Azioni Volvo Cars crollano del 27% dopo la trimestrale. Conviene ancora comprare?

Ufficio Studi Money.it

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Perdita operativa ben peggiore delle attese, ricavi cinesi quasi dimezzati e altri 2.500 esuberi. Ecco i numeri della trimestrale, i target degli analisti e cosa deve sapere chi guarda al titolo in un settore che a Piazza Affari e Francoforte perde un quarto del suo valore da gennaio.

Azioni Volvo Cars crollano del 27% dopo la trimestrale. Conviene ancora comprare?

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Il mercato ha smesso di concedere il beneficio del dubbio a Volvo Cars oggi, con la pubblicazione dei conti del terzo trimestre 2026 che ha fatto precipitare le azioni di quasi il 30% in poche ore di contrattazione. Alla Borsa di Stoccolma il titolo passa di mano a 10,02 corone svedesi , in calo del 29,05%, mentre sulla piazza di Francoforte valeva 0,92 euro, con un ribasso del 27,5%. Da inizio anno la capitalizzazione si è così ridotta di oltre due terzi e il titolo già nei giorni scorsi aveva toccato il minimo storico dalla quotazione del 2021.

Chi segue la casa di Göteborg sapeva che il trimestre sarebbe stato difficile, perché all’inizio di ottobre la società aveva già ritirato la guidance sui volumi e sul flusso di cassa dell’intero anno. Nessuno però si aspettava un conto così salato. Secondo le stime raccolte da Citi, il consenso degli analisti indicava una perdita operativa di 724 milioni di corone, mentre il numero comunicato è stato cinque volte più pesante.

I conti del terzo trimestre di Volvo. Cosa è andato storto?

Il risultato operativo rettificato, che esclude joint venture, collegate e voci straordinarie, è sceso a meno 3,7 miliardi di corone, pari a circa 373 milioni di dollari, con un margine Ebit del meno 5,6%. Un anno fa, nello stesso periodo, la società aveva guadagnato 5,8 miliardi con un margine del 6,7%. Includendo tutte le componenti, la perdita operativa sale a 5,6 miliardi di corone, contro un utile di 6,4 miliardi nel terzo trimestre 2025.

Sul risultato hanno inciso anche fattori esterni che la società ha voluto isolare. Negli Stati Uniti una modifica legislativa ha imposto una svalutazione di 1,1 miliardi di corone sui crediti CAFE, i crediti legati agli standard di consumo dei veicoli, mentre il consolidamento delle perdite di Polestar relative al secondo trimestre ha pesato per altri 0,9 miliardi. A questo si sono aggiunti l’andamento sfavorevole delle materie prime e un effetto cambio negativo per 1,2 miliardi.

I ricavi si sono fermati a 66,9 miliardi di corone, circa 6 miliardi di euro, in calo di quasi il 23% su base annua, con vendite al dettaglio scese dell’11%. Ancora più eloquente è il margine lordo, l’indicatore che gli investitori osservano per misurare l’impatto di dazi e sconti, crollato al 14,7% dal 20,4% di dodici mesi prima. La perdita per azione è stata di 1,63 corone, a fronte di un utile di 1,75 corone un anno fa.

Il dato che più ha spaventato il mercato riguarda però la cassa. Il flusso di cassa libero è stato negativo per 8,9 miliardi di corone, più del doppio rispetto ai meno 4,3 miliardi del terzo trimestre 2025, e la liquidità complessiva è scesa a 55 miliardi dai 64 di fine giugno. Philippe Houchois, analista di Jefferies, ha sottolineato che il deflusso di cassa è stato decisamente peggiore del temuto e che la società si sta avviando verso una posizione di indebitamento netto.

Il peso della Cina, un mercato che ha cambiato pelle

Nel terzo trimestre i ricavi di Volvo Cars in Cina sono diminuiti di quasi il 50% su base annua, schiacciati da quella che l’azienda definisce un’ipercompetizione da parte dei nuovi marchi locali, capaci di imporre una pressione fortissima sui prezzi.

È un paradosso che merita attenzione. Volvo Cars è controllata dalla cinese Geely Holding, eppure la proprietà di Pechino non l’ha protetta dalla concorrenza di casa. Intervistato da CNBC, l’amministratore delegato Håkan Samuelsson ha ammesso che in Cina il cambiamento è arrivato più in fretta di quanto il gruppo avesse previsto, e che ormai è evidente come le auto globali sviluppate in Europa non funzionino più su quel mercato. I consumatori cinesi, ha spiegato, cercano alternative domestiche diventate nel frattempo più forti e competitive, e il problema non riguarda solo Volvo ma tutti i costruttori occidentali presenti nel Paese.

La risposta indicata dal manager passa per una struttura più regionale, con un’area cinese dotata di maggiore autonomia e modelli pensati appositamente per quel pubblico. Secondo Samuelsson, Volvo dovrà condividere alcune piattaforme con Geely e sviluppare in Cina il software chiave, dall’infotainment ai sistemi di assistenza alla guida, perché senza questi elementi in quel mercato le auto semplicemente non si vendono. Nel frattempo la società ha scelto di privilegiare i margini rispetto alle quote di mercato, rinunciando a inseguire i rivali locali sul terreno della guerra dei prezzi.

Penano anche Stati Uniti, dazi e fine degli incentivi

Sull’altra sponda dell’Atlantico la situazione non è più incoraggiante. Negli Stati Uniti il gruppo sconta l’effetto dei dazi e la riduzione degli incentivi all’acquisto di veicoli elettrici, due fattori che insieme hanno compresso i margini. La direzione ha parlato di elettriche sottoposte a una forte pressione sui prezzi dopo il ritiro dei sostegni pubblici e di una ripresa che richiede più tempo del previsto, con la fiducia dei consumatori ai minimi.

