Risparmiare in ogni modo possibile: è l’ordine di scuderia della stragrande maggioranza delle famiglie italiane.
Ed è proprio sul fronte della gestione monetaria e finanziaria che questa regola ha spazi di manovra, poiché quasi sempre i costi occulti dilagano e incidono sui bilanci domestici.
Un esempio? Quello dei conti correnti, dove canoni, commissioni e oneri per servizi aggiuntivi imperversano, senza che i clienti se ne accorgano. Spazio allora a un semplice alternativa utile per contenerli.
Quando i costi raddoppiano
Uno dei modi è di analizzare e porre rimedio ai costi dei conti personali dei componenti della famiglia. Da anni si parla di c/c a zero spese: in parte lo sono e in parte no. Di frequente infatti vengono imposti - per essere tali - l’accredito dello stipendio o il rispetto di specifici requisiti. Nel lungo termine ci si accorge che quanto promesso si concretizza in realtà parzialmente, soprattutto se alla gestione della liquidità si affianca quella dei risparmi. Meglio trovare allora soluzioni più radicali, quali valutare se – come spesso succede – la detenzione di due o più rapporti in famiglia convenga davvero. La somma dei costi può diventare infatti rilevante senza che se ne sia consapevoli. Un’alternativa? I cosiddetti c/c cointestati, con i quali si ottiene un taglio di canoni e altri oneri, evitando di dover sottostare a limitazioni di vario tipo o a mercanteggiamenti con l’istituto utilizzato.
Uno è meglio di due
La definizione ufficiale precisa che un cointestato è un c/c – come dice il nome - intestato a due o più persone che possiedono gli stessi diritti sulla gestione di quanto versato e che possono operare in autonomia o congiuntamente, a seconda del tipo di firma scelta all’apertura. Ciò vale per:
- normali operazioni bancarie, come pagamenti, versamenti e prelievi
- eventualmente anche gestione finanziaria dei risparmi.
Si è detto “due o più persone”. In effetti può capitare che si aprano c/c anche a tre o quattro nomi. Alcune banche ci hanno precisato che un limite non esiste in merito e che la regolamentazione dipende dal singolo istituto. È evidente che la soluzione pluri si utilizza soprattutto in caso di eredità per consentire una facile gestione complessiva di quanto ricavato, mentre nel caso delle famiglie si consiglia di limitarsi al massimo a due titolari.
Firma congiunta o no?
Esiste poi la possibilità di operare autonomamente o congiuntamente. Questo è il vero nocciolo della gestione di un cointestato.
- Firma disgiunta: ogni titolare può agire sul conto in autonomia.
- Firma congiunta: tutte le operazioni necessitano della firma dei singoli cointestatari. Ovvero qualsiasi intervento è autorizzato solo quando i due o più intestatari l’hanno confermato tramite controfirma.
La differenza è rilevante e porta a scelte diverse in rapporto alle situazioni familiari. È chiaro che, se marito e moglie vanno d’accordo e contribuiscono in maniera comune alle spese del nucleo, la prima opzione risulta preferibile, poiché semplifica l’operatività. Nel caso invece di disaccordi latenti o di indipendenza nella ripartizione di entrate e uscite la firma congiunta è imprescindibile, per evitare possibili attriti. In realtà meglio nel secondo caso evitare già in partenza l’opzione del c/c cointestato e preferire la totale libertà. Un’altra situazione da scongiurare è quella di un conto fra genitori e figli minori, sebbene pure l’opzione genitori/figli maggiori sia sconsigliabile, salvo in circostanze particolari.
Quanto semplifica
Appare evidente come nella normalità dei casi il cointestato abbia non pochi vantaggi. Per esempio per il pagamento di spese condominiali, di bollette, di interessi su prestiti o di voci straordinarie: si paga una volta sola e si evitano bonifici successivi per l’eventuale attribuzione della quota di competenza. Il che vale ancor più se uno dei due coniugi contribuisce in misura minore alle spese. Da preferire inoltre nel caso non si abbiano risparmi da gestire in maniera dinamica. Disponendo infatti di conti deposito, con portafogli di una certa complessità, l’opzione abbinata può essere inopportuna dal punto di vista fiscale, anche se viene quasi sempre offerta un’eventuale rubrica monointestataria - o separata che sia - per marito oppure moglie, utile per investimenti più articolati, quali azioni, fondi o Etf, su cui la gestione del fisco comporti maggiori probabilità di minus o plusvalenze.
Comunione o separazione
Le banche sono poco attente a tale aspetto: come comportarsi se si ha separazione o comunione dei beni fra i coniugi? Lorenzo Cirri, avvocato specializzato in separazioni e divorzi, spiega bene questa situazione. Ricorda come nel diritto di famiglia italiano, la gestione patrimoniale rappresenti uno degli aspetti più complessi da affrontare durante le crisi coniugali. Il regime patrimoniale scelto dai coniugi al momento del matrimonio determina infatti conseguenze rilevanti sulle future vicende economiche della coppia. La separazione dei beni di un conto corrente cointestato costituisce una delle situazioni giuridiche più frequenti e richiede particolare attenzione.
Non possiamo certamente entrare nei tecnicismi della materia e la sintetizziamo così con un consiglio raccolto qui e là nelle varie interviste effettuate sul tema:
- se si è in separazione dei beni meglio evitare c/c cointestati
- se si è in comunione dei beni l’alternativa è più idonea.
Naturalmente non c’è una regola fissa, considerando la complessità dei rapporti interpersonali nelle coppie. Ecco allora un altro suggerimento:
- se si è una coppia di fatto nulla impedisce di aprire un conto cointestato, con la consapevolezza però che l’articolo 1854 del Codice Civile stabilisce una presunzione di legge in base alla quale le somme depositate sono di proprietà comune in parti uguali, situazione che può essere superata se si dimostra l’origine del denaro (per esempio tramite buste paga o bonifici).
Canoni a confronto
Data la complessità dell’offerta di c/c non è facile identificare la differenza di costi fra monointestatari e plurintestatari. Vari siti specialistici forniscono informazioni in merito ma non sempre i risultati finali sono chiari. Secondo ConfrontaConti.it, il canone medio annuo di un cointestato è di circa 32,31 euro, ma con notevole differenza tra banche online (mediamente 20,55 euro) e banche tradizionali (più o meno 48,00 euro). I conti online offrono anche costi inferiori per i servizi collegati, come la carta di credito (in media 14,85 euro contro 42,75 euro) e i prelievi. Logicamente vale pure in questo caso l’opzione di ridurre o azzerare i costi, con l’accredito dello stipendio o della pensione. Di verità assolute in tale contesto ce ne sono quindi poche. Meglio affidarsi allora a una ricerca conoscitiva presso gli istituti più adatti alle proprie esigenze, valutando innanzi tutto la convenienza di quelli online. Che anche sul fronte dei contestati consentono notevoli vantaggi economici, aggiungendo risparmi a risparmi, che sono poi quasi sempre la vera ragione che porta a preferirli.