L’Istat ha confermato calo deficit-PIL dell’Italia al 3,1%, ancora al di sopra della soglia massima. Affossate speranze di uscita anticipata da procedura infrazione UE.
L’Unione europea potrebbe per caso tornare a sospendere, così come ha fatto a causa della crisi del Covid-19 esplosa nel 2020 e con la guerra in Ucraina scoppiata nel 2022, il diktat che impone a tutti i Paesi di impegnarsi a rispettare, ovvero la soglia massima del deficit-PIL, fissata al 3%?
Di deficit ha parlato oggi il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, nel corso di una conferenza stampa che è stata indetta al termine del Consiglio dei ministri.
Istat affossa speranze Giorgetti: deficit-PIL al 3,1%, nessuna uscita anticipata da procedura infrazione
Sempre oggi, l’Istat ha confermato la notizia che aveva dato qualche settimana fa, relativa al trend del deficit-PIL dell’Italia.
L’Istituto Nazionale di Statistica ha annunciato che “il conto trimestrale delle AP è coerente con la versione del conto annuale trasmessa a Eurostat il 31 marzo nell’ambito della Notifica in applicazione del Protocollo sulla Procedura per i Deficit Eccessivi ”.
Ciò significa che, nel corso del quarto trimestre 2025, l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche (PA) è stato pari al -3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al deficit-PIL pari al 3,4%, ma a un valore tuttora superiore alla soglia del 3%: quella che ha portato l’Unione europea ad aprire una procedura di infrazione per deficit eccessivo a carico dell’Italia.
A questo punto, se anche Bruxelles certificherà il valore del rapporto-deficit superiore al 3%, per l’Italia di Meloni sarà impossibile l’uscita anticipata dalla procedura di infrazione su cui il ministro Giorgetti, in primis, aveva riposto tante speranze, mostrandosi fiducioso.
Con un indebitamento superiore alla soglia del 3%, l’Italia potrebbe uscire dalla procedura di infrazione UE solo nel 2027.
Deficit-PIL e soglia UE del 3%, Giorgetti: se situazione non cambia “riflessione inevitabile”
Detto questo, è stato lo stesso ministro Giorgetti a ricordare oggi che, con le conseguenze della guerra USA-Iran, esiste la possibilità che l’UE decida di attivare la clausola presente nel nuovo Patto di Stabilità e di crescita, che consente di derogare al rispetto delle soglie massime sul deficit e sui conti pubblici.
D’altronde, la situazione che si è venuta a creare con il conflitto in Medio Oriente è seria, come dimostra lo shock energetico che è seguito all’inizio della guerra in Iran dello scorso 28 febbraio scorso:
“Abbiamo fatto un G7 con la partecipazione delle organizzazioni internazionali proprio in settimana e il quadro che è stato rappresentato è un quadro oggettivamente preoccupante per le ricadute economiche”, ha sottolineato il titolare del MEF, aggiungendo che “il tema della durata produrrà conseguenze sia sulla politica monetaria sia sulla politica fiscale dei diversi Paesi che subiscono questi effetti”.
La verità, insomma è che, “chi più chi meno, credo che tutto il globo in qualche modo ne sia colpito”.
Dunque, naturale riflettere sulla possibilità di una deroga a quella soglia massima del 3% per i deficit-PIL dei Paesi UE imposta con il Patto di Stabilità e di crescita.
Nel commentare proprio l’ipotesi che Bruxelles torni ad accettare lo sforamento del limite del 3%, a causa della crisi energetica legata alla guerra in Iran, Giorgetti ha detto di ritenere che “si faccia riferimento alla volontà di chiedere o non chiedere la clausola di deroga prevista dal nuovo regolamento europeo di governance economica”, aggiungendo, poi, che “è chiaro che la riflessione a livello europeo, se la situazione non cambia, sarà inevitabile ”.
Portavoce UE gela governo Meloni: sospensione regole bilancio sarebbe controproducente
Tuttavia, le speranze di Giorgetti sono state affossate dalla stessa portavoce di Bruxelles che, nel primo pomeriggio, ha ricordato che per ora l’Unione europea non sta prendendo in considerazione l’eventualità di attivare la clausola che consente la deroga alle regole incluse nel Patto di stabilità.
La portavoce ha sottolineato che tale clausola, di fatto, “può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nella UE nel suo complesso” aggiungendo che al momento, mentre “monitora attentamente la situazione instabile in Medio Oriente”, l’Unione europea ritiene che l’Europa non si trovi in quello scenario.
Non solo. La portavoce comunitaria, le cui dichiarazioni sono state riportate dall’agenzia di stampa Radiocor, ha fatto notare che “la Commissione europea, in sostanza, ritiene che in questa fase qualsiasi sostegno di bilancio che aumenti la domanda di energia non farebbe altro che aggravare la situazione attuale sia in termini di prezzi più elevati che di carenze di approvvigionamento e ciò in un contesto di offerta energetica limitata ”.
Di conseguenza, secondo Bruxelles, “ la sospensione delle regole di bilancio , che limitano il deficit-PIL al 3%, risulterebbe controproducente nel contesto attuale ”.
Bloomberg, battuta d’arresto per Meloni con deficit-PIL oltre il 3%
Nel frattempo, Bloomberg ha dedicato un articolo al deficit-PIL dell’Italia che l’Istat ha confermato rimanere ancora al di sopra della soglia del 3%.
Il titolo “Italy Deficit at 3.1% Breaches EU Ceiling in Setback for Meloni” fa notare come il rapporto deficit-PIL dell’Italia, pari al 3,1%, dunque tuttora superiore alla soglia massima prevista dall’UE, rappresenti “ una battuta d’arresto per Meloni ”.
“Il risultato viene considerato un ulteriore colpo per Meloni, in un momento in cui il suo governo è scosso dalla crisi iraniana e dalla recente sconfitta nel referendum sulla riforma della giustizia. Sia Meloni che il ministro dell’Economia e dell’economia Giancarlo Giorgetti hanno lavorato duramente per mantenere il disavanzo contenuto, al fine di consentire al Paese di uscire dalla procedura di infrazione UE avviata nei confronti dei Paesi che presentano deficit eccessivi”.
Tra l’altro, liberarsi di questa supervisione da parte dell’UE sul proprio deficit, si legge ancora nell’articolo di Bloomberg, “avrebbe reso più facile per l’Italia aumentare la spesa per la difesa in un momento in cui Meloni si è impegnata a rispettare l’obiettivo della NATO di una spesa militare pari al 5% del PIL, per soddisfare le richieste del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ”.
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