Pesa anche la lentezza con cui sta salendo la produzione della nuova EX60, il suv elettrico di fascia media su cui la casa svedese punta molto per il rilancio. Anche negli Stati Uniti, come in Cina, Volvo ha annunciato che darà la precedenza alla redditività rispetto ai volumi.

Il piano di tagli di Volvo: altri 2.500 esuberi

La reazione del management è stata un nuovo giro di vite sui costi. Volvo Cars punta a ridurre di ulteriori 5 miliardi di corone le spese indirette e i costi variabili entro la fine del 2027, in aggiunta ai programmi già completati. Il piano comporterà la soppressione strutturale di circa 2.500 posti di lavoro nel mondo, di cui 2.000 in Svezia, attraverso la cessazione dei contratti di consulenza, il mancato rimpiazzo di chi lascia e pacchetti di uscita mirati.

Già nel 2025, poco dopo il ritorno di Samuelsson alla guida dell’azienda, il gruppo aveva varato un programma di risparmi da 18 miliardi di corone accompagnato da circa 3.000 esuberi. Nei primi nove mesi del 2026 la forza lavoro media è scesa a circa 39.300 persone, dalle 43.000 dello stesso periodo dell’anno precedente. Samuelsson ha presentato i nuovi tagli come la conseguenza naturale della strategia di lungo periodo, che prevede regioni più forti e autonome e quindi un’amministrazione centrale più snella.

Cosa dicono gli analisti sulle azioni Volvo? Target price e giudizi

Prima ancora della trimestrale, le banche d’affari avevano già rivisto al ribasso le proprie valutazioni dopo il ritiro della guidance. Nessuno dei giudizi più recenti che abbiamo potuto verificare è un invito all’acquisto, e la tabella che segue raccoglie le ultime revisioni pubblicate nel corso di ottobre.

BrokerDataTarget price (corone)Giudizio
UBS 9 ottobre 13 (da 17) Sell
Deutsche Bank 2 ottobre 13 (da 21) Hold
Handelsbanken 9 ottobre 15 (da 20) Hold
HSBC 2 ottobre 15 (da 17,50) Hold
Citi inizio ottobre 15 (da 16) Sell
Bernstein 9 ottobre 16 (da 17) Underperform
DNB Carnegie 1 ottobre 18 (da 20) Hold

Secondo i dati di Yahoo Finance aggiornati al 23 ottobre, il target medio a dodici mesi è di 15,79 corone, con una forbice compresa tra 13 e 20 corone. Rispetto ai 10,09 corone di venerdì mattina, la media implicherebbe un potenziale di rialzo del 56,5%. È un numero da prendere con molta cautela, perché tutti questi obiettivi sono stati fissati prima di una trimestrale che ha mancato le attese di miliardi di corone, e nelle prossime settimane è ragionevole aspettarsi una nuova ondata di tagli.

Anche Nordea, che il 13 ottobre aveva ridotto drasticamente le proprie stime mantenendo il giudizio neutrale, e JPMorgan, che ha parlato di un trimestre debole, lasciano intendere che la strada resta in salita.

L’ipotesi Geely e il cambio al vertice

Il 21 ottobre il quotidiano finanziario svedese Dagens Industri ha analizzato la possibilità che Geely ritiri Volvo Cars dalla Borsa approfittando delle quotazioni ai minimi, pur riconoscendo che diversi ostacoli rendono l’operazione poco probabile. Il flottante è ridotto, intorno al 20% del capitale, e questo da un lato renderebbe l’operazione meno costosa per l’azionista di controllo, dall’altro rende il titolo più esposto a movimenti bruschi.

Sul fronte della governance, a settembre la società ha annunciato che Klaus Zellmer, attuale numero uno di Škoda, succederà a Samuelsson al più tardi entro il 1° ottobre 2027. Chi investe oggi, in altre parole, scommette su un piano di rilancio che sarà portato a termine da un amministratore delegato diverso da quello che lo ha disegnato.

Conviene comprare?

Per l’investitore italiano che valuta Volvo Cars dopo il crollo, alcune informazioni pratiche possono evitare errori costosi. Volvo Cars (Volvo Car AB, ISIN SE0021628898) non va confusa con AB Volvo, il gruppo dei camion, delle macchine movimento terra e dei motori marini, separato dalla casa automobilistica da decenni. Proprio venerdì anche AB Volvo ha pubblicato i conti, con un utile operativo rettificato salito a 14,7 miliardi di corone e un margine del 12,3%, e le due storie non potrebbero essere più diverse. Il secondo riguarda il mercato di riferimento. Il titolo è quotato in corone svedesi al Nasdaq di Stoccolma, dove si concentra la liquidità, e chi lo acquista lì si espone anche al rischio di cambio tra euro e corona. Su altre piazze europee, Milano compresa, il titolo è negoziabile in euro, ma con volumi molto più sottili e quindi spread potenzialmente ampi tra prezzo di acquisto e di vendita.

Il terzo, il più importante, riguarda la natura della scommessa. Un titolo sceso di due terzi può sembrare un affare, ma il prezzo basso riflette una società che brucia cassa, ha perso il suo secondo mercato e si avvia verso l’indebitamento netto. I catalizzatori da monitorare sono la tenuta della liquidità nei prossimi trimestri, i primi risultati della nuova strategia regionale in Cina, la velocità con cui salirà la produzione della EX60 e le eventuali mosse di Geely sul capitale. Fino a quando questi tasselli non andranno al loro posto, Volvo Cars resterà un titolo adatto solo a chi accetta una volatilità molto elevata e un orizzonte lungo.

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Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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