Referendum, la Lega si spacca e Salvini si arrabbia: “Stop alle dichiarazioni di voto”

Il referendum per il taglio dei parlamentari divide la Lega e mette nei guai Salvini. Diversi esponenti di partito voteranno “no”. E il segretario si infuria, ordinando il silenzio.

Referendum, la Lega si spacca e Salvini si arrabbia: “Stop alle dichiarazioni di voto”

Salvini appare sempre più infastidito dal prossimo referendum sul taglio dei parlamentari.

Dalla Lega, infatti, si sta alzando un coro di “no” contro la riduzione del numero di deputati e senatori, tradendo di fatto la linea ufficiale del partito. E del suo segretario, soprattutto.

In gioco non c’è tanto la riforma istituzionale, che ormai appare più una battaglia politica e ideologica solo dei pentastellati. Per Salvini si tratta di rafforzare la sua leadership, che invece sembra vacillare.

I big leghisti che voteranno “no”, infatti, rischiano di minare l’immagine del segretario come vera guida. Per questo, Salvini ha prontamente invitato al silenzio chi nella Lega vuole bocciare il taglio dei parlamentari.

La Lega si spacca sul referendum: tutti i “no”

In coerenza con quanto votato in Parlamento, la Lega si è ufficialmente schierata a favore del taglio dei parlamentari. Ma a una settimana dal voto, si susseguono le dichiarazioni dei membri di partito che esprimeranno il “no” sulla scheda.

Il governatore lombardo, fedelissimo di Salvini, è stato solo l’ultimo a esternare la sua contarietà alla riforma. Queste le parole di Fontana:

“La nostra Costituzione è importante perché è equilibrata, ha una serie di pesi e contrappesi che fanno in modo che tutto stia in piedi. Io sono preoccupato quando si fanno delle modifiche costituzionali con degli strappi, perché si rischia poi di creare un vulnus in un’altra parte della Costituzione”

Un “no” convinto è arrivato anche da Castelli, ex ministro leghista:

“Referendum? Voto no, tutta la vita. i parlamentari sono troppi, ma serve un disegno organico di riforme, mentre siamo di fronte a una inaccettabile sparata dei 5Stelle che dicono che i parlamentari sono tutti fannulloni”

L’esponente della Lega ha anche spiegato che sul tema, tra gli iscritti, soffia un forte vento di dissenso contro la posizione del segretario: “credo che l’80% dei nostri elettori voterà no. I deputati e i senatori? Lì penso al 100% di no.”

Questa direzione non sembra piacere a Salvini. Anche se proprio il leader del Carroccio ha commentato pochi giorni fa che la Lega “non è una caserma” e c’è libertà di scelta, i “no” potrebbero avere un peso troppo grande. Contro di lui.

Fontana e Castelli, infatti, non sono i soli ad aver chiaramente espresso contrarietà al taglio dei parlamentari. Prima di loro hanno preso le distanze dal sì anche Giorgetti, Borghi, Centinaio, Capitanio, Picchi, Siri, Grimoldi.

Esponenti non proprio secondari nella Lega. Per questo, Salvini ha fiutato l’allarme.

Salvini infuriato sul taglio dei parlamentari

Salvini non ha gradito questo eccesso di libertà di pensiero nel partito e, all’ennesima dichiarazione di voto contrario al referendum, ha mandato un messaggio chiaro alla Lega.

In questa ultima settimana prima delle elezioni, nessuna posizione vicina al “no” dovrà essere annunciata, ci sarà il silenzio. La linea del partito è stata definita: si vota sì.

Categorico e infastidito, quindi, il segretario. Più che la vittoria al referendum, al senatore interessa mantenere l’immagine del “capitano” all’interno del partito. Già le elezioni regionali saranno un test non di poco conto sulla leadership salviniana (soprattutto in Veneto).

Il referendum non può diventare un ulteriore segnale della debolezza del segretario nel suo stesso partito.

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