Regime forfettario e patrimoniali, i nodi politici della riforma fiscale

Anna Maria D’Andrea

24/06/2021

24/06/2021 - 16:57

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Regime forfettario e riordino delle patrimoniali: sono questi i due nodi politici da sciogliere contenuti nel documento sulla riforma fiscale 2021. Entro fine giugno la soluzione.

Regime forfettario e patrimoniali, i nodi politici della riforma fiscale

Regime forfettario e riordino delle patrimoniali: riforma fiscale incagliata.

Due importanti nodi politici bloccano, per ora, la definizione del documento di indirizzo delle Commissioni Finanze di Camera e Senato, base dalla quale partirà il Governo per definire la legge delega da presentare in Parlamento entro il 31 luglio 2021.

Secondo la timeline fissata, il resoconto delle Commissioni dovrebbe essere presentato entro la fine del mese di giugno. Nella bozza in circolazione vengono definiti alcuni capisaldi della riforma fiscale 2021: dalla riduzione della terza aliquota IRPEF alla semplificazione complessiva del sistema.

Quale sarà invece il destino del regime forfettario? Bisogna mediare sulla flat tax per le partite IVA e sul tema delle patrimoniali.

Regime forfettario e riforma fiscale 2021: quali novità attendersi?

Il destino del regime forfettario, quello che è stato ribattezzato come la flat tax per le partite IVA, resta ancora non del tutto definito. Se una sua abolizione con la riforma fiscale appare inverosimile, non è del tutto da escludere una sua revisione.

Nelle 20 pagine di proposte elaborate dalle Commissioni Finanze di Camera e Senato, la sezione dedicata al regime forfettario resta in bianco, e si ammette: “Nodo politico da chiarire”.

Che le vedute dei diversi partiti che compongono la maggioranza di Governo fossero distanti non era certo un mistero. La flat tax del 15%, il regime di tassazione agevolato per le partite IVA fino a 65.000 euro, è poi una delle misure care alla Lega.

Insomma, il regime sostitutivo di tassazione non si tocca, ma lasciarlo così com’è sarebbe tutt’altro che coerente con il progetto della riforma fiscale.

Al regime forfettario sono state mosse diverse accuse: è discutibile sul piano dell’equità orizzontale, contrasta con il principio di progressività e, tra le altre cose, disincentiva la crescita.

Superare le distorsioni del sistema e stimolare la crescita sono invece due degli obiettivi della riforma fiscale, delineati nella bozza di documento in fase di elaborazione da parte delle Commissioni.

Non è tuttavia possibile definire cosa cambierà. Tra le proposte avanzate nel corso delle audizioni sulla riforma fiscale, la Direttrice del Dipartimento delle Finanze del MEF ha ipotizzato di salvaguardare la semplificazione degli adempimenti, portando però l’aliquota della flat tax al 23%, in luogo dell’attuale 15% (5% per i primi cinque anni di attività).

Ad esprimersi a favore di un aumento della tassazione per i forfettari è stato inoltre il Direttore del Centro Politica Fiscale dell’OCSE.

Non solo forfettario: nodo politico anche sulle patrimoniali

Il cammino della riforma fiscale parte in salita anche sul tema delle patrimoniali.

Uno dei capitoli della bozza del documento di indirizzo è dedicato al riordino della tassazione patrimoniale, a parità di gettito. Non è nei piani delle Commissioni proporre un aumento delle tasse sui patrimoni, almeno non in via generale.

I nodi politici in tal caso riguardano evidentemente anche il destino dell’IMU, così come delle imposte di successione, due delle patrimoniali di cui si è a lungo parlato negli scorsi mesi.

Ma di patrimoniali in Italia ce ne sono più di due: sono 17 in totale, come evidenziato da Confindustria, che portano nelle casse dell’Erario ben 37 miliardi all’anno. Occorre quindi fare ordine, e definire quelle da mantenere e quelle, eventualmente, da eliminare o modificare.

Per quel che riguarda l’IMU, uno dei temi emersi più volte riguarda la necessità di aggiornare i valori catastali, per ristabilire equità nel prelievo. A chiederlo è anche l’Europa, ormai da anni, e la riforma fiscale collegata al Recovery Plan non può far finta di niente.

A schierarsi a favore di una revisione della patrimoniale sulla casa sono stati, tra gli altri, anche Bankitalia e la Corte dei Conti. Quest’ultima vede in nuove patrimoniali una possibile via per il finanziamento della riforma fiscale.

Al netto delle valutazioni, spetta ora alla politica scegliere quale via intraprendere. Il documento definitivo sulla riforma fiscale 2021 farà chiarezza sui possibili interventi.

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