Sondaggi politici, cambia il risultato del referendum

Simone Micocci

24 Febbraio 2026 - 12:14

Gli ultimi sondaggi politici elettorali ci dicono che il No al referendum ha superato il Sì. Una sconfitta potrebbe decretare la fine del governo Meloni.

Sondaggi politici, cambia il risultato del referendum

Sono stati diffusi gli ultimi sondaggi politici sulle intenzioni di voto nel caso in cui si andasse oggi alle urne.

Tuttavia, l’attenzione in questo momento è concentrata soprattutto su un altro dato: le previsioni relative al referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo.

Un referendum che rischia di essere politicizzato al punto da trasformarsi in un voto pro o contro Giorgia Meloni. Ed è proprio per questo che il risultato è particolarmente atteso, perché potrebbe incidere sugli equilibri politici fotografati dagli ultimi sondaggi, che da mesi confermano lo stesso trend: Fratelli d’Italia in testa, seguito dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, con Forza Italia ormai davanti alla Lega e il nuovo partito di Vannacci come la variabile da attenzionare.

Una sconfitta al referendum potrebbe rimettere tutto in discussione, fino ad aprire persino all’ipotesi di un ritorno anticipato alle urne? Assolutamente sì: le conseguenze politiche di una vittoria del No non vanno sottovalutate.

E attenzione, perché secondo gli ultimi sondaggi realizzati da Ixé, il No avrebbe superato il Sì, in quella che rischia di trasformarsi in una sonora sconfitta per il governo Meloni.

Referendum, il no sorpassa il sì

A meno di un mese dal voto del 22 e 23 marzo, l’ultimo sondaggio Ixé segna un cambio di passo netto nella corsa al referendum sulla riforma Nordio. Il No viene stimato al 53%, mentre il Sì si ferma al 47%: è il divario più ampio registrato finora, dopo settimane in cui i due schieramenti erano apparsi sostanzialmente in equilibrio.

L’istituto fondato da Roberto Weber indica una forbice che assegna ai contrari una percentuale compresa tra il 51,3% e il 54,3%, mentre i favorevoli oscillano tra il 45,7% e il 48,7%. Il distacco medio è di circa 6 punti, ma potrebbe variare da un minimo di 2,5 a un massimo di 9,5. Un dato che segna un’inversione rispetto a novembre 2025, quando era il Sì a risultare avanti con il 53% contro il 47% del No.

Viene evidenziato anche un aumento dell’attenzione sul tema. Il 56% degli intervistati dichiara di essere informato sui contenuti del referendum, 10 punti in più rispetto a gennaio. Resta però un 31% che ammette di conoscerli solo parzialmente e un 13% che afferma di non averne mai sentito parlare. Non secondario un altro elemento: quasi un elettore su tre non sa che, trattandosi di un referendum costituzionale, non è previsto il quorum del 50% più uno per la validità del voto.

Interessante anche la distribuzione del consenso. Il No appare particolarmente forte tra i giovani tra i 18 e i 34 anni (71%), tra le donne (60%), tra chi non si colloca politicamente (60%) e tra coloro che si sono astenuti alle ultime elezioni (64%).

Il mantiene invece un vantaggio nella fascia 45-54 anni (60%) e 55-64 anni (57%), oltre che tra l’elettorato maschile (53%).

Decisivo potrebbe essere il comportamento degli indecisi. Tra questi, quasi il 46% dichiara che, se chiamato a scegliere oggi, voterebbe No; il 33% si orienterebbe per il Sì, mentre oltre il 21% resta senza una preferenza definita. Un’indicazione che suggerisce come il fronte dei contrari possa ancora ampliare il proprio margine, rendendo il referendum un passaggio politicamente più delicato di quanto apparisse solo poche settimane fa.

Le intenzioni di voto per i partiti

Il sondaggio realizzato da Swg per il Tg La7 del 23 febbraio conferma un impianto politico sostanzialmente immutato ai vertici, con variazioni contenute ma significative nei rapporti di forza tra alcune forze parlamentari.

In testa resta saldamente Fratelli d’Italia, che si mantiene al 29,8%, senza registrare scostamenti rispetto alla settimana precedente. Un dato che consolida la leadership del partito di Giorgia Meloni e certifica una stabilità che dura ormai da mesi e che potrebbe essere messa a rischio solamente da un risultato negativo al referendum.

Alle spalle, il Partito Democratico arretra lievemente al 21,9%, perdendo uno 0,1%, mentre il Movimento 5 Stelle scende all’11,5%, con un calo più evidente (-0,3). Anche Forza Italia registra una lieve flessione e si attesta all’8,3% (-0,1), pur restando davanti alla Lega che invece mostra un piccolo segnale di ripresa, salendo al 6,6% (+0,2). In crescita anche l’alleanza Verdi-Sinistra, che raggiunge il 6,7% (+0,1), confermandosi su livelli ormai consolidati.

Sondaggi politici del 23 febbraio Sondaggi politici del 23 febbraio Fonte: SWG per il Tg La 7

Tra le forze minori, Azione guadagna due decimali e si porta al 3,5%, mentre Futuro Nazionale di Vannacci arretra al 3,4% (-0,2). Italia Viva scende al 2,2% (-0,1), +Europa resta stabile all’1,4% e Noi Moderati non registra variazioni, fermandosi all’1,1%.

Sondaggi politici del 23 febbraio Sondaggi politici del 23 febbraio Fonte: SWG per il Tg La 7

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