Obbligazioni e CoCo bond banche italiane: rischio o opportunità?

Le trimestrali e i risultati degli SREP condotti sulle banche italiane hanno rivelato un’inaspettata resilienza del settore alle difficoltà di contesto che hanno caratterizzato lo scorso anno. Puntare su bond tradizionali o sulle versioni ibride potrebbe premiare. Vediamo perché

Obbligazioni e CoCo bond banche italiane: rischio o opportunità?

Le banche italiane sono un buon investimento per il 2019?
La carrellata di trimestrali uscite la scorsa settimana ha fornito spunti interessanti agli investitori; i dati di bilancio delle maggiori banche italiane hanno infatti mostrato un’inaspettata resilienza verso le difficoltà di contesto che hanno caratterizzato lo scorso esercizio e la risposta del settore è stata positiva. Troppo presto, però, per cantar vittoria.

Le ultime previsioni della Commissione Europea hanno delineato un quadro poco rassicurante in merito all’economia italiana: le stime di crescita per il 2019, ora previste allo 0,2%, hanno subito un calo drastico.

In un tale quadro, tra stagnazione economica e incertezza politica, risulta arduo andare a ricercare in Italia delle opportunità di crescita a basso rischio per il proprio portafoglio di investimenti. In questo contesto di volatilità nel mercato azionario, per gli investitori verso quale segmento del mercato è meglio orientare la bussola?

Riflettori sulle obbligazioni bancarie

“In questa fase meglio guardare al mercato obbligazionario”, suggerisce Notz Stucki, società di asset management ginevrina focalizzata sulle gestioni di grandi patrimoni e sulla selezione di fondi e gestori. “Il mercato azionario è instabile e subisce significativamente la volatilità dei macro rischi. Per giunta il rallentamento economico nell’Eurozona non aiuta, cosi come il rischio di un ulteriore allargamento dello spread”, scrive la società di gestione svizzera in un report circolato oggi.


Julien Eberhardt, Deputy Fund Manager e Senior Credit Analyst di Invesco

“Sul fronte dei bond societari la nostra allocazione settoriale privilegia i titoli obbligazionari finanziari”, ha commentato Julien Eberhardt (nella foto), Deputy Fund Manager e Senior Credit Analyst di Invesco, aggiungendo che “i fondamentali all’interno del settore bancario restano generalmente soddisfacenti. Le banche italiane hanno continuato a ridurre il volume di crediti deteriorati (NPL) nei loro bilanci. Al contempo, la qualità degli asset nel comparto creditizio ha continuato a migliorare. Gli ultimi dodici mesi hanno riportato un certo valore sul mercato”.

Quali strumenti privilegiare? Obbligazioni AT1 e CoCo bond

Gli indici di patrimonializzazione delle principali banche italiane sono migliorati e si trovano addirittura sopra il 10%, livelli che hanno permesso alle maggiori banche di superare brillantemente gli SREP 2019 (clicca qui per approfondire).

Per Invesco “le obbligazioni AT1 e il capitale bancario ora sono notevolmente meno costosi e offrono valore. In un’ottica top-down, il settore dovrebbe godere di ulteriore supporto qualora la BCE proseguisse l’attuale percorso e desse inizio alla stretta della politica nel 2019”.

Brexit e Italia rimangono due rischi significativi per il settore, da monitorare attentamente. Come è successo quest’anno, eventuali “ulteriori periodi di volatilità sono a parità di condizioni destinati a offrire opportunità di incremento dell’esposizione”, chiosa Eberhardt.

Più aggressiva la view di Notz Stucki che pone enfasi “non tanto sulle obbligazioni ordinarie, in quanto i tassi di interesse sono bassi, bensì su quelle ibride e, più in particolare, sui Contigent Convertible Bond (cosiddetti CoCo bond)”.

Si tratta di titoli obbligazionari che si convertono in azioni nel momento in cui il valore del Common Equity Tier 1 della banca va al di sotto della soglia del 5%. Quindi si tratta di strumenti ad alto livello di rischiosità, poiché l’immissione automatica di titoli sul mercato può diluire il valore delle azioni stesse, che probabilmente subiranno dei ribassi in un momento in cui la stessa banca si trova sotto stress.

“Come abbiamo detto in precedenza, gli indici di patrimonializzazione delle principali banche italiane si trovano addirittura sopra il 10%, perciò difficilmente si andrà sotto il limite minimo del 5%. Uno strumento di questo tipo, in ultima analisi, permette contemporaneamente di contenere la volatilità, data la componente obbligazionaria, e di ottenere un rendimento interessante, data la componente azionaria”.

Le tre banche più interessanti

A fine anno Unicredit presenterà il nuovo piano strategico 2020-2023, che sostituirà il precedente business plan «Transform 2019». L’obiettivo è continuare a creare valore per gli stakeholders e consolidare la propria posizione sul territorio europeo. É significativo il valore del Common Equity Tier 1 (l’indice di patrimonializzazione di riferimento), che si attesta al 13,13%. Si ricorda che le autorità di vigilanza impongono di rispettare un requisito patrimoniale dell’8%, considerando anche il debito subordinato, al fine di essere in grado di far fronte ad esigenze di liquidità (qui l’approfondimento sui conti 2018).

I conti di Intesa Sanpaolo sono risultati in linea con le aspettative degli analisti, accompagnati da un netto miglioramento della qualità del credito grazie al progressivo smaltimento dei non performing loans. Il dividendo è stato confermato a 19,7 centesimi per azione e il CET1 è pari al 13,6% (qui l’approfondimento sui conti 2018).

Per Banco Bpm l’esercizio 2018 si è chiuso in rosso a causa della maxi-cessione di Npl, con 59,5 milioni di euro di perdite. Quanto alla solidità patrimoniale, l’istituto ha un CET1 pari al 13,5% e nel corso del 2018 ha accelerato sui processi di derisking riducendo lo stock complessivo di crediti deteriorati di 13,6 miliardi (qui l’approfondimento sui conti 2018).

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