La Commissione UE non crede all’Italia: nel 2019 deficit al 2,9%. Tria: analisi non attenta e parziale

Continua lo scontro tra esecutivo italiano e Commissione UE, che oggi ha pubblicato le nuove stime economiche. Per le autorità europee, il tasso di tasso di crescita dei prossimi anni va rivisto al ribasso.

La Commissione UE non crede all'Italia: nel 2019 deficit al 2,9%. Tria: analisi non attenta e parziale

La Commissione Europea non crede all’Italia. Secondo l’analisi di Bruxelles, nei prossimi anni l’economia del Bel Paese crescerà meno delle stime governative, spingendo di conseguenza al rialzo il rapporto deficit/Pil.

Le nuove stime della Commissione, approvate dai ministri finanziari di Eurolandia, arrivano in un momento cruciale dei rapporti con l’UE, visto che il prossimo 13 novembre scade il termine per la presentazione di una legge di bilancio modificata. Nel caso in cui l’esecutivo, come appare molto probabile, dovesse rigettare la richiesta di modifica, per il nostro Paese potrebbe scattare l’apertura di una procedura europea per deficit eccessivo in relazione al mancato rispetto della regola di riduzione del debito.

Deficit/Pil visto al 2,9% l’anno prossimo

Per l’anno corrente, la Commissione stima un incremento del Pil italiano dell’1,1 per cento, lo 0,1% in meno rispetto alla view governativa, mentre per l’anno prossimo lo spread Italia-Commissione è allo 0,3%: per Bruxelles la ricchezza prodotta segnerà un +1,2% mentre per Roma farà segnare un +1,5%. 30 punti base di differenza anche nel 2020 (1,3 contro 1,6%).

Ovviamente, la revisione delle stime di crescita implica anche quella del rapporto deficit/Pil: stimato dal governo all’1,8% quest’anno, al 2,4% il prossimo e al 2,1% il seguente, per la Commissione farà rispettivamente registrare un 1,9, un 2,9 e un 3,1 per cento. La situazione peggiora a livello strutturale (1,8, 3 e 3,5 per cento).

Dal fronte debito, al 131,1% quest’anno, il dato l’anno prossimo è stimato al 131,2%, mentre il surplus primario, il saldo al netto degli oneri legati al debito, in rapporto con il Pil è destinato a scendere dall’1,7% dell’anno corrente all’1%. “La crescita del deficit –riporta il documento dedicato al nostro Paese –sommato a tassi di interesse più elevati e a rischi ribassisti, mettono in pericolo la riduzione dell’elevato rapporto debito/Pil”.

Italia maglia nera di Eurolandia

Ai massimi da 10 anni al 2,4% nel 2017, il Pil di Eurolandia è visto al 2,1% nell’anno corrente, all’1,9% il prossimo (performance peggiore per il nostro Paese) e all’1,7% nel 2020. All’1,8% nel 2018-19, l’inflazione nel 2020 è destinata a scendere all’1,6%.

A livello continentale, tra i fattori positivi troviamo i consumi privati, gli investimenti e le condizioni del mercato del lavoro, mentre il rallentamento globale, l’elevata incertezza e altri rischi correlati finiranno per rallentare l’andamento dell’economia.

Tria: analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico

In una nota diffusa da via XX Settembre, il Ministro Tria ha evidenziato che le previsioni della Commissione “derivano da un’analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio (DPB), della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall’Italia”.

“Ci dispiace constatare –continua Tria - questa défaillance tecnica della Commissione, che non influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione stessa in cui è impegnato il Governo italiano”. “Rimane il fatto che il Parlamento italiano ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il Governo, quindi, è impegnato a rispettare".

Spread in rialzo, Piazza Affari sotto la parità

Dopo la pubblicazione delle stime, lo spread tra il decennale italiano e il corrispondente tedesco è balzato fino a 297 punti base, dai 290 della chiusura di ieri, mentre il decennale di riferimento è salito fino al 3,418%, contro i 3,40% precedenti. Segno meno per il FtseMib, ai minimi intraday a 19.423 punti (-0,6%).

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