Stellantis prova a rialzare la testa dopo il tonfo di venerdì. Alle 10:20 di lunedì 26 ottobre il titolo si muove a 3,66 euro, in progresso del +3,04% rispetto ai 3,555 euro della chiusura precedente. Consolida così lo spunto dell’apertura, quando alle 09:21 segnava 3,65 euro e un rialzo del 2,71%. Il prezzo si è riportato sul massimo di 3,66 euro toccato nelle prime battute, mentre il minimo della mattinata resta a 3,61. È un’escursione stretta che per ora lascia l’iniziativa agli acquirenti.
Alle 10:21 il FTSE MIB guadagna lo 0,97% a 49.029,21 punti, così le azioni Stellantis stanno facendo meglio dell’indice di riferimento. Il recupero va però pesato con quanto accaduto venerdì 23 ottobre, quando Stellantis ha chiuso con un calo del 6,29% dopo un’escursione tra 3,756 e 3,5015 euro. Era stata la peggiore blue chip di una seduta che Piazza Affari aveva comunque chiuso in rialzo dello 0,36%, unica piazza positiva in Europa.
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Perché le azioni Stellantis rimbalzano oggi, lunedì 26 ottobre 2026
Le vendite di venerdì sono partite in mattinata, quando gli analisti di HSBC hanno abbassato il prezzo obiettivo sul titolo da 4 a 3,30 euro, confermando la raccomandazione Reduce. Nel pomeriggio è arrivato il colpo più duro, da Stoccolma. Volvo cedeva il 26% dopo una trimestrale con perdite cresciute più delle attese e pesanti tagli al personale, e la sua caduta ha trascinato tutto il comparto auto europeo. Stellantis, già debole dall’apertura, ha accelerato al ribasso fino a 3,50 euro, nuovo minimo storico dalla fusione con Peugeot del gennaio 2021.
Al quadro si aggiunge il report sulle immatricolazioni pubblicato da Acea, secondo cui da inizio anno il mercato dell’Unione europea cresce del 5,7%, mentre le vendite di Stellantis nell’Ue salgono solo del 4,7% a 139.582 unità, con una quota scesa al 14,4% dal 15,0%. Anche il debito ha dato segnali di tensione, con il rendimento dei bond perpetui del gruppo salito al 9,36%. Nel complesso, la flessione da inizio 2026 supera ormai il 63%.
Il rimbalzo di oggi arriva senza notizie societarie di rilievo, in una mattinata più distesa per i mercati europei. Le Borse del continente hanno aperto in leggero rialzo, con Stellantis tra i titoli in evidenza a Milano, il petrolio in calo a 101 dollari al barile e i rendimenti dei Treasury scesi sotto il 5%. Pesa anche il posizionamento degli operatori, con le vendite allo scoperto sul capitale del gruppo che sfiorano il 10% secondo gli ultimi aggiornamenti Consob. Con l’ipervenduto tecnico e un mercato così sbilanciato, è plausibile che una parte degli acquisti venga da ricoperture in vista di un appuntamento decisivo. Mercoledì 28 ottobre Stellantis presenterà infatti infatti i risultati del terzo trimestre.
Le previsioni degli analisti sul titolo Stellantis
Il crollo di venerdì è solo l’ultimo capitolo di un mese in cui i prezzi obiettivo su Stellantis sono stati rivisti al ribasso uno dopo l’altro, rincorrendo una quotazione che continuava a scendere. Il taglio più severo, come anticipato, è quello di HSBC, che il 23 ottobre ha portato il target da 4 a 3,30 euro confermando il giudizio Reduce. È l’unica valutazione recente che si colloca sotto i prezzi attuali, a circa il 10% di distanza dai 3,66 euro attuali. Pochi giorni prima, il 15 ottobre, Deutsche Bank aveva abbassato il prezzo obiettivo da 5,50 a 4,50 euro mantenendo la raccomandazione Hold. La banca tedesca si aspetta un terzo trimestre modesto, appesantito dai fermi produttivi programmati e dall’aggiustamento delle scorte, con un flusso di cassa in forte uscita per l’aumento degli investimenti e del capitale circolante.
