Sondaggi referendum 2026, Sì e No vicini. Ma Meloni può ribaltare tutto

Simone Micocci

19 Marzo 2026 - 09:19

Referendum giustizia 2026, cosa dicono i sondaggi? Ecco perché quella di Giorgia Meloni è una mossa da dentro o fuori.

Sondaggi referendum 2026, Sì e No vicini. Ma Meloni può ribaltare tutto

Da qualche giorno ormai non è più possibile effettuare rilevamenti sulle intenzioni di voto per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Tuttavia, i sondaggi sul referendum della scorsa settimana ci danno un importante elemento per farci un’idea su chi potrebbe vincere al referendum.

Nel dettaglio, i principali istituti concordano nel ritenere che il risultato del referendum sulla giustizia sarà condizionato da quanti italiani andranno a votare: c’è la convinzione, infatti, che in caso di bassa affluenza sarà il No a vincere mentre in caso contrario sarà il .

Non serve quindi convincere chi un’idea sul referendum se l’è già fatta, ma coloro che sono talmente indecisi da pensare di non recarsi proprio alle urne. Ed è qui che si colloca una mossa di Giorgia Meloni che potrebbe spostare gli equilibri delle ultime ore: la sua presenza al podcast di Fedez e Marra, Pulp, la cui puntata è in uscita oggi.

In una puntata di Money Talks, il podcast di Money.it, abbiamo intervistato due magistrati, uno a favore del Sì e uno per il No. GUARDA ORA su YouTube.

Cosa dicevano i sondaggi sul referendum della giustizia 2026

Come anticipato, fino a che potevano essere fatti, i sondaggi sul referendum sulla giustizia davano il No in vantaggio sul Sì, rimettendo tutto in discussione dopo settimane in cui era il Sì davanti.

In particolare i principali istituti hanno riscontrato un problema che potrebbe danneggiare il governo: la scarsa affluenza. Una tendenza ormai consolidata nel nostro Paese, e non solo: basti pensare che a una competizione importante come le Europee si è recato a votare meno di 1 elettore su 2.

In un referendum senza quorum come quello del 22 e 23 marzo l’astensione non incide direttamente sul risultato, ma indirettamente sì. Perché come ha rilevato Ipsos, in caso di affluenza al 42%, il No sarebbe avanti rispetto al Sì: 52,4% rispetto al 47,6%. Il Sì, invece, andrebbe a vincere in caso di una maggiore partecipazione, pari al 49%.

Anche Swg concorda su questa tendenza: fino al momento del rilevamento, infatti, il No era avanti al Sì - con una distanza più o meno simile rispetto a quella riscontrata da Ipsos - ma con la possibilità di ribaltamenti nel caso in cui l’affluenza dovesse essere maggiore rispetto a quella stimata.

Più che convincere a votare Sì, il Centrodestra deve quindi prima spingere gli ultimi indecisi a recarsi alle urne. Il nodo centrale, infatti, non riguarda soltanto l’orientamento di voto, ma soprattutto la mobilitazione degli elettori. Secondo diverse rilevazioni, una quota significativa di cittadini dichiarava di non sentirsi sufficientemente informata sui contenuti della riforma o di non considerare il referendum una priorità. Questo elemento contribuisce ad alimentare l’incertezza sul risultato finale, rendendo decisivi gli ultimi giorni di campagna elettorale.

Meloni da Fedez per ribaltare i sondaggi sul referendum

Ed è qui che si colloca l’ultima mossa di Giorgia Meloni che ha partecipato al podcast Pulp condotto da Fedez e Marra. Una mossa decisa con il suo entourage che secondo molti esperti potrebbe anche rivoluzionare la comunicazione politica. Per la prima volta a un podcast, non solo per Giorgia Meloni ma per un leader di un grande partito, la presidente del Consiglio ritiene che con questa mossa potrebbe convincere anche i più giovani ad andare a votare, ribaltando così gli equilibri emersi nei sondaggi delle settimane precedenti.

L’obiettivo politico e comunicativo dell’operazione è apparso piuttosto chiaro: intercettare una fascia di elettorato tradizionalmente più distante dalla partecipazione referendaria, in particolare i giovani e gli indecisi, utilizzando un linguaggio e un contesto mediatico meno istituzionale rispetto ai canali tradizionali.

La scelta di partecipare a un podcast molto seguito sui social, condotto da volti noti del mondo dell’intrattenimento e della cultura digitale, è stata letta da diversi osservatori come il tentativo di spostare il confronto dal terreno tecnico della riforma a quello più emotivo e identitario della partecipazione democratica. Non tanto convincere nel merito del quesito, dunque, quanto stimolare la mobilitazione.

In questa chiave, la mossa della presidente del Consiglio si inserisce in una più ampia trasformazione della comunicazione politica, sempre più orientata verso formati informali e disintermediati. Se da un lato ciò può contribuire ad avvicinare nuove fasce di pubblico alla politica, dall’altro espone i leader al rischio di semplificare temi complessi o di polarizzare ulteriormente il dibattito pubblico.

Resta quindi da capire se questa strategia sarà davvero in grado di incidere sull’affluenza e, di conseguenza, sull’esito del referendum.

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