Al referendum sulla giustizia vince il Sì o il No? Gli esperti sono divisi sul risultato.
Abbiamo già parlato più volte dei sondaggi sul referendum sulla giustizia del 2026, ma i soli dati non bastano per prevedere con certezza l’esito del voto in programma il 22 e 23 marzo.
Occorre infatti tenere conto anche delle analisi degli esperti, di chi è in grado di interpretare il sentiment dell’elettorato e di formulare valutazioni più accurate su chi possa prevalere tra il Sì e il No.
D’altronde, quello del referendum sulla giustizia del 2026 è un appuntamento che potrebbe ribaltare gli equilibri politici, oltre a incidere in modo significativo sull’assetto della magistratura. Per questo motivo, le previsioni di questi giorni assumono un’importanza particolare nel tentativo di comprendere quali scenari potrebbero aprirsi dopo il voto.
| In una puntata di Money Talks, il podcast di Money.it, abbiamo intervistato due magistrati, uno a favore del Sì e uno per il No. GUARDA ORA su YouTube. |
La previsione di Italo Bocchino
“Il Sì vincerà con uno scarto tra il 5% e il 10%, forse anche di più”. Così Italo Bocchino, nel corso della trasmissione Restart in onda su Rai 3, si è sbilanciato con una previsione che va ben oltre le aspettative più ottimistiche per il Centrodestra.
Secondo Bocchino, il risultato del referendum rappresenterebbe anche la dimostrazione di come Giorgia Meloni sia oggi l’unico leader capace di vincere le cosiddette elezioni intermedie, in quanto percepita come una leader “figlia del popolo” e ancora in forte sintonia con una parte consistente dell’elettorato.
Le previsioni di Aldo Cazzullo
Nel corso della stessa trasmissione, anche il giornalista Aldo Cazzullo si è detto d’accordo con Bocchino sul fatto che Giorgia Meloni continui a godere di un consenso significativo. In un appuntamento come il referendum sulla giustizia - caratterizzato anche da una forte personalizzazione e dalla difficoltà, per molti cittadini, di comprendere nel dettaglio il quesito referendario - questo elemento potrebbe rivelarsi determinante.
Cazzullo, tuttavia, non condivide le stime sullo scarto: a suo giudizio, la forbice indicata da Bocchino sarebbe eccessivamente ampia. Il giornalista ha poi ricordato come, storicamente, il Centrodestra unito abbia spesso vinto le elezioni in Italia, pur sottolineando che per i governi in carica i referendum rappresentano quasi sempre una sfida più complessa, richiamando, tra gli altri esempi, anche esperienze internazionali come quelle dei governi guidati da Charles de Gaulle e Augusto Pinochet.
Nonostante queste difficoltà, Cazzullo ha concluso affermando che, se dovesse “puntare un euro” sull’esito del voto, lo farebbe comunque sulla vittoria del Sì.
Le previsioni di Carlo Calenda
Anche il leader di Azione, Carlo Calenda, ha espresso un proprio pronostico sul referendum nel corso del programma In altre parole, in onda su La 7. Pur dichiarandosi favorevole al Sì, Calenda ha spiegato di ritenere più probabile una vittoria del No.
Secondo il leader di Azione, a incidere negativamente sarebbe stata la campagna referendaria condotta da alcuni sostenitori della riforma in ambito politico, definita dallo stesso Calenda “vomitevole”. In particolare, ha criticato le accuse rivolte ai magistrati con l’obiettivo di orientare il voto dei cittadini. “Speravo di non assistere mai a qualcosa del genere”, ha concluso.
Le previsioni di Renato Mannheimer
Più prudente la posizione del sondaggista Renato Mannheimer, presidente di Eumetra. L’esperto ha evitato di sbilanciarsi su un risultato netto, legando l’esito del referendum soprattutto al livello di affluenza alle urne, in linea con quanto sottolineato anche da altri istituti demoscopici.
“La campagna del No mobilita più di quella del Sì ed è molto politicizzata. Se andranno a votare in pochi, è più probabile che vinca il No”, ha spiegato Mannheimer, evidenziando inoltre come il confronto politico stia assumendo toni particolarmente accesi, spesso lontani dal merito della riforma.
La previsione di Paolo Mieli
Nel corso della trasmissione Piazzapulita si è sviluppato un confronto acceso sul referendum sulla giustizia che ha visto protagonisti il giornalista Paolo Mieli e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.
Paolo Mieli è uno dei più noti editorialisti e storici italiani: già direttore del Corriere della Sera e de La Stampa, nel corso della sua carriera ha ricoperto anche il ruolo di presidente di Rcs Libri ed è oggi una firma autorevole del giornalismo politico e storico nel nostro Paese, oltre che presenza frequente nei principali talk show di approfondimento.
Proprio durante il dibattito televisivo, Mieli ha chiarito il proprio orientamento di voto, spiegando che al referendum si esprimerà a favore del Sì. Allo stesso tempo ha osservato come, a suo giudizio, l’esito complessivo della consultazione potrebbe comunque vedere prevalere il No, anche in considerazione del clima politico e delle dinamiche che stanno caratterizzando la campagna referendaria.
Una valutazione che ha provocato la reazione ironica di Conte, intervenuto con una battuta: “Facciamo qualche scongiuro”, alludendo allo scenario prospettato dal giornalista.
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