Chi influenza le scelte sulla difesa UE? Un eurodeputato porta Ursula von der Leyen in tribunale

Roberto Vivaldelli

13/01/2026

Ursula von der Leyen è accusata di mancanza di trasparenza circa i suoi contatti «segreti» con l’industria delle armi: la denuncia dell’eurodeputato De Masi.

Chi influenza le scelte sulla difesa UE? Un eurodeputato porta Ursula von der Leyen  in tribunale

In Italia non se ne parla affatto ma un nuovo scandalo potrebbe presto coinvolgere Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea.

L’eurodeputato Fabio De Masi, leader del partito tedesco Bündnis Sahra Wagenknecht – Vernunft und Gerechtigkeit (BSW), ha lanciato un’accusa pesante: von der Leyen avrebbe nascosto dettagli sui suoi incontri con i lobbisti dell’industria delle armi.

In un’intervista al Berliner Zeitung, De Masi denuncia una mancanza di trasparenza che viola i diritti di controllo del Parlamento Europeo, e ha già presentato una denuncia al Tribunale dell’Unione Europea per costringere la Commissione a rivelare tutto.

La denuncia di De Masi: «Von der Leyen si crede Luigi XIV»

Al centro del contenzioso c’è una interrogazione parlamentare presentata da De Masi nel marzo 2025. Il deputato ha richiesto un’informativa completa su tutti i contatti tra von der Leyen e i rappresentanti dei produttori di armi a partire dalla metà del 2024. Questo include riunioni, telefonate, videoconferenze, email e corrispondenza scritta. La risposta della Commissione è arrivata solo a ottobre 2025, dopo oltre sette mesi, e secondo De Masi è stata del tutto insufficiente.

Nella replica, la Commissione ha fatto riferimento generico a un «dialogo strategico con l’industria della difesa europea» organizzato da von der Leyen il 12 maggio 2025, a un pranzo di lavoro e a alcune inviti declinati. Per il resto, ha rimandato al sito web della Commissione, al registro di trasparenza e ai social media. «Questa è una presa in giro del Parlamento Europeo», ha tuonato De Masi, paragonando von der Leyen al Re Sole, Luigi XIV, simbolo dell’assolutismo. «Se non avesse nulla da nascondere, avrebbe risposto in modo completo e tempestivo». Sappiamo, però. che la trasparenza non è esattamente la qualità dell’ex ministro tedesco, già al centro dello scandalo «Pfizergate», circa la mancanza di trasparenza sui messaggi Sms scambiati tra la stessa von der Leyen e l’AD di Pfizer Albert Bourla durante le negoziazioni per un contratto da miliardi di euro sui vaccini anti-Covid (circa 35 miliardi per 1,8 miliardi di dosi).

Nel maggio 2025 il Tribunale Generale dell’Unione Europea ha stabilito che la Commissione non ha fornito una spiegazione plausibile sul perché i messaggi non fossero disponibili (molti ritengono siano stati cancellati o «persi»), violando le regole Ue sulla trasparenza e l’accesso ai documenti pubblici. E ora Ursula rischia di caderci di nuovo sul tema della lobby delle armi e della Difesa. Un portavoce della Commissione ha respinto le accuse: «Non condividiamo la visione legale di De Masi, ma è suo diritto far verificare la decisione amministrativa in tribunale».

Il boom delle spese militari in Europa

La denuncia dell’europarlamentare in un momento di grande fermento nella politica di difesa europea. Le spese militari degli Stati membri hanno raggiunto livelli record: secondo l’Agenzia Europea per la Difesa (Eda), per il 2025 sono previsti 381 miliardi di euro, rispetto ai 343 miliardi del 2024. «L’Europa sta spendendo somme record per proteggere la sua popolazione, e non ci fermeremo», ha dichiarato l’Alta rappresentante per gli affari esteri, Kaja Kallas.

La Commissione, sotto la guida di von der Leyen, gioca un ruolo centrale in questa corsa al riarmo. Programmi come il Fondo Europeo per la Difesa (EDF), dotato di quasi 8 miliardi di euro fino al 2027, e la legge per la produzione di munizioni (ASAP) con 500 milioni, coordinano questi sforzi. Si discute già di un futuro fondo da centinaia di miliardi post-2027.

Per questo Ursula von der Leyen resta – ancora una volta – la figura cruciale: il suo gabinetto è diventato un vero e proprio polo d’attrazione per i lobbisti di colossi come Rheinmetall, Airbus Defence and Space, Thales e MBDA, tutti ansiosi di orientare appalti miliardari e scelte strategiche della Commissione europea nel pieno della corsa al riarmo continentale.Oggi, però, la presidente non può più limitarsi a risposte elusive o a silenzi coperti dal “segreto industriale”.

È obbligata – dai trattati e dal diritto di controllo parlamentare – a fornire chiarimenti completi, veritieri e tempestivi sui suoi contatti con l’industria della difesa. Il precedente di Pfizergate, con i messaggi spariti e le sentenze che hanno già condannato la Commissione per opacità, è lì a ricordarlo.Resta da vedere se i media europei e i governi nazionali avranno finalmente la determinazione di vigilare davvero, pretendendo trasparenza invece di complicità. Perché se anche questa volta la luce non si accenderà, non saranno solo i miliardi della difesa a sparire nell’ombra: sarà la credibilità stessa delle istituzioni europee a vacillare, forse definitivamente.