Sbarchi migranti 2020: la Libia ricatta l’Italia?

Gli sbarchi dei migranti nel 2020 sono in aumento rispetto allo stesso periodo del 2019. La Libia, nel pieno della guerra, sembra ricattare l’Italia sulla collaborazione richiesta per il controllo delle rotte. Qual è la situazione sul campo?

Sbarchi migranti 2020: la Libia ricatta l'Italia?

Gli sbarchi dei migranti in questo inizio 2020 sono in forte aumento rispetto allo stesso periodo del 2019. A prescindere dalle valutazioni sulla politica dei porti aperti o chiusi, a destare preoccupazione è soprattutto la complessa situazione in Libia.

Il Paese libico è in piena guerra, nonostante gli sforzi della Conferenza di Berlino per accordare se non la pace, almeno una tregua. Il Governo di Fayez al-Serraj appare sempre più debole, malgrado il riconoscimento a livello internazionale e l’appoggio militare della Turchia. Il generale Haftar, infatti, sta continuando la sua avanzata alla conquista di Tripoli.

Uno scenario intricato, drammatico e difficile da monitorare, soprattutto per quanto riguarda il controllo dei migranti in rotta verso le coste italiane. L’incontro che si è tenuto ieri, 3 febbraio, tra i ministri Di Maio, Lamorgese e il responsabile del Governo libico dell’Interno Fathi Bashagha ha cercato di ridare linfa alla partnership sulla gestione dei richiedenti asilo che appare cruciale sia per la Libia, sia per l’Italia.

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L’aumento degli sbarchi dei migranti nel 2020 avviene proprio in un momento topico, nel quale spiccano l’automatico rinnovo del Memorandum Italia-Libia, con la richiesta del nostro governo di apportare modifiche sul rispetto dei diritti umani e la guerra in Libia.

Sbarchi migranti 2020 in aumento: quale ruolo ha la Libia?

I numeri parlano chiaro sugli sbarchi nelle coste italiane nel periodo 1 gennaio - 4 febbraio 2020: sono 1.751 i migranti approdati sul nostro territorio. Nello stesso intervallo di tempo del 2019, gli arrivi sono stati 202.

Una tendenza al rialzo netta, che suggerisce una lettura approfondita di cosa sta succedendo in Libia, delle pressioni di al-Serraj all’Italia, del ruolo politico delle trattative per rinnovare il Memorandum d’Intesa.

Dati aggiornati dal Ministero dell’Interno

Sebbene non sia in discussione il significato generale dell’accordo, l’Italia ha più volte manifestato l’intenzione di avanzare proposte di modifica netta sulla detenzione dei migranti nei centri libici, considerati delle vere prigioni, senza alcun controllo del rispetto dei fondamentali diritti umani.

E lo stesso incontro di ieri ha ribadito questa linea politica, con Di Maio che ha lanciato il tavolo delle proposte di cambiamento sul tema dei diritti umani da presentare alla controparte libica a breve.

Ma cosa chiede la Libia all’Italia? Che ci sia una sorta di ricatto nei confronti dell’alleato politico italiano non pare proprio un’eresia. Non è un caso, per esempio, che proprio ieri, in concomitanza con il rinnovo automatico del Memorandum, la Guardia costiera libica sia di nuovo tornata operativa. Le motovedette, infatti, sono intervenute dopo il lancio di un segnale di aiuto proveniente da Alarm Phone.

Dopo l’immobilismo delle scorse settimane, questa azione è stata interpretata come un avvertimento per l’Italia: se si rispettano i patti, allora la collaborazione potrà continuare.

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Non a caso, il ministro libico ha ribadito pieno appoggio all’Italia nella gestione migranti, a condizione di un impegno più determinato a sostegno del Governo, soprattutto ora che la guerra ha aperto due fronti opposti sul terreno.

Tripoli domanda rassicurazioni sulla posizione politica contro Haftar e aiuti materiali per la gestione dei campi profughi, del pattugliamento costiero e del controllo dei flussi provenienti dalla frontiera meridionale. Richieste, alle quali sembra sia strettamente legata la collaborazione sul piano migranti.

Sbarchi migranti e guerra in Libia: perché si rischia il caos

La questione è delicata. Gestire le frontiere meridionali della Libia è un vero rebus, ma allo stesso tempo è una priorità per evitare ondate di migranti senza controllo.

Le rotte partono dai Paesi quali il Ciad, il Niger, la Nigeria e poi si incanalano in Libia, nella speranza di salire su un barcone per raggiungere l’Italia e l’Europa.

L’Italia ha richiesto la collaborazione per i respingimenti con, appunto, il criticato Memorandum. Ma adesso, con la guerra in corso, la situazione è peggiorata. Alcuni campi profughi sul territorio libico sono stati smantellati poiché si trovano nella zona dei combattimenti.

I profughi, compresi gli irregolari, sono circa 600mila e spesso la loro gestione incontra come ostacolo anche le tante tribù di opposte fazioni che dominano i vari territori locali.

Il quadro è drammatico. La necessità di un’intesa con la Libia è fuori discussione per evitare il boom di sbarchi dei migranti. L’Italia ha una duplice responsabilità: proteggere la sicurezza dei confini italiani e garantire il rispetto dei diritti umani, senza cadere nei ricatti libici.

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