Mercati azionari ed oro: gli investitori non credono nel rimbalzo di gennaio

Il rimbalzo messo a segno a gennaio non ha placato gli acquisti sul metallo prezioso, considerato notoriamente come asset rifugio. La fiducia degli investitori internazionali intanto prosegue il suo trend di calo facendo pensare che il rialzo a cui stiamo assistendo potrebbe essere solo temporaneo

Mercati azionari ed oro: gli investitori non credono nel rimbalzo di gennaio

Dopo il primo mese di contrattazione del nuovo anno si possono fare le prime considerazioni circa le performance segnate dalle varie asset class investibili. In tal senso l’Ufficio studi di Money.it ha condotto un’analisi sull’andamento dei principali indici, valute e materie prime di gennaio.

In un contesto di generale tensione globale determinata da molteplici fattori quali la guerra commerciale, Brexit e il rallentamento della Cina, gli investitori internazionali hanno cominciato a comprare a mani basse asset rifugio, in primis l’oro.

Il metallo giallo durante l’ultima ottava ha oltrepassato ampiamente il muro psicologico dei 1.300 dollari l’oncia, arrivando a toccare nella giornata di venerdì i 1.323,45 dollari l’oncia. Il prezioso con questo nuovo movimento non fa altro che proseguire il trend rialzista di medio periodo in atto dai minimi registrati il 16 agosto a 1.160,56 dollari l’oncia.

Mentre il rialzo messo a segno da ottobre a dicembre è stato dovuto in gran parte da un generale sentiment di risk-off degli investitori a seguito della flessione dei principali indici azionari statunitensi, il rafforzamento del metallo giallo da inizio anno appare decorrellato dall’andamento del comparto azionario, ora in ripresa.

Dopo le parole accomodanti di Powell emerse durante la sua ultima riunione di dicembre i mercati azionari hanno successivamente ripreso vigore, effettuando un primo deciso rimbalzo dai minimi di periodo. Il metallo giallo con una ripresa dell’azionario avrebbe dovuto, teoricamente, rallentare quantomeno il suo apprezzamento, ma così non è stato.

Il movimento rialzista dell’oro da inizio anno sembrerebbe quindi dettato più da una correlazione inversa con il dollaro Usa che per una vera necessità di protezione dei portafogli.


Andamento di XAU/USD, Dollar index e State Street Investor Confidence Index. Fonte: Bloomberg

Dal grafico qui sopra si può notare la correlazione inversa tra il Dollar index (linea gialla) e XAU/USD (area blu). Un’ulteriore indicazione, in questo caso però di sentiment, è fornita dallo State Street Investor Confidence Index (linea verde), elaborato da State Street.

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Questo indice misura la fiducia degli investitori istituzionali tenendo conto dei cambiamenti nelle partecipazioni azionarie.

Maggiore è la parte di portafoglio che questi investitori sono disposti ad investire in titoli azionari, maggiore è la loro fiducia. A differenza delle principali misure di fiducia del mercato, che misurano le attitudini, lo State Street Investor Confidence Index (ICI) misura le partecipazioni effettive.

Si può notare che applicando una semplice trendline sui minimi crescenti registrati dal 2016, proprio in concomitanza con il breakout ribassista del livello, i corsi del metallo giallo hanno registrato il loro minimo di agosto a 1.160,56 dollari l’oncia, prezzo mai toccato successivamente.

Nonostante la ripresa di vigore dei principali indici azionari mondiali, l’oro continua a mostrare un sentiment di risk-off degli operatori dei mercati finanziari e la fiducia degli investitori internazionali continua a perdere terreno, segnando un minimo assoluto ben inferiore a quelli registrati durante la crisi del 2008 e nel 2012.


State Street Investor Confidence Index (ICI). Fonte: Bloomberg

Pare che il rimbalzo a cui stiamo assistendo da inizio anno non sia supportato dal sentiment degli investitori istituzionali, lasciando quanto meno il dubbio che questo movimento positivo sia quindi solo temporaneo.

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