La “truffa” delle polizze vita: così il fisco controlla in segreto gli italiani

Simone Micocci

20/07/2017

13/10/2021 - 08:29

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Redditometro esteso anche alle polizze sulla vita: la Corte di Cassazione aumenta i poteri dell’Agenzia delle Entrate.

La “truffa” delle polizze vita: così il fisco controlla in segreto gli italiani

Conviene acquistare una polizza vita?

Nelle ultime ore è stata pubblicata un’importante sentenza della Corte di Cassazione che getta alcune ombre sulla reale convenienza di una polizza vita.

Acquistare una polizza assicurativa sulla vita può essere una soluzione conveniente per investire i propri risparmi. Le polizze vita rendono meno rispetto ad altre forme di investimento - visto che costano molto - ma rappresentano comunque una sicurezza per il futuro; ecco perché negli ultimi anni sempre più risparmiatori hanno deciso di stipulare una polizza vita rivolgendosi ad una compagnia assicurativa.

La polizza vita conviene realmente? Della convenienza - reale e presunta - della polizza vita ne abbiamo parlato in un nostro articolo di approfondimento. Tuttavia dopo la sentenza della Cassazione (la n°17793 del 19 luglio) i giudizi sulla loro convenienza potrebbero cambiare.

Questo perché la polizza vita d’ora in avanti potrà essere uno strumento con cui il fisco controlla i contribuenti. Vediamo in che modo analizzando quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la recente sentenza che immaginiamo farà molto discutere.

La polizza vita utilizzata per il redditometro: così il fisco controlla gli italiani

Da quando è stata introdotta l’Anagrafe Tributaria, i contribuenti non hanno più segreti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Se a questo aggiungiamo la sostituzione di Equitalia con il nuovo ente di Riscossione che fa capo all’Agenzia delle Entrate - e quindi ha accesso facilitato alle informazioni della banca dati - notiamo come per chi dichiara il falso al fisco il rischio di essere scoperti è molto alto.

Dopo la sentenza della Corte di Cassazione, per l’Agenzia delle Entrate scovare i “furbetti” potrebbe essere ancora più semplice, dal momento che i giudici del Palazzo di Giustizia hanno esteso l’utilizzo del redditometro anche alle polizze vita.

Investire i risparmi acquistando una polizza vita, quindi, non sembra essere più un metodo conveniente almeno per coloro che non dichiarano quanto dovrebbero.

In che modo la polizza vita permette di scoprire eventuali dichiarazioni irregolari? Questo è possibile qualora i premi da pagare alla compagnia assicurativa per la stipula della polizza siano più alti rispetto al reddito dichiarato dal titolare. In tal caso, infatti, l’Agenzia delle Entrate potrebbe pensare che ci siano delle entrate in nero che si aggiungono allo stipendio.

È importante quindi che ci sia un giusto rapporto tra i premi da erogare all’assicurazione e il reddito dichiarato, perché se quest’ultimo non è sufficiente per permettere il sostentamento delle spese familiari più il pagamento della polizza assicurativa, è chiaro che il titolare percepisce di più rispetto a quanto dichiarato.

Con il redditometro l’onere della prova spetta al contribuente

L’Agenzia delle Entrate - grazie all’estensione dell’utilizzo del redditometro per le polizze vita - presumendo che ci siano dei guadagni maggiori rispetto al reddito dichiarato potrebbe notificare un accertamento così da recuperare, eventualmente, la tassazione Irpef evasa.

Con il redditometro - come ricordato dalla stessa Corte di Cassazione con la recente sentenza - all’Agenzia delle Entrate basta rilevare che le spese siano superiori ai guadagni per dimostrare l’esistenza di un’evasione fiscale.

Sarà poi onere del contribuente dimostrare di aver dichiarato quanto realmente percepito, provando che gli acquisti “eccessivi” sono possibili grazie ad altre forme regolari di guadagno.

In mancanza di prove questo è colpevole di illecito tributario (e non di reato) ma sarà comunque soggetto ad una sanzione particolarmente elevata. E per chi non la paga ci sarà la tanto temuta cartella della nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione e - ma solo come ultima istanza - il pignoramento dei beni.

Pignoramento che però non potrà riguardare la polizza vita, poiché questa è un bene non pignorabile. Almeno su questo aspetto, quindi, l’acquisto di un’assicurazione sulla vita continua ad essere conveniente.

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