Crisi Popolare Bari: Ad, questa la ricetta per salvarsi

Il salvataggio della Popolare di Bari è possibile, basta un miliardo di euro. Parola dell’Ad dell’istituto, Vincenzo De Bustis.

Crisi Popolare Bari: Ad, questa la ricetta per salvarsi

Al centro delle cronache negli ultimi tempi, quello del salvataggio della Banca Popolare di Bari potrebbe essere il prossimo grande dossier relativo il comparto bancario italiano.

Ma, per risolverlo, l’esborso non sarà dei più leggeri, visto che, secondo l’Ad della Popolare di Bari, Vincenzo De Bustis, serve un miliardo di euro.

Crisi Popolare Bari: serve un miliardo di euro

La Popolare Bari, ha riferito De Bustis, nell’ambito di un’intervista concessa al Corriere della Sera, “non può continuare”.

L’istituto pugliese, si legge sulle colonne del quotidiano, “ha bisogno di una ricapitalizzazione immediata, tanto più rapida dal momento che deve avvenire in un approccio di piena trasparenza che inciderà ancora di più sul patrimonio”.

In termini monetari, ha detto l’Ad della Popolare di Bari (con un passato a Deutsche Bank e Mps), “occorrono fra 800 milioni e un miliardo”.

Crisi Popolare Bari: De Bustis, colpa della crisi ma anche della gestione

La necessità di capitali freschi per la Popolare Bari è legata al fatto che “la banca ha crediti deteriorati (non performing exposures, npe) per il 25-26% del portafoglio. Il costo del credito ha superato ogni misura accettabile”.

La Popolare di Bari “ha perso un miliardo di euro e lo si può attribuire per una parte alla recessione ma un’altra a una gestione creditizia al di fuori delle regole, negli ultimi tre o quattro anni”, ha detto il manager, tornato in azienda ad inizio 2019 dopo quattro anni di assenza (dal 2011 al 2014 aveva ricoperto la carica di Direttore generale).

“Gli stessi revisori di Pwc hanno registrato un aggiramento delle norme”

Crisi Popolare Bari: necessario aumento di capitale e riduzione del personale

Per quanto riguarda il futuro, il prossimo passo è rappresentato dall’immissione di capitali freschi tramite aumento di capitale. “Stiamo già parlando con investitori istituzionali, ma possono entrare solo dopo un rigoroso processo di riconoscimento delle perdite”.

Il piano di rilancio non potrà che passare per una riduzione dell’organico. Sui tremila attuali, la riduzione dei dipendenti dovrebbe toccare le 800 unità. “Stiamo lavorando a un’ipotesi di piano che non crei turbative sociali e non faccia perdere stipendi”.

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