Referendum sulla giustizia del 23 e 24 marzo: chi vince tra Sì e No? Ecco la spiegazione tecnica senza quorum e l’analisi politica sui sondaggi e sull’affluenza al voto.
Chi vince il referendum sulla giustizia del 23 e 24 marzo? Una domanda che, con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale del 23 e 24 marzo, si fa sempre più insistente. Tutti vogliono sapere quale sarà il risultato del referendum sulla giustizia, ma, per quanto oggi i sondaggi possano aiutare, solamente alla chiusura dei seggi avremo un’idea più chiara a riguardo.
Possiamo però dare una risposta tecnica, spiegando cosa deve succedere affinché possa esserci la vittoria del Sì o del No al referendum. Una spiegazione semplice ma non scontata, in quanto, quando si parla di referendum, spesso si pensa al fatto che sia necessario raggiungere un certo quorum affinché il risultato sia valido.
È bene spiegare quindi in quale caso vince il Sì e in quale il No, così da poter avere anche le informazioni necessarie per interpretare i sondaggi di questi giorni.
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Chi vince il referendum sulla giustizia? La spiegazione tecnica
Partiamo dalla spiegazione tecnica del referendum. In Italia ne esistono diversi tipi: quello abrogativo, quello consultivo e quello confermativo, come nel caso del voto del 23 e 24 marzo.
Spesso, quando si parla di referendum, oltre alla scelta tra il Sì e il No anche la decisione di non recarsi alle urne può avere un peso determinante. Questo avviene nei referendum per i quali è previsto il quorum di partecipazione, ossia una soglia minima di votanti necessaria affinché il risultato sia valido. In queste situazioni, chi è contrario alla proposta sottoposta al voto può puntare non tanto a promuovere il No, quanto piuttosto a ridurre l’affluenza, così da non far raggiungere il quorum. Se infatti vota meno della metà degli aventi diritto, il referendum non produce effetti e la normativa resta invariata.
Il referendum sulla giustizia del 23 e 24 marzo è però di tipo confermativo. Trattandosi di una riforma costituzionale, non è previsto alcun quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dal numero di cittadini che si recheranno alle urne.
Per questo motivo, rispondere alla domanda su chi vince è tecnicamente molto semplice: prevale l’opzione che ottiene anche un solo voto in più. Tra Sì e No, quindi, vince chi supera la soglia del 50%. Pertanto, in questo caso non andare a votare significa soltanto non esprimere la propria preferenza, senza incidere in alcun modo sull’esito finale della consultazione.
Chi vince il referendum sulla giustizia? L’analisi politica
Ma, a oggi, chi ha maggiori probabilità di vincere il referendum sulla giustizia? Abbiamo visto sopra come, in questo caso, almeno sul piano tecnico, l’affluenza non sarà determinante, dal momento che non è previsto alcun quorum.
Sul piano politico, invece, il numero di elettori potrebbe incidere (e non poco). Come indicano la maggior parte dei sondaggi politici, infatti, oggi il No risulta in vantaggio sul Sì di circa 4 punti percentuali. Si tratta però di un dato ancora suscettibile di cambiamenti, perché strettamente legato a quanti cittadini si recheranno effettivamente alle urne.
Secondo alcune stime, infatti, con un’affluenza più vicina al 45% potrebbe prevalere il fronte del No alla riforma della giustizia; in questo caso, dunque, la riforma della giustizia non entrerebbe in vigore. Un’elevata partecipazione al voto tende infatti a favorire chi è più motivato a esprimere la propria preferenza, mentre un forte astensionismo può riflettere una minore mobilitazione degli elettori favorevoli alla riforma e quindi tradursi in un vantaggio per il No. Più ci si avvicina al 50% dei votanti (difficilmente si andrà oltre), invece, e maggiori possibilità ci sono per un controsorpasso del Sì.
Proprio per questo motivo, l’esito del referendum resta ancora incerto e sarà determinato non solo dagli orientamenti di voto rilevati dai sondaggi, ma anche dalla capacità dei due schieramenti di convincere gli elettori a partecipare alla consultazione.
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