Sulla stessa lunghezza d’onda si erano mossi altri broker, con UBS che il 9 ottobre ha ribadito un giudizio neutrale, dopo aver già declassato il titolo da Buy a Neutral all’inizio di agosto. A metà settembre era stata Berenberg a rivedere il rating a Hold, tagliando il target da 7,80 a 5,10 euro per i timori su un recupero dei margini più lento del previsto. Ancora più prudente Morgan Stanley, passata a Underweight con un obiettivo di 5,20 dollari, pari a circa 4,50 euro, per un portafoglio prodotti giudicato in ritardo e per i rischi legati al rifinanziamento. Tra le case più critiche figurano anche Bernstein, che da agosto ha il titolo in Underperform, e Piper Sandler, scesa da Overweight a Underweight con un target di 4 dollari sul listino di New York. Fa eccezione il broker Freedom, che il 13 ottobre ha confermato il Buy pur limando l’obiettivo da 7,50 a 6,80 dollari.
Secondo le rilevazioni di MarketScreener, le 22 raccomandazioni attive esprimono in media un giudizio di mantenimento e un prezzo obiettivo medio di 5,425 euro, mentre Investing.com indica un target medio di 5,43 euro. Sono valori che implicano un potenziale di circa il 48% rispetto alle quotazioni di questa mattina, ma che restano appesantiti dalle stime fissate prima dell’estate. Quelle più recenti si sono invece avvicinate sensibilmente ai prezzi di Borsa, e la trimestrale del 28 ottobre potrebbe innescare una nuova tornata di revisioni.
Il quadro tecnico
Il prezzo resta sotto tutte le principali medie mobili, a 3,92 euro quella a 20 sedute, 4,26 quella a 50, 4,72 quella a 100 e 5,74 quella a 200, e il rialzo di questa mattina non basta a cambiare la disposizione. Anche a 3,66 euro il titolo staziona appena sotto la banda inferiore di Bollinger (20, 2), posizionata a 3,67, mentre quella superiore si trova a 4,16. Un ritorno all’interno delle bande sarebbe il primo segnale, ancora fragile, di un ritorno alla normalità dopo l’eccesso di venerdì.
Gli oscillatori fotografano un titolo venduto fino all’osso. L’RSI a 14 sedute è a 28,9, in piena zona di ipervenduto, e lo stocastico segna %K a 6,7 e %D a 12,9. Il MACD, a -0,152, resta sotto la linea del segnale a -0,143 con un istogramma a -0,009, dopo l’incrocio ribassista registrato nell’ultima seduta. L’ADX a 14 sedute, fermo a 20,7, descrive un trend poco direzionale, ma il divario tra il -DI a 35,0 e il +DI a 15,6 dice che la pressione resta saldamente nelle mani dei venditori. Nelle ultime venti sedute i supporti sono stati violati uno dopo l’altro.
Per la seduta odierna la prima resistenza è a 3,71 euro, a pochi centesimi dalle quotazioni attuali, e la seconda a 3,86. Sul fronte opposto i supporti si collocano a 3,45 e 3,35. Allargando lo sguardo ai massimi relativi degli ultimi mesi, le resistenze salgono a 4,30 e 4,87 euro, mentre il supporto ricavato dai minimi relativi coincide con quei 3,50 euro che rappresentano anche il minimo a 52 settimane. I ritracciamenti di Fibonacci, calcolati sulla discesa degli ultimi sei mesi da 7,16 a 3,50 euro, si trovano a 4,90 (38,2%), 5,33 (50%) e 5,76 (61,8%), livelli che oggi appaiono lontani.
Trend e volatilità
Il rimbalzo si inserisce in una fase di debolezza profonda. Il titolo perde il 10,82% in una settimana, l’11,39% in un mese e il 62,36% in un anno. Il massimo a 52 settimane è a 10,49 euro e il minimo a 3,50, mentre il ribasso massimo registrato nell’ultimo anno è del 65,86%. La regressione lineare a 60 sedute ha una pendenza di -0,45% al giorno con un R² di 0,84, valore che descrive una discesa sorprendentemente regolare, quasi un piano inclinato più che una serie di cadute improvvise.
L’esponente di Hurst, a 0,58, segnala una certa persistenza dei prezzi, cioè la tendenza a proseguire nella direzione in atto. Il ciclo dominante dura circa 110 sedute e secondo il modello il titolo si troverebbe in prossimità del picco del ciclo, una lettura da prendere con cautela visto che le quotazioni sono sui minimi di periodo.
Anche la volatilità resta elevata. La variazione media giornaliera a 20 sedute è del 2,33%, l’ATR a 14 sedute vale 0,1660 euro, pari al 4,67% del prezzo, e la volatilità storica annualizzata si attesta al 38,35% a 20 sedute e al 36,91% a 60 sedute. Numeri che spiegano l’ampiezza e la rapidità delle oscillazioni delle ultime sedute, dal crollo del 23 ottobre al rimbalzo di oggi, e che lasciano prevedere movimenti altrettanto bruschi alla vigilia dei conti del 28 ottobre.
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