, “la questione è se la Fed potrà continuare a fissare i tassi di interesse basandosi sulle prove e sulle condizioni in cui versa l’economia — oppure se, invece, la politica monetaria sarà diretta da pressioni o intimidazioni politiche ”.

Powell ha così concluso il suo discorso:

“Ho prestato servizio presso la Federal Reserve sotto quattro amministrazioni, sia repubblicane che democratiche. In ogni caso ho svolto i miei compiti senza timori o favori politici, focalizzandomi soltanto sul nostro mandato di stabilità dei prezzi e sulla massima occupazione. Prestare un servizio pubblico richiede talvolta di restare saldi di fronte alle minacce. Io continuerò a svolgere il lavoro per cui il Senato mi ha confermato, con integrità e con l’impegno di servire il popolo americano. Grazie”.

Va ricordato che, già alla fine di luglio, Powell aveva smontato tutte le cifre e dichiarazioni proferite dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva sfornato la scusa dei costi che la Federal Reserve ha sostenuto per ristrutturare il suo quartiere generale per tornare ad attaccare il banchiere centrale.

Nell’incontro presso la sede della Federal Reserve di Washington, dove Trump si era recato per accusare Powell per le spese a suo dire troppo esose sostenute dalla Fed, il banchiere aveva smentito tutte le accuse mosse dall’amministrazione americana, mettendo a tacere in primis proprio il capo della Casa Bianca, con una fermezza e una impassibilità che non erano passate inosservate.

Tutto, dopo gli insulti arrivati a più riprese dal presidente nel corso del 2025. Tra quelli più noti, la parola “Numbskull”, con cui Trump aveva definito Powell, praticamente testa vuota, testone, zuccone, nel frattempo spaventando più volte gli stessi mercati con il rischio di una Fed a rischio di perdere la propria indipendenza.

Più volte Trump aveva bollato Powell “un idiota”, arrivando anche a etichettarlo “loser”, al contempo scalpitando nell’attesa di sostituire il banchiere centrale, il cui mandato scade alla metà di maggio di quest’anno 2026.

L’annuncio di chi prenderà il posto di Jerome Powell è ormai in arrivo, previsto entro la fine di questo mese e la possibilità che il presidente degli Stati Uniti finisca per nominare un semplice burattino al suo comando ha spaventato più volte Wall Street.

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