Cosa è successo ai BTP e allo spread BTP-Bund a 10 anni nell’ultimo mese? Tutti i numeri verità, anche dei rendimenti degli altri Titoli di Stato europei.
I BTP tornano a essere oggetto di sell off, così come i principali Titoli di Stato dell’area euro.
La prova del nove arriva dai rendimenti decennali che, sul mercato secondario, scattano al rialzo di 5 punti base, oscillando attorno al 3,90%.
Dal trend dell’ultimo mese arrivano inoltre messaggi poco confortanti per chi guarda ai BTP. Messaggi che non stupiscono gli addetti ai lavori, visto che di BTP e di spread si è parlato di frequente dall’inizio della guerra USA-Iran, quasi sempre con un tono di preoccupazione, se non di allarme.
Sia i rendimenti dei BTP che lo spread BTP-Bund a 10 anni si sono infiammati infatti più volte.
Nelle ultime settimane, i rendimenti decennali hanno sfondato anche le soglie del 4% e del 4,10%, portando lo spread a volare a 100 punti base, valore superiore rispetto a quello precedente l’inizio del conflitto - che risale allo scorso 28 febbraio - di ben 40 punti base.
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Rendimenti BTP segnano balzo più imponente in un mese. L’Italia paga l’avversione al rischio
Anche lo spread e i BTP, così come i mercati azionari e in generale gli altri asset finanziari, sono stati ostaggio del trend dei prezzi del petrolio, per ragioni legate all’inflazione e dunque a causa delle aspettative sulla traiettoria futura dei tassi decisa nell’area euro, dalla BCE.
Ma se i BTP hanno sofferto più di tutti nell’ultimo periodo (tra i bond dell’area euro), è stato per una ragione ben precisa: l’avversione al rischio.
La guerra USA-Iran e la paura per le sue ripercussioni sull’inflazione e sui tassi hanno portato infatti gli investitori a ritirarsi dagli asset più rischiosi.
E i BTP, a causa del rapporto debito-PIL dell’Italia ancora ostinatamente elevato - ora anche per il deficit-PIL che, rimanendo al di sopra della soglia limite del 3%, impedirà all’Italia di uscire in via anticipata dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo avviata da parte della UE - sono considerati inevitabilmente asset rischiosi, per quanto innegabile sia stata la febbre di acquisti che li ha travolti negli ultimi anni. (Leggi anche Deficit-PIL e la soglia del 3%, per Giorgetti con guerra Iran “riflessione inevitabile”. Ma l’UE lo gela)
I Bund battono i BTP, rendimenti salgono a ritmo decisamente inferiore
La verità è tutta nel trend rialzista dei rendimenti.
Nell’ultimo mese, stando ai dati riportati da Bloomberg, sul mercato dei Titoli di Stato a 10 anni, i rendimenti dei BTP sono quelli che hanno segnato il rialzo più importante, avanzando di 29 punti base, al valore attuale del 3,90%.
A salire sono stati un po’ i rendimenti di tutti i bond sovrani dell’area euro. Ma il balzo più significativo è stato proprio quello degli yield italiani.
I rendimenti dei Bund tedeschi sono saliti di 18 punti base (oggi al 3,03%). E il rialzo inferiore rispetto a quello dei BTP non è certo un caso.
La stessa BCE, nel suo ultimo bollettino economico, ha ricordato infatti come i Titoli di Stato della Germania tendano a essere privilegiati nei casi di avversione al rischio.
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Focus anche su rendimenti Titoli di Stato Olanda, Francia, Portogallo, Spagna, Grecia
I rendimenti dei Titoli di Stato olandesi (altri debiti sovrani considerati sicuri) sono saliti di 22 pb, al 3,16%; i rendimenti degli OAT francesi hanno riportato un progresso di 21 pb, al 3,72%.
Tra le novità che hanno interessato i BTP, proprio la virata in positivo dello spread Italia-Francia a 10 anni, che era rimasto negativo per diversi mesi dopo l’ultima grave crisi istituzionale che ha colpito Parigi.
Ora quel differenziale è positivo, il che significa che l’Italia è tornata a salire sul triste podio dei Paesi con il debito considerato più rischioso dagli investitori.
Anche i rendimenti dei bond del Portogallo sono cresciuti nell’ultimo mese a un ritmo inferiore rispetto al balzo dei rendimenti dei BTP (+17 pb al 3,45%), così come i rendimenti dei Bonos, ovvero dei Titoli di Stato spagnoli (+17 pb al 3,51%).
Aumenti più consistenti, appena al di sotto di quelli che hanno caratterizzato il debito italiano, hanno interessato i Titoli di Stato della Grecia - che rimangono tuttora espressione del debito-PIL più alto dell’Europa (+25 pb, al 3,83%, valore tuttora inferiore rispetto a quello dei BTP, a conferma di come la Grecia venga reputata più sicura dell’Italia) - e i bond UK, ovvero i Gilt, con yield scattati di 23 pb, al 4,86%.
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BTP e spread, il commento del gestore di Generali Asset Management
Massimo Spagnol, Senior Fixed Income Portfolio Manager di Generali Asset Management, ha fatto notare l’effetto che le aspettative sulla direzione dei tassi decisi dalla BCE di Lagarde hanno esercitato sul mercato del reddito fisso.
Nel rimarcare che, con la guerra USA-Iran che ha acceso i “timori relativi ad un revamp dell’inflazione”, ora i mercati scommettono su ben “ tre rialzi da parte della BCE entro l’anno ”, e che l’Italia “si conferma sicuramente tra i paesi europei che soffre maggiormente la crisi energetica”, Spagnol ha ricordato che lo spread BTP-Bund a 10 anni è volato da 60 punti base a 100 punti base.
Così il gestore:
“Il repricing ha colpito in modo significativo la parte breve e intermedia della curva, sia in termini di rendimenti assoluti sia in termini relativi. L’allargamento dello spread rispetto ai titoli tedeschi riflette un aumento del premio per il rischio richiesto dal mercato sulle emissioni italiane”.
A fronte del “timore di uno scenario di stagflazione”, e del “clima di instabilità sui mercati”, Spagnol ha avvertito tra l’altro che è “possibile un ulteriore allargamento dello spread in caso di prosecuzione o escalation del conflitto ”.
La conclusione è stata la seguente, considerando anche l’interesse degli investitori italiani per i BTP, confermato dalla recente e settima emissione del BTP Valore:
“L’interesse degli investitori retail per le emissioni italiane rimane tradizionalmente molto elevato e, alla luce degli attuali livelli di rendimento, il Tesoro non dovrebbe incontrare difficoltà nei prossimi collocamenti. E’ tuttavia opportuno soffermarsi su due aspetti: volatilitࠥà e rendimento. Le emissioni future dedicate al retail, soprattutto se collocate nel secondo trimestre, potrebbero essere soggette a episodi di volatilità. considerato il contesto di mercato. Per quanto riguarda la redditività, salvo un ridimensionamento delle aspettative inflazionistiche, i tassi di rendimento delle obbligazioni hanno una buona probabilità di mantenersi su livelli interessanti nel prossimo semestre, configurando un’opportunità per gli investitori retail. Attualmente l’esposizione è neutrale, benché i livelli assoluti e relativi risultino molto interessanti, il livello di incertezza è molto elevato e non è possibile escludere un ulteriore allargamento dello spread”.
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