Un team di ricercatori ha individuato un serbatoio di magma di proporzioni gigantesche sotto il terreno di una regione italiana.
Un gigantesco serbatoio di magma è stato scoperto da un team di ricercatori dell’Università di Ginevra, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e del Consiglio Nazionale delle Ricerche sotto il territorio di una regione italiana: la Toscana. Si tratta di una presenza geologica imponente e in gran parte inattesa. L’enorme serbatoio magmatico si trova nell’area geotermica compresa tra Larderello e il Monte Amiata.
La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment, rivela che la regione custodisce una quantità di materiale incandescente paragonabile solo a quella dei grandi supervulcani, come ad esempio Yellowstone. Si stima che il magma sia presente a una profondità compresa tra gli 8 e i 15 chilometri e che si estenda per circa 6.000 chilometri cubi.
Per comprendere meglio la vastità di questo bacino, basta pensare che il suo volume equivale a circa un quarto o un terzo dell’intero Mar Baltico, con una massa stimata intorno ai 20.000 miliardi di tonnellate. Il confronto con bacini più familiari rende ancora più chiara la dimensione: il volume è circa 100 volte superiore a quello dell’acqua contenuta nel Lago di Garda.
I rilievi indicano che questa enorme massa rocciosa è fusa per circa il 40% e si presenta come un fluido piuttosto viscoso, diverso dalle lave molto più liquide che caratterizzano i vulcani oceanici, come quelli delle Hawaii. La scoperta è stata possibile grazie all’utilizzo di una tecnica di esplorazione innovativa, economica e a impatto ambientale nullo: la tomografia del rumore ambientale.
Come si è arrivati a questa scoperta e conseguenze
Servendosi di circa 60 sismometri distribuiti su un’area di oltre 10.000 chilometri quadrati, il gruppo di ricerca ha registrato il costante ronzio di fondo della crosta terrestre, un segnale quasi impercettibile generato da attività umane, vento e maree. Analizzando la propagazione di queste vibrazioni, gli scienziati hanno osservato che alcune onde sismiche rallentavano in modo anomalo, un comportamento fisico che indica con chiarezza la presenza di roccia parzialmente fusa.
Nonostante l’eccezionalità della scoperta, la forte anomalia termica di questa porzione di territorio è nota da oltre un secolo. A Larderello, infatti, viene sfruttata da tempo l’energia geotermica, grazie al vapore sotterraneo utilizzato per produrre elettricità. Oggi il distretto toscano conta 34 centrali gestite da Enel Green Power, con una capacità complessiva di circa 800 megawatt.
La mappatura di questo serbatoio profondo non solo consentirà di ottimizzare lo sfruttamento del calore terrestre a supporto della transizione energetica, ma apre anche prospettive interessanti per l’estrazione di materie prime critiche, come litio e terre rare, spesso associate a grandi sistemi magmatici.
È importante, tuttavia, rassicurare sulla sicurezza: pur trattandosi di un sistema vulcanico di dimensioni imponenti, la regione non registra eruzioni da circa 200.000-300.000 anni e il bacino non mostra segni di attività imminente. Per questo motivo, un’eventuale eruzione è considerata estremamente improbabile e non rappresenta alcun pericolo immediato per il territorio.
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