Sondaggi referendum giustizia, ultime ore per decidere cosa votare

Simone Micocci

21 Marzo 2026 - 10:18

Una domanda senza risposta quella sulle intenzioni di voto degli italiani. Sondaggi «silenziati», stop alla propaganda. Vige l’incertezza.

Sondaggi referendum giustizia, ultime ore per decidere cosa votare

Prima del voto non è possibile sapere con certezza chi vincerà il referendum sulla giustizia.

Da circa quindici giorni, infatti, non possono essere pubblicatidiffusi sondaggi politici, in base al divieto previsto dalla legge n. 28 del 22 febbraio 2000, che impone lo stop alla diffusione delle rilevazioni demoscopiche nei 15 giorni precedenti al voto.

Per avere un’indicazione attendibile sull’esito della consultazione bisognerà quindi attendere il pomeriggio di lunedì 23 marzo, quando, subito dopo la chiusura dei seggi, verranno diffusi i primi exit poll. Questi dati, seguiti poi dalle proiezioni basate sullo scrutinio reale, consentiranno di capire già nelle prime ore chi sarà in vantaggio tra il e il No.

Nella giornata di oggi, caratterizzata dal silenzio elettorale, non è invece consentito fare propaganda né rendere pubbliche nuove rilevazioni sul referendum. L’unico modo per conoscere il risultato sarà dunque attendere l’apertura delle urne e l’avvio dello spoglio.

Sondaggi referendum? Clima di incertezza fino all’ultimo

Anche prima dell’entrata in vigore del silenzio elettorale, il quadro che emergeva attorno al referendum sulla giustizia era caratterizzato soprattutto da una forte incertezza sull’esito finale. Più che indicazioni nette su chi fosse in vantaggio, la sensazione diffusa tra osservatori e analisti era quella di una sfida apertissima, destinata a risolversi soltanto nelle ultime ore di voto.

In questo contesto si è rafforzata l’idea di una vera e propria corsa testa a testa, nella quale ogni singolo elettore può risultare determinante. Il confronto tra il fronte del Sì e quello del No si è infatti spostato in larga parte sul terreno della comunicazione e della mobilitazione, con iniziative e strategie mirate a convincere gli indecisi e a portare alle urne chi ancora non aveva maturato una scelta definitiva.

Da un lato, ha fatto molto discutere la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni al podcast Pulp, interpretata da alcuni come un tentativo di intercettare soprattutto il pubblico più giovane e ampliare la platea dei votanti. Dall’altro, il fronte del No ha mostrato una crescente capacità di organizzarsi e farsi sentire sui social network, dove nelle ultime settimane il dibattito si è intensificato e polarizzato.

Inoltre, negli ultimi giorni prima del voto, il clima già teso attorno al referendum sulla giustizia si è ulteriormente acceso per il cosiddetto caso Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, finito al centro del confronto tra maggioranza e opposizione. Un episodio che, pur non riguardando direttamente il merito dei quesiti referendari, ha inevitabilmente contribuito ad alzare il livello dello scontro politico e mediatico.

Nel corso dell’intervista rilasciata a Mentana su La 7, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha minimizzato la possibile incidenza della vicenda sull’esito del referendum, respingendo con decisione ogni accusa di connivenza. Secondo la premier, l’attenzione mediatica sul sottosegretario sarebbe stata alimentata anche per influenzare il clima degli ultimi giorni di campagna elettorale. Di segno opposto la lettura della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che sempre da Mentana ha invece attribuito al caso un forte valore politico. La leader dem ha accusato Delmastro di aver mentito sulla vicenda e ha sostenuto che Meloni avrebbe dovuto chiederne le dimissioni, trasformando così l’episodio in un tema di credibilità dell’azione di governo.

In un clima così fluido, anche le rilevazioni effettuate prima dello stop imposto dalla legge rischiano di risultare superate da una campagna elettorale particolarmente dinamica, nella quale posizioni e orientamenti possono cambiare rapidamente. Per questo motivo, fino all’apertura delle urne resta forte la percezione che l’esito del referendum sia tutt’altro che scontato, con un equilibrio che potrebbe spezzarsi solo all’ultimo momento.

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